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Roberta Guaineri, Assessore allo sport, turismo e qualità della vita del Comune di Milano: «Milano-Cortina 2026, in arrivo 4,5 miliardi: un volano per il turismo»

DiMariano Boero

1 Ottobre 2020

Un volano per il Paese. Questo rappresentano le Olimpiadi invernali Milano-Cortina del 2026 per il rilancio dell’economia, fortemente colpita dalla pandemia. Secondo le stime, per i territori interessati (che non saranno limitati solo Milano e Cortina ma comprenderanno tutta la Lombardia, il Veneto e il Trentino Alto Adige), l’impatto sarà di circa 4 miliardi e mezzo di euro. Oltre 2,8 miliardi per la Lombardia e quasi 1,5 miliardi per Veneto e Trentino-Alto Adige. Non solo, importanti anche le ricadute sull’occupazione: previsti trentaseimila nuovi posti di lavoro, ventiduemila in Lombardia e il resto in Veneto e Trentino-Alto Adige. Ma c’è di più: secondo uno studio dell’università la Sapienza di Roma i Giochi avranno un effetto positivo per tutta l’economia nazionale. È previsto infatti un incremento del Pil da 81 a 93 milioni di euro l’anno per il periodo tra il 2020 e il 2028 e una crescita cumulata di 2,3 miliardi nel 2028. «Anche per questo è una grande gioia aver portato a buon fine quello che sarà in progetto a lungo termine per lo sport ma non solo…», dice Roberta Guaineri, assessore allo sport, turismo e qualità della vita del Comune di Milano. Avvocato, grande sportiva, maratoneta, ha sostenuto con forza e passione la candidatura di Milano-Cortina.

Un progetto che ha dimostrato come il Paese sia capace di unirsi con lo sport molto più di quanto sappia fare con la politica. Un modello da seguire? 

«Proprio così. Credo che Milano-Cortina abbia vinto anche per questo, siamo stati uniti oltre ogni difficoltà. Le mille divisioni che siamo abituati a vedere in altri ambiti, in questo contesto sono state azzerate completamente. Rappresentanti dei Comuni, delle Regioni, il primo ministro. Tutti vicini per un obiettivo unitario con il mondo dello sport. Ora abbiamo uno scopo da perseguire e vogliamo fare le cose per bene».

Lo sport si riconferma essere un esempio per la società

«Basti pensare che agli ultimi Giochi olimpici le due Coree si sono presentate insieme…».

Da che cosa bisogna partire?

«Innanzi tutto è necessario valorizzare l’attività sportiva. Le scuole devono occuparsi di sport in modo serio e costante, perché gli atleti che avremo in gara nel 2026 sono quelli che oggi hanno 12 o 13 anni. E poi Milano avrà delle nuove infrastrutture, che serviranno per i giochi e per lo sport ma che poi rimarranno in dote alla città».

Tante opere in agenda, dunque

«Il Villaggio olimpico al termine dei Giochi diventerà una residenza per studenti universitari. Il palazzetto di Santa Giulia sarà uno spazio polisportivo che ospiterà altri eventi negli anni successivi. Il Palasharp, abbandonato da troppo tempo, sarà riqualificato. Tutto quello che verrà creato rimarrà per sempre nella nostra città».

Un evento che sarà anche un grande volano per il turismo e per tutta l’economia

«Lo spero. Le giornate che vivremo saranno non solo un’occasione sportiva per atleti e appassionati, ma avranno il coinvolgimento di tutta la città, perché si viva quel mese come una vera e propria festa. Milano dimostrerà di essere una città giovane, dinamica attrattiva dal punto di vista turistico. E i Giochi possono rafforzare tutto questo».

Qual è il suo obiettivo?

«Vorrei tanti atleti italiani sul podio. Spero che il Paese investa sui ragazzi e sullo sport per portarli a partecipare e a vincere».

La cerimonia di apertura sarà allo stadio Meazza: mantenere o abbattere San Siro?

«Le tematiche sono molteplici, con le squadre milanesi siamo intorno un tavolo per valutare i vari interessi partendo da due presupposti. Il primo è che ci sia uno stadio più moderno rispetto a quello di oggi, non necessariamente diverso ma un luogo di ritrovo per le famiglie e che viva tutta la settimana, diventando un punto di riferimento, sicuro, per il quartiere. L’altro aspetto riguarda le esigenze del Comune di riqualificare il quartiere valorizzando il verde, non cementificare la zona e fare qualcosa di cui la città ha bisogno. Sarà un project financing e, quindi, sarà presentato con tutte le caratteristiche previste dal punto di vista tecnico, economico e finanziario. Dopodiché verrà valutato nei suoi vari aspetti. Bisogna trovare una sintesi e un punto d’incontro».

Avvocato di successo con molteplici interessi, poi la politica. Dica la verità, ha mai pensato “chi me l’ha fatto fare”?

«Onestamente sono molto contenta. Ovviamente i tempi della pubblica amministrazione a volte non fanno sorridere ma “chi me l’ha fatto fare” non l’ho mai pensato. Anzi, lo rifarei senza dubbi».

Ma cambierebbe qualcosa?  

«Il problema reale sono i tempi. La modalità di svolgimento delle gare rallenta tutto, sia per la pubblicazione dei bandi che per i continui ricorsi al Tar che bloccano tutte le procedure. Serve una svolta per semplificare la burocrazia e velocizzare i tempi della pubblica amministrazione».

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