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Assoconsult: «Il fatturato cresce: +7,8% nel 2019. Il calo del 2020 per il Covid-19? Non ci spaventa», dice il Presidente Marco Valerio Morelli

DiRedazione

9 Novembre 2020

Le grandi società di consulenza si confermano il motore dello sviluppo dell’intero settore. «Negli ultimi dieci anni il trend di crescita del fatturato ha evidenziato chiaramente come siano state loro a trainare la ripresa – afferma il Presidente di Assoconsult Marco Valerio Morelli – per ciò che concerne i settori di intervento della Consulenza, l’Energia, le Telecomunicazioni e gli Altri Servizi sono aumentati più della media del mercato». Piccola battuta d’arresto del settore invece causa Covid. L’edizione di quest’anno dell’annuale Osservatorio del Management Consulting in Italia realizzato da Assoconsult in collaborazione con l’Università di Roma Tor Vergata, oltre all’analisi del 2019 riporta per la prima volta anche i risultati di un monitoraggio in tempo reale che ha riguardato l’impatto del virus sulle aziende nel 2020. Dati di un comparto che per il sesto anno di fila è cresciuto molto (+7,8% del fatturato sull’anno precedente) continuando ad impiegare una forza lavoro in crescita (48.150 professionisti + 7,4%) ad alto tasso di professionalità (i laureati superano il 90%) per generare un fatturato mai così alto (4,84 MLD di euro). «Per il 2020 il fatturato del settore del Management Consulting è previsto in calo dell’8,9% rispetto all’anno precedente. Si attesterà su un valore di circa 4,40 MLD di euro, riportando il settore su un livello di fatturato allineato a quello del 2018». 

Tutta colpa della pandemia?

«Assolutamente sì. Nell’ultimo periodo le multinazionali hanno trainato il mercato e prima dell’arresto coronavirus il 2019 si attestava come il sesto anno sopra il 7% di fatturato. Il nostro è un settore cresciuto negli ultimi anni più del 50%. Le piccole e medie aziende hanno sofferto tanto: si erano appena riavvicinate ai livelli post crisi 2008».

Come ripartire?

«Più che ripartire, dobbiamo accelerare, non ci siamo mai fermati. Non siamo spaventati: abbiamo perso ma non tantissimo. Per natura siamo ottimisti, merito anche del fatto che l’età media dei professional della consulenza è di 30 anni e sono quasi 50mila in Italia».

Chi sta patendo di più?

«Difficile arginare la crisi per settori come il tessile, i trasporti e i prodotti di consumo durevoli».

Chi il principale utilizzatore dei servizi di consulenza?

Il Settore Pubblico (comprensivo della Sanità) cresce ad un tasso superiore alla media, con una quota che è passata al 10,4%. Il settore industriale è il principale utilizzatore dei servizi di consulenza, ma la sua quota di mercato, nel 2019, scende (dal 34,2% nel 2018 al 32,4%). I Servizi Finanziari rappresentano il secondo più importante settore di attività anche se nel corso del 2019 la loro quota di mercato si è ridotta dal 30,6% nel 2018 al 29,2%.

Il punto fermo è la Business Continuity?

«Qualunque siano il business e il settore si deve poter garantire la continuità dei processi produttivi e commerciali assieme a quelli di gestione del personale. Da qui una necessaria azione di upskilling e reskilling delle competenze in ogni campo. Si stanno modificando numerosi modelli: di servizio, di produzione e di relazione con il cliente. Con la recessione quasi a doppia cifra le aziende lanceranno profondi piani di ristrutturazione a partire dal 2021, che serviranno da un lato a sopravvivere e dall’altro a ripensare il business».

Le imprese sono proiettate al futuro mentre al Paese manca ancora una visione?

«Sì, lo diciamo da tempo. Amministrare non è semplice, ma lì dove c’è la possibilità di collaborare con chi ha il polso delle imprese e dell’innovazione come noi credo sia una risorsa da sfruttare. Noi siamo a disposizione».

La digitalizzazione in questo contesto rimane fondamentale. È ancora da migliorare?

«C’è ancora molto da fare, ma non è colpa di nessuno. Bisogna portare la digitalizzazione anche alle piccole aziende che ancora fanno resistenza. Siamo un paese che si poggia sulle PMI, un mondo immenso che in molti casi ha continuato a lavorare negli ultimi 15 anni come se internet non esistesse».

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