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Mercato dell’auto: Gianmarco Giorda, direttore ANFIA «In Europa 2,5 milioni di veicoli in meno»

DiMatteo Vittorio Martinasso

1 Novembre 2020

Torna a sperare il mercato dell’auto in Europa, dopo 8 mesi in rosso a causa degli effetti della pandemia. «Se guardiamo alla produzione mondiale di autoveicoli, a gennaio-giugno 2020 sono stati prodotti oltre 11 milioni di unità in meno rispetto allo stesso periodo del 2019», spiega Gianmarco Giorda, direttore di ANFIA, Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica. «Nel dettaglio, in Europa durante il locdown si sono prodotti quasi 2,5 milioni di veicoli in meno dello scorso anno, mentre in Italia la perdita produttiva stimata è di 159.000 veicoli. La chiusura dei concessionari ha inoltre creato uno stock impressionante di veicoli invenduti (in Italia circa 450.000) che hanno contribuito a rallentare il riavvio delle produzioni industriali. E, come se non bastasse, le perdite di gettito derivante dal mercato auto italiano per l’erario tra marzo, aprile e maggio 2020 si aggirano intorno ai 10 miliardi di euro».


Dall’inizio dell’anno a oggi, che riflessione si sente di fare sulla curva del mercato dell’auto, analizzando le perdite del lockdown e la lenta ripresa di oggi?
«La pandemia è sopraggiunta all’inizio di un 2020 già partito sottotono per via dei vari elementi di incertezza che, nel contesto internazionale ed europeo – dalla Brexit alle tensioni commerciali tra USA e Cina, per citarne alcuni – avevano dominato il 2019. Nonostante un consuntivo dei primi 8 mesi dell’anno ancora molto negativo per la produzione automotive, in diminuzione del 34,5% e con volumi di autovetture in flessione del 44% rispetto allo stesso periodo del 2019, è positivo che il mercato italiano degli autoveicoli sia in fase di ripresa, con il comparto auto a +10% nel mese di settembre, soprattutto grazie alle misure di incentivazione in vigore che hanno permesso di recuperare una parte di quanto è stato perso in termini di vendite da marzo a luglio. I fondi previsti per la fascia 91-110 g/km di CO2 sono stati velocemente esauriti e a breve saranno esauriti anche quelli disponibili per la fascia 61-90 (150 milioni di euro, di cui residui circa 32 milioni), un segnale positivo per tutta la filiera produttiva automotive».
La sostenibilità ambientale, stimolata dagli incentivi, resterà un motivo di scelta, spingendo questo settore del mercato?
«Certamente, ne è la prova il fatto che, nonostante la crisi, le immatricolazioni di vetture elettrificate hanno continuato a crescere per tutto il 2020. In particolare, il segmento delle auto ibride ed elettriche ha registrato +215% a settembre e +72% da inizio 2020, con le ibride mild e full a + 210% nel mese di settembre e a +60% nei primi nove mesi dell’anno».
Seppur in uno scenario di ripresa lento e non privo di incognite, i trend della sostenibilità e dell’efficienza energetica a questo punto non possono che proseguire…
«Anzi, proprio il lockdown e gli effetti della pandemia hanno contribuito ad aumentare la consapevolezza delle persone rispetto al tema della sostenibilità».
Secondo uno studio dell’agenzia di rating SP Global Ratings, il 2020 chiuderà peggio del previsto, con una flessione delle vendite del 20%, rispetto alle previsioni di un -15% stilate sei mesi fa, e nemmeno nel 2022 si tornerà ai livelli pre Covid-19, lei che cosa ne pensa?
«Le crisi dell’auto precedenti fluttuavano con quelle dell’economia; sono previsti almeno 3 anni per un ritorno ai livelli pre-Covid. Nel dettaglio, l’Istat prevede per il 2020 una contrazione del PIL italiano dell’8,3% (Commissione Europea: -11,2%; FMI: -12,8%), mentre il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha rivisto la previsione di crescita del PIL a -9% per il 2020 e a +6% per il 2021. Come ANFIA abbiamo stimato per la fine del 2020 una contrazione del mercato auto tra il 20% e il 25% e l’auspicio per il 2021 è di riuscire almeno a ripetere il risultato del 2019. Naturalmente, molto dipenderà dall’efficacia delle politiche economiche messe in campo e la risposta dei governi sarà cruciale per sostenere famiglie e imprese».
La pandemia sta influendo anche molto sul rapporto tra gli spostamenti in auto e i consumatori
«Certo, questa situazione ha inciso profondamente sulla mobilità, in quanto gli atteggiamenti comportamentali improntati alla prudenza hanno allontanato i cittadini dai servizi di trasporto pubblico locale, spingendo così verso un maggior utilizzo dell’auto privata. Secondo lo Studio dell’Osservatorio Mobilità e Sicurezza di Continental, un italiano su due oggi si sposta in auto per paura del contagio (+22,5% rispetto al 2019), di questi il 65% è over 65 e il 70% continuerà a farlo anche quando si raggiungeranno zero contagi e arriverà il vaccino. Dal cambio delle abitudini e delle intenzioni di comportamento futuro emerge quindi una mobilità che ha ancora al centro l’automobile come il principale mezzo di trasporto, un veicolo che gli italiani desiderano sostenibile sia dal punto di vista economico sia ambientale, e in grado di garantire spostamenti sicuri, efficienti e puliti».

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