La BCE ha lasciato il tasso sui depositi invariato al -0.50%. L’analisi di Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA SGR

Come previsto, la BCE ha lasciato il tasso sui depositi invariato al -0.50%. Tre i punti degni di nota. Il primo è che la BCE vede i rischi chiaramente spostati al ribasso. Il secondo è che la BCE, in pratica, preannuncia un ulteriore stimolo monetario già a dicembre, quando avrà a disposizione le nuove previsioni. Il terzo è che la BCE menziona l’euro già nel comunicato, cosa molto rara.

Data la situazione, il tono della conferenza stampa non poteva che essere molto preoccupato. La Presidente Lagarde ha chiaramente detto che il Consiglio è unanimemente d’accordo sull’opportunità di “ricalibrare” i suoi strumenti a dicembre. Questo vuol dire valutare non solo ogni singolo strumento, ma anche come i vari strumenti (APP, PEPP, TLTRO, tassi d’interesse) interagiscono tra di loro. Probabilmente questa guidance è più forte e ampia di quello che si aspettava il mercato. La Lagarde chiarisce che la BCE ha agito con forza per la prima ondata del Covid, farà lo stesso nel futuro e non prende neanche in considerazione l’idea che la BCE stia finendo le munizioni. Al contrario, la Lagarde ha ribadito che tra qui e dicembre è possibile un uso più intenso degli strumenti esistenti (ad esempio: un aumento di acquisti tramite il PEPP se necessario).

Che succederà a dicembre? Già prima della recente esplosione dei casi di Covid-19, la BCE doveva far fronte a basse pressioni molto inflattive nel breve periodo e a previsioni di inflazione core (ca. 1% in media nel periodo 2021-2022) che chiaramente non sono compatibili con il target (2%). È evidente che la previsione di crescita del PIL del 3.1% nel quarto trimestre sarà rivista al ribasso e con ogni probabilità le nuove previsioni mostreranno un “double-dip”. Prima del meeting di oggi, gli analisti si aspettavano un aumento del PEPP (300-400mld), e un’estensione di altri sei mesi, fino almeno a fine 2021. Dopo questa conferenza stampa, le aspettative probabilmente includeranno anche possibili cambi alla TLTRO, e – solo come extrema ratio – anche un taglio dei tassi d’interesse.

E oltre dicembre, cosa possiamo aspettarci? Andando oltre, il ruolo della politica monetaria sarà, a mio avviso, dettato dalla politica fiscale almeno per tutto il 2021. Oggi la Lagarde ha enfatizzato diverse volte la cooperazione tra politica monetaria e politica fiscale, un fenomeno nuovo e direi probabilmente una delle poche notizie buone di questo 2020. È oramai chiaro che anche se un vaccino dovesse arrivare entro fine anno, la ripresa sarebbe lenta e probabilmente incompleta, nel senso che ci saranno settori che non torneranno ai livelli di attività precedenti, oppure impiegheranno anni per farlo. Molte imprese falliranno, altre nasceranno in settori nuovi. La politica fiscale rimarrà espansiva per tutto il tempo necessario a far fronte a una trasformazione epocale di questo tipo. Un ritorno all’austerità appare francamente impensabile per adesso. Dato che su questo c’è finalmente un ampio consenso in Europa, il ruolo della BCE è favorire il continuo uso della leva fiscale, accompagnandolo con tassi bassi, evitando la “frammentazione” del mercato e garantendo una efficiente trasmissione monetaria. Il che vuol dire che gli spreads dei paesi a debito più alto – tra cui l’Italia – saranno tenuti sotto controllo dalla BCE per ancora molto tempo. E il messaggio implicito ai paesi per adesso è: spendete di più, e meglio.