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Chimenti, presidente Federazione Italiana Golf: «Fatturato da 200 mld di dollari»

DiMariano Boero

Nov 15, 2020

Quasi 39.000 campi distribuiti in 209 Paesi nel mondo. Circa 200 miliardi di dollari di fatturato, 25 milioni di appassionati che ogni anno viaggiano sacca in spalla, per un movimento turistico che produce un fatturato globale di oltre 40 miliardi di euro. Sono questi i numeri che girano intorno all’universo del golf che, con le sue mazze, palline e 18 buche è molto più di un gioco, è una vera e propria industria.

«Abbiamo un ruolo di primo piano nel panorama sportivo mondiale. Basti pensare all’impatto mediatico che genera la Ryder Cup, che si terrà nel 2023 a Guidonia Montecelio (Roma), e alla notorietà internazionale di tanti fuoriclasse del green, a cominciare dall’intramontabile Tiger Woods fino al nostro Francesco Molinari» spiega Franco Chimenti, presidente della Federazione italiana golf. «In Italia però l’espansione del golf passa attraverso un cambiamento culturale più graduale».

Eppure i numeri anche da noi sono importantissimi.

«Con 90.229 tesserati FIG e 386 Golf Club, l’Italia esprime da anni numeri di assoluto rilievo. Anche nel 2020, nonostante la pandemia in atto, i dati di tesseramento parziale parlano di un andamento nel segno della continuità. Desidero poi sottolineare anche i numeri riguardanti uno degli obiettivi primari di una federazione sportiva: i successi dei nostri atleti. In ambito agonistico la FIG ha visto crescere esponenzialmente i risultati, con 128 trionfi in tutto il mondo dal 2016 a oggi. Nel 2019 il numero delle vittorie internazionali ha raggiunto la quota record di 41, a dimostrazione di un movimento in grande espansione. Anche nella stagione in corso, seppur pesantemente condizionata dal lungo lockdown, sono arrivati titoli di prestigio, dalla conferma di Renato Paratore al ritorno alla vittoria di Matteo Manassero».

Quanto ha pesato e quanto pesa l’emergenza Covid per il settore?

«Sicuramente il lungo lockdown primaverile ha privato i circoli italiani di un ritorno economico importante, anche in considerazione dei mancati green fee provenienti dai golfisti stranieri. La Federazione Italiana Golf, per ciò che attiene alle proprie competenze, ha garantito massimo sostegno a tutto il movimento golfistico italiano e da parte dei circoli c’è stato uno spirito di compattezza e collaborazione esemplare. Ma è prematuro fare una stima in termini economici perché l’emergenza ha costretto tutti gli addetti ai lavori a modificare le proprie strategie».

Come si può gestire il nuovo lockdown, seppur parziale?

«In base all’evoluzione dei DPCM, la FIG – grazie a un team di lavoro molto qualificato e una Commissione Covid-19 con esperti di settore – è in grado di aggiornare tempestivamente i protocolli di sicurezza per agevolare la pratica del golf dove consentito dalle disposizioni governative nazionali e regionali».

Un settore che era ed è in grande crescita, circa 125 nuove strutture create solo negli ultimi 10 anni con circa 50 mila occupati diretti più tutto l’indotto.

«Il golf in Italia gode di ottima salute e sono certo che l’avvicinamento alla Ryder Cup farà crescere sempre di più l’interesse verso uno sport dal grande appeal non soltanto per chi ama praticarlo ma anche per chi si avvicina al nostro mondo con un approccio imprenditoriale».

Ha citato la Ryder Cup, una sfida esaltante dal punto di vista sportivo e con un giro d’affari che, senza contare l’indotto, sfiora i 300 milioni di dollari.

«Siamo concentrati su tutti gli aspetti di preparazione per un evento di portata planetaria, che farà fare un ulteriore salto di qualità al nostro movimento. Stiamo rispettando tutte le tempistiche concordate con il board della Ryder Cup Europe e con il Marco Simone Golf & Country Club. La FIG ha aperto da tempo anche un dialogo proficuo con le Istituzioni per ciò che concerne la viabilità e le infrastrutture così da lasciare una legacy a tutto il territorio».

Anche in questo caso oltre all’importanza dell’aspetto sportivo, il giro economico della Ryder sarà importante.

«La sfida tra il Team Europe e il Team USA è la terza competizione sportiva per impatto mediatico dopo i Mondiali di calcio e le Olimpiadi. Si tratta di una sfida senza eguali, l’unica gara che vede competere l’Europa come squadra, con un seguito mediatico in costante crescita. I numeri registrati a Parigi, con oltre 270.000 spettatori sul posto, sono di grande stimolo per la nostra organizzazione e danno l’idea di quale sarà il ritorno d’immagine per tutto lo sport italiano».

Il richiamo sarà fortissimo, anche per il turismo e per tutto il Paese.

«Tutti i golfisti del mondo vogliono venire a giocare sul campo della Ryder Cup e negli altri circoli della nazione ospitante. Il prestigio della sfida Europa-USA e il fascino indiscutibile di Roma rappresentano il binomio perfetto per rafforzare l’appeal dell’italia in chiave turistica esaltando le bellezze storiche e paesaggistiche di tutto il nostro territorio».

Tornando alla pandemia, avete delle richieste alle istituzioni per fronteggiare l’emergenza?

«Sin dall’inizio del lockdown mi sono attivato personalmente affinché la FIG potesse avere il massimo supporto dalle autorità competenti con l’obiettivo di evitare un tracollo economico del settore che avrebbe messo in pericolo numerose figure professionali. Ringrazio il ministero dello Sport, il Coni e Sport e Salute per aver compreso l’importanza sociale che riveste una disciplina come il golf in un momento storico così delicato per l’Italia. Sono sicuro che il dialogo con le Istituzioni proseguirà all’insegna di una reciproca collaborazione».

Si è da poco conclusa un’edizione molto particolare dell’italian Open, qual è il bilancio?

«Aver dato vita anche quest’anno all’open d’Italia è stata una dimostrazione di coraggio nel rispetto della tradizione di un torneo antichissimo e una prova di forza per il futuro. Questa edizione verrà ricordata a lungo per la straordinarietà della situazione contingente che ha costretto la FIG a triplicare gli sforzi con poco più di un mese a disposizione per garantire la riuscita dell’evento rispettando tutte le condizioni di sicurezza previste con il protocollo “bolla” stabilito dall’european Tour e nel rispetto delle disposizioni vigenti in ambito nazionale e regionale. Sono scesi in campo tanti campioni, ma una menzione particolare va a Tommaso Perrino, golfista paralimpico che ha gareggiato alla pari degli altri concorrenti a dimostrazione della forza inclusiva del golf».

Il golf è spesso considerato uno sport per ricchi e per pochi. È davvero così?

«Il nostro sport sta suscitando interesse in modo trasversale scrollandosi di dosso i tabù che ne hanno frenato la diffusione. Non è una disciplina elitaria. Al contrario, con 386 impianti golfistici c’è una scelta per tutte le tasche. La FIG ha varato il tesseramento per neofiti a 10 euro che offre l’opportunità a tutti di scoprire la magia del green a costi contenuti».

Come si possono avvicinare grande pubblico e giovani al golf?

«Siamo impegnati a 360 gradi per la promozione del golf. Abbiamo lanciato diversi progetti per portare il nostro sport nelle scuole e nelle università e per far crescere il numero delle giocatrici. Senza dimenticare le iniziative per i ragazzi affetti da spettro autistico e il supporto al settore paralimpico. La pandemia ha inevitabilmente frenato lo sviluppo di tutti questi progetti ma il nostro intento resta fermamente quello di rendere il golf accessibile a tutti. Mi auguro che il virus possa essere sconfitto presto così da ritrovarci tutti insieme sul green, più uniti che mai».

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