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Cirillo Marcolin, Presidente Confindustria Moda: «Per il rilancio serve un patto tra pubblico e privato»

DiRedazione

1 Ottobre 2020

Futuro nero per le aziende nel settore moda. Tre su quattro subiranno un calo del fatturato di oltre il 20% nel 2020. E per una su quattro la flessione supererà quota 50%. Tutte conseguenze dell’emergenza sanitaria. «Il nostro settore è uno dei principali emblemi del Made in Italy nel mondo, rilanciarlo vuol dire farlo per il bene di tutto il Paese», dice Cirillo Marcolin, presidente di Confindustria moda. La federazione, che riunisce le associazioni delle oltre 64 mila imprese che occupano più di 575 mila lavoratori nel comparto tessile, moda e accessorio, analizza i risultati della seconda Indagine Congiunturale sul Tessile moda e accessorio e quello che emerge è una situazione di forte difficoltà: oltre l’86% delle realtà ha subito un forte calo nel secondo trimestre. La flessione media degli ordinativi risulta pari al 37,3% (durante il primo trimestre era crollata del 40,5%). Nella filiera Tam (Tessile Abbigliamento Moda) nazionale la Lombardia rappresenta il 23% del totale con le sue 15.000 imprese e un’occupazione che sfiora i 100.000 addetti, di cui uno su quattro lavora nell’artigianato e più della metà nelle medie e piccole imprese. «Si tratta di un universo complesso, articolato, sui cui bilanci, come nell’occupazione, gli effetti saranno devastanti. Voglio portare la crescita della Federazione in una nuova fase, nonostante un contesto complesso e sfidante come quello generato dalla pandemia globale».

Che cosa è necessario per rilanciare il settore?

«La nostra richiesta più forte è quella di lavorare in sinergia, unendo le forze per uno scopo comune, ed è rivolta non solo alle aziende, ma alla società tutta. Ci uniamo con forza alla proposta del Presidente di Confindustria Carlo Bonomi, per la creazione di un grande patto per l’Italia che possa rilanciare l’economia, a cui devono cooperare pubblico, privato e parti sociali, mostrando unità d’intenti per supportare insieme il nostro Paese. La sfida più grande del settore oggi è quella di rilanciarsi sui mercati esteri per tentare di recuperare il terreno perso in questi mesi».

Andrea Montanino, di Cassa Depositi e Prestiti, a il Bollettino ha detto che il settore va bene ma che servono più aiuti…

«Certamente, anche il Governo ha riconosciuto l’importanza di supportare il settore che, infatti, ha stanziato sussidi a fondo perduto per consentire il rilancio di tutto il sistema fieristico, vetrina fondamentale per riaffermare la nostra leadership nel mondo. La crisi si è abbattuta sul nostro settore con una forza difficilmente eguagliabile. Per comprenderlo è sufficiente osservare la richiesta di ore di cassa integrazione autorizzate dall’Inps per i settori aderenti a Confindustria moda, che ha raggiunto la cifra record di circa 98 milioni».

Quanto vale il settore e quanto incide l’export sul fatturato delle aziende?

«Negli anni il segmento Moda si è affermato come un motore fondamentale della nostra economia: siamo tra i più importanti gruppi manifatturieri in Italia e, con una quota percentuale di export sul fatturato superiore al 69%, siamo il primo contributore positivo alla bilancia commerciale del Paese. È un orgoglio per tutte le circa sessantaquattromila imprese del Made in Italy che Confindustria moda rappresenta, che generano un fatturato pari a 98 miliardi di euro e danno lavoro a oltre 575mila addetti».

Qual è oggi il giro di affari e quali sono invece le previsioni per i prossimi mesi?

«I dati della seconda congiunturale hanno mostrato una situazione drammatica, dove solo il 7% del campione prevedeva di contenere la flessione tra il -1% e il -10%, mentre il restante 93% prevedeva un calo maggiore. Tuttavia oggi siamo di fronte a una situazione diversa e assistiamo alla ripartenza delle Fiere, dove tutto il comparto si è mostrato unito per il rilancio. Il motto che come Confindustria Moda abbiamo scelto è #strongertogether e tutto il settore ha risposto positivamente all’appello. Se da un lato questo ci permette di sperare in una ripresa nei prossimi mesi, guardiamo comunque al futuro con prudenza, a causa della situazione di incertezza dovuta all’incognita sugli sviluppi della pandemia».

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