Enrico Botte, amministratore delegato Gruppo FOS: «In Borsa cresce l’information technology»

La crisi non piega il settore dell’information technology. «Siamo cresciuti anche durante la pandemia», dice Enrico Botte, 44 anni (nella foto a destra, insieme al presidente Brunello Botte, al centro, e al co-fondatore Matteo Pedrelli), amministratore delegato del gruppo Fos – nato nel 2000 e sbarcato sul mercato Aim di Borsa Italiana a fine 2019 – che lavora con diversi settori dell’industria: biomedical, healthcare, trasporti, finanziario, telecomunicazioni e pubblica amministrazione. Lo scorso anno avete registrato un valore di produzione di 12,2 milioni di euro e un EBITDA di 2,2 milioni con un risultato netto di 700 mila euro.

Oggi come sta andando il mercato?
«Paradossalmente, nonostante la crisi dovuta alla pandemia e alle tensioni internazionali, per esempio tra Usa e Cina, gli indicatori sono tutti in crescita nel nostro settore. Anche a Wall Street, dove Amazon e Google hanno sfondato».

E Fos?
«A fine mese arriveranno i numeri, ma anticipo che siamo in crescita. A luglio e agosto poi abbiamo avuto un notevole boom. E questo ci mette sulla strada sicura che porta alla conferma del nostro piano industriale. Prevediamo di continuare anche con alcune acquisizioni che spero di rendere note al più presto».

È uno dei pochi che pensa positivo in questo momento…
«Perché il digitale ha preso una fetta importante della pubblica amministrazione. E poi c’è tutto il privato che si è reso conto che ormai non si può più prescindere da strumenti di connettività che favoriscano il lavoro anche in remoto. Lo smartworking, anche a causa del coronavirus, è una tendenza in atto che ha subito un’accelerazione. E i servizi, perché si possa lavorare da casa in sicurezza, sono molto richiesti».
Intanto a Genova, città industriale per eccellenza, si sta creando anche una robot valley in una zona simbolo: la valle in cui è crollato il ponte Morandi… È un progetto affascinante che sta prendendo piede. Quell’area è anche il centro storico dell’industria pesante che per tanti anni ha trainato l’economia genovese e che ora si sta trasformando grazie all’Hi-tech».

Questi due mondi, start up e colossi industriali, possono convivere?
«Certamente. Anzi: lo stanno già facendo. Alla foce del fiume Polcevera, vicino al mare, c’è Leonardo. Risalendo il torrente ci sono i nostri laboratori dedicati alla fabbrica intelligente – SHARED LAB, gli incubatori di impresa e poco oltre il nuovo ponte c’è Ansaldo Energia. Chiude questa vallata tecnologica l’Iit di Morego. Una tech valley che si sta trasformando rapidamente anche grazie al nuovo progetto che ha subito un incremento con gli investimenti per il nuovo viadotto di Renzo Piano».

Nella robot valley che cosa ci sarà?
«Grande spazio per l’intelligenza artificiale applicata all’industria: ecco il legame con i colossi della meccanica genovese. Poi un capitolo fondamentale sarà dedicato al benessere delle persone, all’healthcare. E poco distante, sulla collina vicina degli Erzelli, c’è un importante polo tecnologico che vede impegnata FOS nella gestione del Liguria Innovation Exchange di Cisco. Il nuovo centro dedicato a formazione, innovazione e progetti di digitalizzazione: un’ulteriore spinta propulsiva al processo di sviluppo tecnologico di tutto il territorio, occuperà un intero piano della struttura, 2.000 metri quadri di uffici, aule e laboratori per formazione, creazione di piattaforme per l’e-learning e lo smart working, sistemi di cybersecurity e tecnologie per i trasporti e la logistica».

Cambia anche la dimensione delle imprese: chi traina adesso sono le Pmi?
«Sicuramente le piccole e medie imprese sono quelle che mettono a terra i progetti, li declinano in questa realtà e li fanno diventare operativi. E così sarà possibile creare nuova occupazione. La dimensione ridotta rende queste società molto più veloci dei colossi, in grado cioè di adattarsi meglio alle richieste del mercato».