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Massimo Franchini: «Nella nautica la domanda tiene, ma servono nuove strategie»

DiRedazione

9 Settembre 2020

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Punta a raggiungere un fatturato da 10 milioni di euro in Italia e a contribuire a tenere a galla l’economia di un settore appena colpito dalla cancellazione del Cannes Yachting Festival. Massimo Franchini, architetto navale ed erede del Cantiere che porta il nome di famiglia, fa il punto sulle prospettive di una fetta di mercato in cui la crisi legata all’emergenza sanitaria sembra non aver ancora mostrato i suoi effetti. «In futuro serviranno prudenza, maturità e razionalità: non dobbiamo prestare il fianco alle esagerazioni, ma nemmeno far finta che non stia succedendo nulla», dice il manager a poche settimane da un altro appuntamento importante, per ora confermato: il Salone nautico di Genova, dove porterà la sua Mia 63. Il motoryacht appena realizzato ha il nome della figlia e prosegue una storia iniziata nel 1946 dal padre, «maestro d’ascia» a Riccione e fondatore di una realtà che fino al 2011 ha realizzato circa 350 imbarcazioni. «La domanda ora è vivace e in un primo momento è stata quasi esagerata, ma credo che arriverà una fase di riflessione. Questo è un settore voluttuario ed estremamente influenzabile». In un ambito dove il mercato di riferimento è principalmente quello Usa, l’azienda – nata tre anni fa ma in continuità con quella originaria –  si rivolge soprattutto a Europa e Italia, «che fino a due anni fa non valeva più del 15%, ma dove ultimamente c’è stato un riposizionamento di brand», dice il progettista. 

Difficile programmare il lancio di un prodotto in questo anno complicato?

«I cambiamenti sono stati inferiori al previsto. Il lockdown ci ha colto nella fase terminale della costruzione e siamo riusciti a non saltare la stagione. Anzi, abbiamo avuto più tempo per riflettere e calibrare le scelte sul prototipo. Dal punto di vista commerciale ci attendevamo una rivoluzione. Così non è stato nell’immediato, ma mi aspetto dei rimbalzi». 

Però importanti appuntamenti del settore sono stati annullati

«Cannes e la Rolex Swan Cup di Porto Cervo, ma a Genova sembra non ci saranno intoppi: i numeri attuali non preoccupano e in più la struttura espositiva è gestibile dal punto di vista della sicurezza. Ma è impossibile fare previsioni. Il cambio di paradigma si sta profilando nel medio termine, perciò dovremo riprogettare le strategie». 

Si riferisce al commerciale?

«Sì, il cambiamento vero sarà quello. Forse è solo l’accelerazione di un processo già in atto: bisogna comunicare sempre di più in maniera generalista e al contempo parlare a poche persone per volta».

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