Giornata del Risparmio: l’intervento di Antonio Patuelli, Presidente Abi

La giornata del risparmio del 2020 ha ulteriori significati: la pandemia cambia la vita di ciascuno e ha prodotto la recessione più grave da secoli in tempo di pace.

L’Unione Europea ha ripreso l’iniziativa. La BCE ha adottato provvedimenti anticiclici monetari e di Vigilanza. 

I Capi di Stato e di Governo a luglio hanno raggiunto un compromesso, molto innovativo ed europeista: deve essere ratificato al più presto.

La Repubblica Italiana ha puntato su contributi, sgravi fiscali, moratorie e prestiti garantiti dallo Stato.

Le banche in Italia hanno fatto quasi miracoli. Già a fine febbraio, per iniziativa dell’ABI con le altre Confederazioni imprenditoriali e sindacali, le banche hanno avviato una moratoria, poi rafforzata dal decreto legge 17 marzo: le banche in Italia hanno deliberato quasi cento miliardi di prestiti più o meno garantiti a piccole e medie imprese e quasi tre milioni di moratorie per oltre trecento miliardi di Euro.

L’ABI e le banche hanno fatto ogni sforzo, anche in notti e festività, per attuare i decreti legge, con formazione professionale, aggiornamenti organizzativi e dei sistemi informatici.

Ringrazio chi lavora nel mondo bancario e i Sindacati del settore per l’impegno nell’emergenza e per la costruttività.

Il nuovo Contratto Nazionale di Lavoro dei bancari è stato collaudato nell’emergenza e si è dimostrato innovativo e lungimirante.

Di fronte al prolungamento e alla gravità della pandemia chiediamo che le Autorità europee adottino altri provvedimenti urgenti caratterizzati da flessibilità.

Sono fondamentali i provvedimenti delle Istituzioni italiane, innanzitutto la legge di Bilancio, per il sostegno allo sviluppo e all’occupazione.

Chiediamo una nuova e potenziata ACE per il rafforzamento delle imprese.

Debbono essere urgentemente riviste altre normative europee come il calendario del deterioramento dei prestiti bancari alle imprese e alle famiglie, un provvedimento molto rigido, pensato quando la pandemia non era immaginata. Quel calendario è pro ciclico e va aggiornato per non compromettere gli sforzi per la resilienza e la ripresa.

Occorre dare il tempo necessario a imprese e famiglie per far fronte agli impegni, come hanno indicato altri provvedimenti europei ed italiani che puntano ad evitare il razionamento del credito e che non debbono essere ostacolati dall’ormai vecchio e rigido calendario di deterioramento e accantonamento e da troppo anticipate definizioni di default.

Le banche fanno e debbono fare prudenziali accantonamenti per ogni tipo di rischio.

Ogni sforzo deve essere fatto da Istituzioni, imprese e banche per prevenire esplosioni di crediti deteriorati che non debbono essere conseguenza di sottovalutazioni di rischi e di norme troppo rigide.

Pure le scadenze delle moratorie devono essere ripensate col prolungamento della pandemia.

E’ indispensabile non interrompere troppo presto le misure per famiglie e imprese nella prolungata emergenza: è utile a tutte le imprese che i prestiti garantiti non si esauriscano il 31 dicembre e possano essere chiesti fino al 30 giugno, come permesso dalla UE.

Le banche sono imprese che debbono poter tornare ad avere rapporti ordinari con i propri azionisti: se, dopo prudenti e lungimiranti accantonamenti, producono utili e possiedono solidi indicatori patrimoniali anche prospettici, sotto il controllo delle Autorità di Vigilanza come prima della pandemia, debbono poter distribuire dividendi.

Bisogna costruire un nuovo avvenire.

Formazione, cultura, tutela della salute e dell’ambiante e previdenza debbono essere ripensati.

La qualità e le sensibilità diffuse sono nuovi orizzonti sociali.

Le sempre più nuove tecnologie debbono servire a un nuovo umanesimo: gli algoritmi non debbono scoraggiare lo spirito critico e il libero arbitrio, non sono il fine, ma un mezzo.

L’Europa deve proseguire nel nuovo slancio con più armonizzazioni normative, anche fiscali, e meno conflitti interni.

Sana finanza e sensibilità sociali debbono procedere insieme.

Bisogna disboscare la giungla di norme europee e nazionali: ogni nuova regola deve esplicitamente abrogare le vecchie.

Occorre aumentare la produttività, non abusare con la crescita del debito pubblico, favorire nuove forme di economia di mercato nelle responsabilità.

I corpi intermedi sono decisivi per costruire l’economia e la democrazia col Covid e post Covid.

Gli investimenti dei programmi europei e nazionali debbono correggere i limiti allo sviluppo del Mezzogiorno.

In sei anni di Unione bancaria europea, le banche in Italia sono quelle che, nella concorrenza, hanno realizzato più innovazioni qualitative e quantitative, con diverse forme di trasformazione e collaborazione, per ridurre i costi di struttura ed i rischi.

Gli sforzi contro la pandemia e per la ripresa devono essere basati sulla crescita dell’etica diffusa, della legalità, dell’innovazione, dell’efficienza e della produttività, per il benessere di tutti.