• sabato, 1 Ottobre 2022

Confindustria Moda: accolti gli emendamenti al Decreto Ristori. «Favorire il reshoring della produzione sarà il prossimo passo» commenta il Presidente Marcolin

Tira un sospiro di sollievo Confindustria Moda. Qualcosa è cambiato rispetto a quando il Decreto Ristori del Governo non includeva alcune attività commerciali del settore tra i destinatari dei contributi previsti dal Decreto-legge. «Siamo riusciti a ottenere l’inserimento degli emendamenti proposti riguardanti l’inclusione  delle attività di Commercio al dettaglio di Calzature e Accessori – commenta Cirillo Marcolin, Presidente di Confindustria Moda – che vuol dire dare valore concreto e tangibile a tutta la nostra filiera. Il lavoro costante svolto in questi anni e intensificato in questi mesi ci ha permesso di essere riconosciuti dal Governo come un interlocutore di primaria importanza per l’economia italiana e altamente strategico per la ripartenza del Sistema Paese. Continueremo a lavorare per crescere più forti di prima e non perdere il terreno guadagnato con fatica sui mercati internazionali».

Quale il prossimo passo?

«Continueremo a lavorare con Governo e Istituzioni per tutelare e valorizzare il patrimonio italiano in termini know-how manifatturiero a 360° nei nostri settori. I temi su cui è necessario continuare a lavorare per permettere una crescita non solo del Fashion ma di tutto il Sistema Paese sono di diversa natura, cito alcuni fra i principali: favorire il reshoring della produzione, incentivando le aziende a ritornare in Italia in modo da arricchire tutto il tessuto economico e creare lavoro».

Come?

«Valorizzando il Made in Italy all’Estero, per non perdere il terreno faticosamente guadagnato negli anni; favorendo la crescita dimensionale delle aziende, attraverso fusioni, unioni o aggregazioni di diversa natura, per rafforzarne la portata finanziaria ed essere pronti ad affrontare le sfide future, come ad esempio quella della digitalizzazione».

Supportare il c.d. “ultimo miglio” della filiera, vuol dire mettersi dalla parte di piccole e medie imprese che costituiscono il tessuto economico del Fashion Made in Italy…

«Confindustria Moda rappresenta un sistema di oltre 60.000 aziende e 585.000 lavoratori. La forte interconnessione che caratterizza la nostra filiera, prevalentemente composta da piccole e medie imprese, è dettata dal fatto che siamo l’unico Paese al mondo, insieme alla Cina, a vantare una filiera integrata a monte e a valle».

Quando la ripresa?

«Fare previsioni precise sul futuro è molto difficile, in quanto dipende da fattori al di fuori del nostro controllo. Dalle indagini svolte dal nostro centro studi emerge con chiarezza la grande difficoltà in cui versa il settore, la cui perdita annuale è stimata attorno ai 29 miliardi».

Quale sarà il futuro del comparto?

«Molto dipenderà dalla capacità che avranno le aziende di lavorare all’unisono e di fare sistema, per mettere insieme le proprie forze e raggiungere obiettivi impossibili. Sarà strategico anche far ripartire il sistema delle Fiere, momento chiave per incontrare i buyer internazionali e garantire la continuità del business».

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