Editoria: Istituto Einaudi e Bancaria Editrice presentano il volume «Luigi Einaudi e l’associazionismo economico nell’Italia liberale»

Approfondire il pensiero einaudiano sull’associazionismo economico: questo l’obiettivo del volume «Luigi Einaudi e l’associazionismo economico nell’Italia liberale 1899-1919», che verrà presentato domani in un evento cui prenderanno parte – in videocollegamento – il Presidente dell’Istituto Luigi Einaudi per gli studi bancari, finanziari e assicurativi, Maurizio Sella, il Ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, e il Presidente dell’Associazione Bancaria Italiana, Antonio Patuelli. Ai tre interventi di Sella, Manfredi e Patuelli seguiranno le relazioni scientifiche dei professori Giovanni Farese dell’Università Europea di Roma e Gaetano Sabatini dell’Università degli Studi Roma Tre e la testimonianza dell’autore del volume. L’evento sarà trasmesso in diretta streaming su Bancaforte TV (https://bancaforte.it).

Il volume segna l’avvio della collana editoriale ‘Istituto Luigi Einaudi’, frutto della collaborazione tra l’Istituto Einaudi e Bancaria Editrice. Autore del libro è Francesco Dandolo, che ricostruisce il pensiero di Einaudi sulla nascita e sullo sviluppo delle associazioni di imprenditori e lavoratori nel primo ventennio del secolo scorso. Il testo accoglie anche il saggio «Le associazioni degli imprenditori in età liberale (1861-1920)» curato da Filippo Sbrana e Valerio Torreggiani, che inquadra lo sviluppo delle riflessioni einaudiane nel contesto storico di riferimento, analizzando genesi e sviluppo delle realtà associative imprenditoriali dell’agricoltura, dell’industria e del credito nel periodo post-unitario.

Prendendo le mosse dalle riflessioni maturate dallo statista durante il suo esilio svizzero (1943-1944), l’Istituto ha deciso di approfondire ruolo e valenza di quelle che Einaudi definiva “le leghe dei lavoratori e degli imprenditori, associazioni volontarie e non coattive, che si accordino fra loro senza mediazioni statali di alcun tipo”. Sindacati e associazioni datoriali, dunque, cui veniva riconosciuta da Einaudi una fondamentale funzione di collegamento, in qualità di “organismi e corpi intermedi”, tra il cittadino e lo Stato. “La perdurante rilevanza dell’intuizione einaudiana – si legge nella prefazione del Presidente Maurizio Sella – ha convinto l’Istituto ad approfondirla, investigandone natura e fondatezza attraverso un programma di ricerca articolato in tre anni e volto alla ricostruzione della genesi e dell’evoluzione storica dell’associazionismo economico in generale, con specifica attenzione a quello bancario e finanziario”.

“Risulta evidente – si legge nell’introduzione di Francesco Dandolo – che la nascita e i primi sviluppi dell’associazionismo industriale si connettono alla crescente esigenza, ampiamente diffusa anche fra altri gruppi professionali, che i propri interessi debbano essere rappresentati e tutelati in maniera coesa e unitaria. È un lungo e complesso processo, non sempre progressivo, che però nelle sue linee generali procede in simbiosi, tanto che nel biennio 1919-1920 trova il punto di arrivo con la creazione di importanti organismi di rappresentanza nazionali, mediante la ‘rifondazione’ di Confindustria insieme alla nascita di Confagricoltura e dell’Associazione Bancaria Italiana”, che ha celebrato appunto il centenario nel 2019. Un biennio cruciale, dunque, “in cui termina – si legge ancora nell’introduzione – la prima fase della riflessione di Einaudi, che ha il ‘punto di approdo’ nell’avvio dell’attività degli enti di rappresentanza appena citati”.

Al termine della lettura viene agevole enucleare i concetti chiave che ispirano la posizione del ‘giovane’ Einaudi sull’associazionismo economico, secondo il quale la formazione di associazioni di rappresentanza degli interessi degli industriali e dei lavoratori costituisce un frutto maturo del capitalismo liberale e contribuisce ad assicurare la pace sociale. A giudizio di Einaudi, va inoltre riconosciuta piena libertà alla dialettica fisiologica fra le rappresentanze collettive dei lavoratori e degli imprenditori, così come deve essere ferma la determinazione nel considerare il lavoro come strumento di levazione dell’uomo. Infine, lo Stato deve svolgere un ruolo distaccato ma non indifferente nel rapportarsi alle dinamiche sociali, cioè deve porsi come regolatore, ma non anche come fattore dinamico della produzione.

Il volume “Luigi Einaudi e l’associazionismo economico nell’Italia liberale” inaugura una trilogia che vedrà seguire due ulteriori testi, che rispettivamente ricostruiranno il pensiero einaudiano sull’associazionismo economico nel periodo fascista (1920-1939) e negli anni del secondo conflitto mondiale e della Repubblica sino all’anno della morte di Einaudi (1940-1961).