• domenica, 2 Ottobre 2022

Alessandro Terzulli, Sace: «L’export torna a crescere. Si punta sui mercati esteri più lontani»

L’export italiano va. Non solo, la vera buona notizia, è che tornerà a crescere. Nonostante le premesse, virus, economia in recessione, guerre commerciali Usa-Cina, dollaro debole, si parla di un saldo a fine anno di meno 11,3%. Che detto così non sembra affatto un granché, ma confrontandolo con il meno 15,3% a cui l’export stava nei primi sei mesi, racconta una realtà che dice che forse il peggio è già passato.

È l’ultimo Rapporto Export di Sace a fotografare la situazione: «Il rimbalzo c’è – spiega Alessandro Terzulli, chief economist della Sace – e una ripresa relativamente rapida, se tutto sta così, ci sarà già dal 2021 (+ 9,3%), con una crescita media nei due anni successivi del 5,1%. Un ritmo non trascurabile se si confronta con il 3% medio annuo registrato tra il 2012 e il 2019 e che permetterà alle nostre vendite di beni all’estero di raggiungere quota 510 miliardi di euro alla fine dell’orizzonte di previsione, cioè nel 2023».

Perché bisogna concentrarci sui mercati esteri più lontani?

«In un momento in cui è necessario ridefinire le strategie di posizionamento internazionale per dare nuovo slancio al business, il presidio dei mercati esteri, specie quelli geograficamente e culturalmente più distanti, rappresenterà sempre più un fattore fondamentale di vantaggio competitivo per le nostre imprese. Questo perché i mercati dell’Europa avanzata, Germania, Francia e Nord America, che insieme rappresentano oltre il 60% delle vendite estere italiane, subiranno quest’anno, anche per le incognite legate al contenimento della pandemia, la contrazione più marcata e un rimbalzo che, seppur rilevante, non supererà i livelli pre-crisi prima del 2022».

Che cosa deve avere chi vuole migliorare il proprio export?

«Strategia e nessuna improvvisazione: è fondamentale saper adottare un programma selettivo e costante per intercettare i giusti “incroci” tra destinazioni più reattive e settori più dinamici. Informazione e formazione per costruire piani industriali adatti al Paese in cui si va ad esportare. Le aziende strutturate spesso hanno l’aiuto di un export manager, ma anche le imprese più piccole possono trovare consigli e indicazioni da figure più istituzionali. L’approccio è la base di tutto: business plan, presidio diretto dei mercati, base commerciale in loco, assistenza post vendita, conoscenza dei rischi. In un mondo che si prepara a riaprirsi, seppure con difficoltà, diventa ancora più necessario acquisire maggiore competitività».

Quali sono i mercati da presidiare?

«Per sfruttare una ripartenza più veloce della domanda, Stati Uniti e Cina per quanto riguarda il comparto farmaceutico, il Marocco e la Colombia per le energie rinnovabili, l’agribusiness e la trasformazione alimentare in Perù e India, la sanità in Russia e Arabia Saudita, le infrastrutture in Messico e negli Emirati Arabi Uniti. Queste sono soltanto alcuni esempi di opportunità che le imprese italiane possono cogliere in questi mercati e su cui basare strategie di internazionalizzazione diversificate ed efficaci nel tempo». 

Quanto è determinante il digitale? 

«L’export italiano viaggia ancora prevalentemente su canali tradizionali. Ma l’emergenza Covid-19 ha sconvolto il mondo e dimostrato quanto siano grandi le potenzialità ancora da sfruttare dei canali digitali, e-commerce in primis, per superare le restrizioni fisiche. Ma l’Italia è ancora indietro e le difficoltà riscontrate dalle aziende italiane nell’utilizzo dei canali online sono state diverse, tra cui le complessità di natura legale (ad esempio le procedure doganali, fiscali o contrattuali), le difficoltà legate alla comunicazione, alla gestione della logistica e ai pagamenti,ecc. Affinché un’iniziativa di export digitale possa essere efficace, è necessario comprendere e configurare in modo opportuno alcuni elementi chiave, soprattutto in un’ottica B2C». 

Che cosa deve fare la politica per il nostro export?

«Il coordinamento: creare un sistema è sicuramente un obiettivo prioritario di tutte le istituzioni oggi impegnate nel supporto alla ripartenza e al rilancio dell’economia nazionale. Tanta strada è stata fatta e tanta ancora siamo pronti a farne».

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