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Marco Di Paola, presidente FISE: «Il mondo dell’equitazione influisce sul Pil per 3 miliardi di euro»

DiMariano Boero

Nov 1, 2020

Accorcia le redini e rallenta la corsa il mondo dell’equitazione. La pandemia ha colpito duramente anche questo settore, meno sotto i riflettori di altri ma ugualmente sofferente. «Abbiamo quantificato una perdita di circa 12 milioni di euro ogni mese solo per quanto riguarda i nostri circoli affiliati. Purtroppo non c’è stata nessuna occasione di recupero, è stata data priorità ad altre situazioni», dice Marco Di Paola, presidente della Fise, Federazione italiana sport equestri.

CSIO Roma – Paolo Adorno (ITA) on Fer ZG – Roma, Piazza di Siena – 25 May 2019 – ph.Mario Grassia/FISE


«Come per tutti i settori nel lockdown anche per noi ovviamente è stato un disastro. Noi abbiamo un secondo atleta che è il cavallo e che ovviamente non si ferma e non si può fermare. Oltre a essere un compagno di sport è anche un compagno di lavoro e una fonte di sostentamento che, con il lockdown, dal punto di vista economico è diventato una spesa improduttiva».
Va meglio adesso?
«Abbiamo avuto segnali di ripresa e di grande apprezzamento da parte soprattutto delle famiglie, perché il nostro sport non è solo sano ma anche salutare. Uno sport fatto all’aria aperta, in maniera singola, mantenendo senza difficoltà le distanze e per la maggior parte svolto in campagna. Ecco perchè siamo stati molto apprezzati».
Per il momento le nuove misure restrittive non vi includono, ma un nuovo lockdown generalizzato sarebbe un dramma
«Sì, perché in altri sport puoi chiudere il magazzino, spegnere le luci e mettere in rimessaggio gli attrezzi. Non si guadagna ma almeno non si perde. Per noi i costi vivi restano altissimi, i cavalli vanno curati e assistiti quotidianamente e senza entrate diventa davvero difficile far fronte a tutte le spese. In base a uno studio che abbiamo commissionato il nostro sport genera un indotto sul Pil di circa 3 miliardi di euro ogni anno. Una cifra enorme anche perché dietro a un cavallo c’è tutta la filiera agricola dai mangimi allo smaltimento, dall’attrezzatura al trasporto fino alla parte zootecnica e quella medica».
Senza considerare i danni collegati, per esempio, quelli al settore turistico
«Si tratta di un’altra attività con numeri importanti. Il turismo è uno delle tante eccellenze che abbiamo in Italia e il cosiddetto “turismo lento” che ti porta a contatto con la natura e gli animali negli ultimi anni ha avuto un boom e noi cerchiamo di valorizzarlo il più possibile»
Per non parlare dei numeri che riguardano l’occupazione
«Per gli sport equestri abbiamo in Italia 50mila lavoratori, ai quali vanno aggiunti quelli di altri settori come l’ippica, l’allevamento e tutto l’indotto».
Il vostro è settore che tra l’altro per la maggior parte si autosostenta. Solo il 20% dei fondi arriva da contributi pubblici
«E di questo solo il 10% è dedicato ai dipendenti mentre l’altro 10% allo sport di alto livello. È una realtà capace di generare economia e di creare reddito. Più che uno sport lo definirei uno stile di vita. Questo aspetto ci espone ancora di più agli andamenti economici».
Dati e numeri dicono che forse il settore è sottovalutato…
«Mentre all’ippica, che non è considerato sport ma è sotto l’egida del ministero dell’Agricoltura, viene riconosciuta una dignità importante con contributi pubblici cospicui, gli sport equestri vengono ritenuti normali e non di valore nazionale e come patrimonio da tutelare. Avremmo bisogno di maggior valorizzazione».
Qualche richiesta al governo?
«Quello di cui abbiamo bisogno è di non essere catalogati come gli altri sport. I nostri migliaia di circoli affiliati contano su questo grande compagno, il cavallo, che ha un costo se non può essere utilizzato. Abbiamo bisogno di essere supportati come settore produttivo che, anche se non può produrre, ha costi fissi che continuano a correre».
Come spiegava, uno sport particolare con un compagno speciale
«Il cavallo nasce concettualmente come prodotto agricolo e lo rimane fino a una certa età. Intorno ai tre anni viene avviato a una strada sportiva ed entro i successivi 3 o 4 anni si capisce se quel cavallo può diventare un atleta di interesse agonistico. Se questo accade entra nella terza fase, quella dell’atleta. E quando è così un cavallo ha le stesse attenzioni dell’essere umano: un veterinario, fisioterapista, massaggiatore, terapisti. Viene trattato come un atleta a tutti gli effetti».
È uno sport considerato molto costoso…
«Non è così. Nonostante l’apparenza, soprattutto nella fase ludico e amatoriale è molto accessibile. Noi possiamo contare sulla condivisione del pony che viene utilizzato da 10/12 bambini che lo montano in giorni e ore differenti e quindi viene proposto a cifre competitive, parliamo di circa 20-25 euro l’ora. Poi come per ogni sport individuale più si cresce più si inizia salire, fino all’agonismo in cui il cavallo acquisisce anche un suo valore commerciale e può essere compravenduto come un calciatore».
L’evento più importante arriva ogni anno con la Fiera Cavalli di Verona.
«Con i suoi 160 mila accessi di media. Una fiera che nasce nella cultura agricola del cavallo 122 anni fa. Un evento molto apprezzato a livello nazionale e internazionale non solo dagli addetti ai lavori per conoscere tutte le discipline equestri ma anche tutto quello che gira intorno al cavallo, dalla relazione con l’animale e alle sue capacità terapeutiche».
Quest’anno a causa del Covid-19 la fiera prevista dal 5 all’8 e dal 13 al 15 novembre non si farà… ma nel 2022 l’Italia ospiterà i world equestrian game
«Un evento mondiale importantissimo, con un giro d’affari da decine di milioni di euro che si svolgerà nel centro di Rocca di Papa, creato per i giochi del 1960 e apprezzatissimo in tutto il mondo. Stiamo facendo investimenti per il recupero del centro e questi mondiali sono l’occasione ideale per il suo rilancio e anche per l’indotto turistico di tutta la zona e non solo».
In conclusione, come e perché consiglia di approcciarsi agli sport equestri?
«Il nostro non è solo uno sport in senso stretto ma uno stile di vita che ha un compagno molto generoso come il cavallo, che va ascoltato e curato. Uno sport che trasmette i suoi valori classici ma anche quelli sociali e affettivi della vita, entrando in una dimensione superiore rispetto allo sport tradizionale. Un momento sano ed educativo per tanti giovani. E in una fase delicata come quella di oggi ha il valore aggiunto di essere davvero salutare e sicuro».

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