• lunedì, 3 Ottobre 2022

Andrea Sacha Togni, partner e CEO BCO Swiss Family Office e Presidente VORTICE: «Per ripartire il portafoglio punta su oro e ricerca»

Unire ricerca, megatrends e metalli preziosi in portafoglio. Una soluzione di investimento, per affrontare il ritorno alle attività post lockdown e vacanze con asset appetibili, apparentemente inconciliabili ma uniti dallo stesso obiettivo. «Un patrimonio importante lo si costruisce con il tempo e il lavoro, investendo però si può dare più valore a quello che già c’è», dice Andrea Sacha Togni, 45 anni, partner e direttore generale di BCO Swiss family office fondato nel 1968 e con sede a Lugano.

Su che cosa consiglia di puntare oggi?

«Sulle tendenze della società: sostenibilità, rivoluzione energetica e mobilità, gestione dell’acqua, dei rifiuti. Con un occhio all’invecchiamento della popolazione e, poi, storicamente noi sostieniamo e investiamo nella ricerca contro i tumori».

Va bene la green economy, va bene la salute, ma in un momento di crisi i beni rifugio sono d’obbligo: oro e argento per esempio stanno toccando valori storici

«Certo, siamo ai massimi record del prezzo dell’oro e penso che ci siano i presupposti perché continui a salire. A questi livelli è preferibile modulare in più tappe l’approccio all’investimento, che sia in acquisto o in vendita, così da gestire al meglio le oscillazioni dovute ai movimenti di prezzo. La pandemia globale, gli interventi delle Banche Centrali a sostegno dell’economia e il conseguente massiccio afflusso di liquidità, le incertezze sul futuro e le possibili implicazioni socio-strutturali hanno sostenuto l’evoluzione dei metalli preziosi, che sottolinea ulteriormente come la diversificazione di un patrimonio in più classi di investimento sia cruciale».

Ogni portafoglio però ha una sua identità, che non dipende esclusivamente dall’andamento dei mercati

«No, deve necessariamente fare un percorso parametrato alla vita e agli obiettivi dell’investitore: a 30 anni si hanno un reddito, una situazione famigliare e una prospettiva di carriera diversi da quelli di un cinquantenne, quindi è giusto adeguare la velocità del patrimonio a quelle che sono le fasi di crescita e necessità del cliente».

Il primo ottobre festeggia otto anni in BCO, ma da quattro è anche presidente di VORTICE, leader in prodotti di ventilazione. A settembre 2019 avete acquistato CASALS, azienda catalana che opera nello stesso settore, ponendovi di superare i 100 milioni di fatturato in un anno: ci siete riusciti?

«Purtroppo, con la pandemia, è stato difficile… tutti i piani sono saltati».

Consulente in Svizzera, imprenditore in Italia: che cosa porterebbe in valigia da un Paese all’altro?

«Della Svizzera apprezzo la semplicità, a tutti i livelli: dai rapporti personali a quelli istituzionali. E la linearità, per esempio di informazione. Durante la pandemia, ci sono state coerenza e coesione, con linee di gestione dell’emergenza non sempre condivisibili, ma chiare e univoche. Quando l’Autorità federale ha deciso l’aiuto alle imprese, che si è concretizzato in un prestito pari al 10% della cifra d’affari del 2019, c’è stato solo da compilare un formulario di una pagina, bastava firmarlo e mandarlo alla banca depositaria del conto societario per ricevere il bonifico in giornata. Penso che l’Italia meriti un apparato legislativo ed esecutivo più semplice e chiaro: è un Paese fantastico, in termini di imprenditorialità, bellezza e cultura, con un potenziale turistico che pochi al mondo possono vantare: una risorsa, da sfruttare al meglio. Se fare impresa fosse più semplice, rapido, potrebbe esprimere un potenziale unico».

In tempi bui si corre a mettere al riparo ciò che si possiede: sono arrivati più capitali oltralpe dopo il lockdown?

«Negli ultimi anni molti si sono trasferiti qui per vivere o fare impresa: non dimentichiamo che storicamente la Svizzera e il franco svizzero sono considerati un bene rifugio, in particolar modo in momenti di incertezza. In BCO abbiamo assistito a un incremento delle masse derivato da clienti esistenti e non solo. Alcuni nuovi clienti dopo la voluntary disclosure – ovvero la regolarizzazione volontaria della propria posizione fiscale – hanno deciso di approfittare di questa situazione per affidarsi a un unico consulente nella gestione consolidata del proprio patrimonio, bancario e non. Detenere proprietà all’estero è possibile ed è permesso, si devono rispettare alcune regole, ma non dimentichiamo che la Svizzera non è un paradiso fiscale, le tasse ci sono, però qui sai esattamente che cosa pagare, come e quando».

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