Elezioni USA…e getta? Il commento di Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset di Pictet Asset Management.

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A 4 anni dalla sorprendente vittoria di Donald Trump alle presidenziali statunitensi, è giunto il momento
della verità per i sondaggi elettorali che attualmente suggeriscono il cosiddetto Blue Sweep, ossia
l’insediamento di Joe Biden alla Casa Bianca e alla contemporanea conquista democratica del Congresso
(oggi, il Senato è in mano ai Repubblicani con una maggioranza esigua, di 53 seggi sui 100 totali, mentre
la Camera è già a tinte blu).

In caso di vittoria di Biden, i primi interventi della nuova Presidenza molto probabilmente potrebbero
essere mirati proprio al campo della sanità e una seconda priorità non potrebbe che essere quella del
lavoro. Nell’immediato, è necessario correre ai ripari per far rientrare il prima possibile la violenta ondata
di disoccupazione e in questo modo rilanciare anche i consumi trainanti dell’economia a stelle e strisce.
Stanno per giungere a termine, infatti, i trasferimenti federali che tanto hanno sostenuto il reddito
personale dei cittadini statunitensi negli ultimi mesi, più che compensando di fatto il crollo nel reddito da
lavoro causato dal picco di disoccupazione. Per evitare il vuoto d’aria fiscale (fiscal cliff) che la fine dei
trasferimenti provocherebbe, serviranno almeno ulteriori $440 miliardi di misure di sostegno nel breve
termine, prima o subito dopo le elezioni.

A questo primo intervento di emergenza farebbe seguito una strutturale maggiore spesa fiscale per gli
anni a venire: il pacchetto proposto in fase di campagna elettorale si attesta intorno all’8% del PIL, ma
potrebbe con ogni probabilità fermarsi a un 4-5%, un livello comunque in grado di dare slancio alla ripresa
economica del Paese. Potremmo assistere a un nuovo patto sociale tipo la Great Society di Lyndon Johnson
(1964), con un intervento più massiccio dello Stato nell’economia a sostegno del ceto medio-basso
duramente colpito dalla pandemia, in un clima caratterizzato da una collaborazione Stato-impresa per
favorire una riqualificazione dei lavoratori, e una riduzione della disuguaglianza economica. A fare da
contraltare a questa spesa fiscale sotto forma di trasferimenti e di investimenti in infrastrutture
(soprattutto green), dovrebbe essere una risalita delle tasse sugli utili aziendali e sui redditi più alti con
effetti redistributivi, ma difficilmente questo avverrebbe prima del 2022. La stessa Wall Street nelle ultime
settimane sembra accettare con una certa serenità una vittoria netta da parte dei Democratici, anche perché
si tratterebbe di un risultato corroborato da una strategia di conquista del voto dei moderati.

Quello democratico è un programma estremamente ambizioso, che non potrà essere portato avanti senza
la cooperazione tra Stato e Federal Reserve. Un altro cambio di rotta che un’eventuale vittoria di Biden
potrebbe favorire: l’atteggiamento nei confronti delle banche centrali, oggetto di ripetute accuse da parte
di Trump negli ultimi anni, potrebbe tornare a essere più collaborativo. Ne discenderebbe un percorso di
ripresa economica alimentato dalla spesa governativa finanziata con debito, a sua volta reso agevolmente
sostenibile grazie alle politiche monetarie di supporto come il Quantitative Easing o le sue varianti (Twist,
Yield Curve Control), tutte destinate a contenere il livello dei tassi di interesse (e quindi l’onere per il
servizio) del debito pubblico.
Questo policy mix fortemente espansivo, risultante da politiche di spesa neo-keynesiane associate a
politiche monetarie accomodanti, potrebbe spingere la crescita del PIL USA nel 2021 anche 2-3% al di
sopra delle nostre attuali previsioni di base (5% che include il mini-budget da circa $500 miliardi, ma non
il pacchetto legato a un ipotetico “Blue Sweep”) e avrebbe qualche chance di riuscire laddove le sole
politiche monetarie hanno fallito, ovvero a far riapparire un po’ di inflazione, a sua volta capace di erodere
il valore del debito pubblico in termini reali. Una tassa da inflazione che appare largamente meno
traumatica della alternative: austerità o default.
L’atteggiamento più conciliante verrebbe assunto anche in materia di politica estera. La contrapposizione
con la Cina non sarebbe abbandonata: il colosso asiatico è destinato a rimanere in ogni caso il rivale
strategico, visto che il sentimento anti-cinese è largamente condiviso (e bi-partisan). In tale contesto, per
non disperdere le energie e non rischiare di restare politicamente isolati, è ipotizzabile una ripresa del
multilateralismo, mediante riavvicinamento alla NATO e all’Unione Europea con cui i Democratici
condividono, peraltro, l’attenzione per le tematiche ambientali.
Sanità e lavoro, politica fiscale ed estera, relazione con le organizzazioni internazionali e con le banche
centrali, politiche pro-ambiente, l’assetto politico ed economico degli USA, e a cascata di gran parte del
pianeta, potrebbe essere in procinto di subire una brusca inversione di marcia. Sempre se, questa volta, i
sondaggi hanno ragione.
Mercati e impatti sul portafoglio
Dal punto di vista delle strategie di mercato, dopo il miglioramento delle prospettive per il post-voto USA
che ha fatto segnare i massimi relativi agli indici azionari il 12 ottobre, sono sopraggiunte incertezze in
merito alla rapida approvazione di un pacchetto anche minimo di misure USA (skinny budget), ancora in
discussione, e soprattutto per quanto riguarda l’efficacia delle politiche di contenimento della pandemia,
specie nel Vecchio Continente. È evidente che quest’ultimo fattore domini ogni altra considerazione nel
determinare le sorti dei mercati, come si evince dalla sottoperformace degli indici europei; è quindi
importante valutare gli scenari riguardanti la disponibilità e l’efficacia di un vaccino anti-Covid.
A tal proposito, si noti che le previsioni dei professionisti1 dicono che al 70% si avrà un vaccino distribuito
su vasta scala entro metà della primavera 2021. Un orizzonte potenzialmente lungo per economia e
mercati, specie se si tornerà a misure restrittive come in Europa, data la scarsa efficacia della strategia
adottata. La possibilità di riuscire ad avere terapie e vaccino, dunque, condizionano il mercato (lieve
peggioramento in ottobre a causa delle battute d’arresto di Astra Zeneca e Johnson&Johnson): se
assumiamo che il mercato incorpori correttamente i possibili scenari e questi siano ben riflessi nelle stime
citate, è chiaro che gli indici azionari potrebbero soffrire per eventuali lockdown, ma anche rimbalzare in
modo stentoreo a fronte dell’approvazione di un vaccino (o farmaco) in anticipo sui tempi previsti.
Per quanto riguarda l’impatto delle elezioni USA, vale la pena di ricordare che il Blue Sweep sarebbe lo
scenario con le maggiori ripercussioni, al margine negative per le obbligazioni (tassi nominali in leggera
salita), mentre potrebbero essere ancora positive per le azioni, in modo particolare nei settori più ciclici e
green, ma anche ex-USA (a discapito di salute, energia e tecnologia). Se nel 2020 la performance positiva
degli indici USA si deve tutta al miglioramento dell’aspetto valutativo (rapporto PE, prezzo/utili) mentre
gli utili societari subivano gli effetti nefasti della recessione (-20-25%), in prospettiva è verosimile
attendersi utili in ripresa con valutazioni in discesa, anche a causa della minore spinta proveniente dalla
liquidità in eccesso (rispetto a quella assorbita dall’attività economica). Lo scenario Blue Sweep, a nostro
avviso, potrebbe agevolare un saldo ancora positivo tra questi due fattori (utili previsti e valutazioni),
almeno per alcuni trimestri.