• lunedì, 18 Ottobre 2021

Calcio, il governo nega gli aiuti: rischio bancarotta

DiMariano Boero

Nov 6, 2020

Scontro aperto tra il governo nazionale e il governo del calcio. Da una parte la Figc chiede aiuti economici per rimediare ai danni della pandemia, dall’altra l’esecutivo dice no e mette il calcio a rischio bancarotta. Da Palazzo Chigi infatti arriva, almeno per il momento, il rifiuto a concedere al mondo del pallone i 600 milioni di euro di indennità richiesti per coprire i mancati ricavi degli ultimi mesi. Nessuna apertura nemmeno sulla richiesta di rimandare il versamento dell’Irpef sugli ingaggi dei giocatori. La situazione per il calcio professionistico si fa quindi pesante. Un mondo che non è solo stipendi milionari, copertine e privilegi ma una vera e propria azienda produttiva per il Paese che vale circa 5 miliardi di euro l’anno con un impatto fortissimo su economia, salute e socialità stimato in 3,1 miliardi di euro e con una contribuzione fiscale e previdenziale annua da 1,3 miliardi. E che ora rischia la bancarotta. «Siamo molto vicini al disastro economico-finanziario. Se non avremo respiro attraverso ristori il rischio che il sistema si fermi è molto alto»,ha confermato il presidente della Lega serie A Paolo Dal Pino rimanendo, però, inascoltato. Resta in piedi l’appello lanciato al mondo politico da parte del presidente della Figc Gabriele Gravina che, con una lettera aperta inviata ai ministri dell’economia Gualtieri, dello Sport Spadafora e della Salute Speranza, ha chiesto che i campionati professionistici non vengano sospesi. Un nuovo lockdown del calcio professionistico non sarebbe infatti sostenibile e rappresenterebbe una condanna per l’intero sistema. Basti pensare che nel periodo di sospensione della serie A, durante la prima ondata della pandemia, Figc e Lega di serie A hanno stimato una perdita di 200 milioni di euro cui, calcolando il trend, ne vanno aggiunti altri 400 arrivando fino al prossimo 31 dicembre. I motivi di questo crollo sono individuabili soprattutto in tre fattori: i mancati ricavi dal ticketing a causa degli stadi chiusi, la netta riduzione dei ricavi da sponsorizzazioni e gli stipendi dei calciatori che, a fronte di ricavi inferiori, sono rimasti allo stesso livello dello scorso anno, tanto da porre all’attenzione un possibile tetto agli emolumenti sullo stile del salary cap presente negli sport americani. Basterà? Sembra di no. Intanto, fondamentale che la serie A non si fermi. Visti i numeri e gli interessi in ballo, non si tratta solo di un gioco. Né per il calcio né per l’intero Paese.

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