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Di Vaio, Resp. Ricerca Macroeconomica CDP: «Lockdown, vaccini e terapie: l’healthcare è il futuro, ma servono riforme»

DiRedazione

26 Ottobre 2020 ,

Da una parte nuove ondate di contagi che sanno di lockdown, dall’altra la corsa per l’individuazione di vaccini e terapie. Un divario sul quale si sofferma CDP Cassa Depositi e Prestiti che analizza l’attuale evoluzione del contesto macroeconomico attraverso la simulazione di tre scenari epidemiologici differenti. Un quadro matematico ma pur sempre legato agli eventi, perché «nelle dinamiche macroeconomiche come nella vita reale ogni simulazione del futuro dipende dalla probabilità che questo si verifichi» afferma Gianfranco Di Vaio, Responsabile Ricerca Macroeconomica di Cassa Depositi e Prestiti.

A prescindere da grafici e tabelle, la situazione sta precipitando?

«Non direi, siamo di fronte a una seconda ondata di contagi che va monitorata e arginata. Certo, rischiamo dei contraccolpi negativi, anche a livello mondiale».

E l’Italia come si posiziona?

«Non è il fanalino di coda. A differenza delle altre crisi (debito sovrano, finanziaria globale) il nostro Paese è in linea con quanto sta accadendo nei nostri omologhi europei e nel resto del mondo, in termini di diffusione di contagi non è il caso più critico e la risposta del nostro sistema economico non è la peggiore rispetto ai nostri partner europei, come la Spagna o anche la Francia».

Veniamo all’analisi CDP e i suoi tre scenari. Ce li racconta?

«Base, ottimistico, pessimistico.Nel primo prevediamo una graduale progressione di contagio che non conduce alla chiusura delle attività produttive ed economiche; con l’ottimistico immaginiamo una rapida scoperta del vaccino, immunizzazione della popolazione con l’economia che ritorna rapidamente al livello pre-crisi; con il pessimistico presumiamo una fiammata di contagi, pressione sulle strutture sanitarie, chiusura di gran parte delle attività produttive fino alla primavera dell’anno prossimo, in maniera simile a quanto accaduto nello scorso marzo».

Quale l’impatto di Next Generation EU sull’economia italiana in quest’analisi?

«Nei prossimi tre anni molto dipenderà dalla capacità di spesa e dal quadro epidemiologico. Comunque l’impatto di Next Generation EU è sostanziale in tutti i vari scenari simulati, ancor di più in quello pessimistico. Ove ci fosse un nuovo lockdown generalizzato, un tempestivo impiego dei fondi europei garantirebbe un tasso di crescita del PIL reale positivo anche nel 2021, evitando così all’Italia una nuova recessione ed un ulteriore peggioramento del rapporto debito pubblico/PIL nei prossimi anni, rispetto al livello già elevato che si attende per il 2020».

Ad oggi l’Italia ha investito solo un terzo dei soldi arrivati per l’emergenza, quelli di NEU rischiano la stessa fine?

«È una sfida, l’occasione per dimostrare di essere in grado di utilizzarli. Come tutti i fondi che richiedono una progettualità andranno utilizzati in maniera molto attenta e precisa».

La ripartenza dopo il 2023?

«Sì, attraverso investimenti e riforme che migliorino la produttività complessiva del sistema economico. Quando i fondi verranno meno dovremmo far sì che gli investimenti fatti continuino a produrre crescita e qui entra in gioco il ruolo importante delle riforme, capaci di accompagnare l’economia per il prossimo decennio».

L’ipotesi vale per ogni scenario?

«No. A seconda dello scenario considerato, grazie agli investimenti finanziati tramite le risorse europee, il tasso di crescita medio annuo del PIL italiano tra il 2021 e il 2023 sarebbe più elevato fino a un punto percentuale rispetto a quello che si realizzerebbe senza le risorse europee. Di conseguenza, migliorerebbe il quadro sul mercato del lavoro e la dinamica del rapporto debito pubblico/PIL».

E gli occupati?

«Lo stock al 2023 potrebbe arrivare ad essere più elevato di oltre 170 mila unità rispetto a quello che si osserverebbe sempre al 2023 qualora i fondi non venissero impiegati, in base allo scenario considerato. Il rapporto debito pubblico/PIL sarebbe più basso di almeno 4 punti percentuali».

Case farmaceutiche, quotazioni in borsa. Salute e business sono intrecciate?

«Assolutamente sì. Mai come in questo caso l’healthcare, specie se abbinato alle nuove tecnologie è il settore del futuro».

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