• martedì, 4 Ottobre 2022

Andrea Battista, Amministratore Delegato di Net Insurance: «Il Paese? Impreparato all’appuntamento con la pandemia. Se l’Italia punterà sul tech andremo lontano».

DiRedazione

4 Novembre 2020

Sistema Paese «impreparato», come tanti altri dell’emisfero occidentale,  all’appuntamento con la pandemia: ripescando tra i suoi scritti (“Elogio della puntualità”) Andrea Battista, Amministratore Delegato di Net Insurance, definisce così il momento attuale. Una partenza decisa per definire il percorso del Paese ed arrivare poi a discutere di “Oltre la crisi – Dieci pezzi facili su lavoro, impresa e mercati per ripensare il futuro”, il suo ultimo libro scritto a quattro mani con Omar Campise. «La pandemia ha innescato un fenomeno di cambiamento in termini di velocità, penso al digitale e allo smart working (anche se il vero modello, quello pianificato e personalizzato, è ancora in gran parte da scrivere e realizzare) ma anche decelerazioni, per esempio dei consumi. La velocità in un certo senso è essa stessa “direzione”».

Cosa vuol dire oltre la crisi?

«Un luogo “logico” dove ci posizioniamo anche emotivamente, per preparare il dopo».

Lei cosa prevede, fra quanto una vita normale?

«In realtà nessuno lo sa. Abbiamo aspettative ragionevoli. Dopo la primavera del 2021 cominceremo a vedere la progressiva discesa, archiviando nel tempo il 95% dei problemi».

Il superamento dei vecchi schemi: una sfida o una disfatta per le imprese?

«Per alcuni è una sfida, per altri una disfatta che però è spesso frutto di una carenza preesistente, dell’assenza di resilienza e risorse per reagire».

C’è una nota di speranza nel suo libro?

«Il messaggio di positività è uno dei fill rouge del lavoro. Se ho una certezza, è che questa pandemia non estinguerà l’umanità e che passerà».

Crede che il settore assicurativo necessiti di una nuova educazione finanziaria?

«Sì: l’educazione assicurativa è una componente imprescindibile di quella finanziaria complessiva».

La vice direttrice di Banca Italia ha raccontato a Il Bollettino che entro la fine dell’anno l’istituto inaugurerà a Milano un hub dedicato al fintech.

«Gran bella notizia, la relazione tra imprese finanziarie e il mondo tech è una delle basi per la creazione di veri e propri comparti che possono impattare sull’economia in generale. Le esperienze mondiali ci dimostrano già il grande potenziale. Milano non aveva alternative come sede dell’hub, questo è un terreno fertile. Come per altri settori dell’economia italiana, servirà un set di regole poco formalista e non burocratico, che lasci il più ampio spazio all’autonomia imprenditoriale».

Dove migliorare?

«La parte fiscale necessita di qualche ritocco, anche se è già interessante».

Saremo competitivi?

«L’Italia ha un gigantesco e strutturale problema di produttività totale dei fattori, del lavoro e del capitale. Questa è una tra le tante iniziative necessarie o utili per essere competitivi. Una non  basta ma sono certo che ecosistemi innovativi aiutino».

Insurtech: quali sono le tecnologie e i temi più importanti per il settore?

«Blockchain e big data sono potenzialmente importanti ma meno nella pratica assicurativa, per diversi motivi sono sopravvalutate. Tra quelle impattanti per il nostro settore, la digitalizzazione dei processi, l’instant insurance e l’internet of things (IOT), ovvero l’arricchire i prodotti tradizionali di servizi e di raccolta di informazioni che rendono l’esperienza assicurativa molto più efficace e mirata».

Che impennata c’è stata legata al Covid con le assicurazioni?

«Il Covid è stato – stime alla mano – l’evento singolarmente più disastroso per le assicurazioni globali nella storia. Ma per l’Italia l’impatto netto è positivo, per la limitata esposizione alle aree impattate negativamente. Ci sarà una maggiore voglia di protezione dal rischio, questo sì: combinata con educazione della clientela e il giusto approccio dell’offerta, potrebbe diventare un’opportunità rilevante per superare la storica sottoassicurazione».

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