• domenica, 2 Ottobre 2022

Scanavino, Presidente Confederazione Italiana Agricoltori: «Verso una transizione green grazie al Recovery fund»

Una boccata d’ossigeno per l’agricoltura. Nella seconda metà del 2021 anche il settore potrà usufruire dei 209 miliardi del Recovery Fund destinati all’Italia, ai quali va aggiunto il Fondo dell’Ue sullo sviluppo rurale: 850 milioni disponibili per il 30% nel 2021, gli altri nel 2022. «Il 37% sarà da destinare a misure agroambientali – spiega Dino Scanavino, Presidente della della Cia-Confederazione Italiana Agricoltori – ma una cosa è certa: con queste cifre messe in campo giocheremo da protagonisti e non in difesa».

Un buon punto di ripartenza?

«Utilizzare subito il 30% è positivo».

Quanto sarà importante incentivare la dotazione tecnologica e digitale?

«Sarà fondamentale. L’innovazione tecnologica è indispensabile anche per perseguire gli obiettivi della transizione green che vuole dire risparmiare ore, tempo, lavoro e carburante».

Quale la strategia?

«Strutture, parco macchine, applicazione della ricerca scientifica e divulgazione: queste sono le nostre direttrici. Intendiamo intervenire su magazzini, stalle, impianti fotovoltaici in sostituzione dell’amianto, a volte ancora presente nelle campagne».

Il primo step?

«Svecchiare il parco macchine (i nostri trattori hanno 26 anni) e utilizzare le tecnologie innovative: il pilota parallelo sul trattore eviterebbe di spargere concime dove è stato già gettato e di sovrapporre le coltivazioni».

Un’idea di progetto?

«Un piano di studio del sistema rurale. I cambiamenti climatici di oggi vanno affrontati con le opere pubbliche».

Chi ha bisogno di più e prima della liquidità?

«Il turismo, nel nostro caso rurale, il florovivaismo, il settore ristorativo e zootecnico».

Può darci qualche dato?

«La chiusura obbligata del canale Horeca ha sottratto un canale di sbocco importantissimo per i tagli di carne più pregiata. Rispetto allo scorso anno la redditività dell’allevamento dei suini è scesa del 25%, i consumi di carne rossa del 50%. I vitelli sono il settore più penalizzato, in quanto maggiormente destinato alla ristorazione».

L’agroalimentare è l’unico comparto che continua a crescere sui mercati stranieri.

«Senza l’accordo post Brexit c’è il rischio per 40mila aziende italiane di perdere un importante sbocco commerciale. Il Regno Unito è il quarto mercato di sbocco per l’export agroalimentare nazionale. Il vino resta il prodotto più venduto».

A che punto è la richiesta di proroga sui permessi di soggiorno fatta al Governo, della quale ha parlato a il Bollettino?

«Ancora in attesa, ma oggi l’urgenza è ragionare sulla flessibilità del lavoro per andare incontro alle 200mila imprese italiane che assumono un milione di operai e 200mila impiegati: allo stato attuale alimentiamo capitolato e lavoro nero».

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