• martedì, 4 Ottobre 2022

Bolla e salary cap per contrastare le perdite economiche: il calcio italiano guarda all’Nba

DiMariano Boero

26 Novembre 2020 , , , , ,

La pandemia ha colpito anche la lega sportiva più seguita al mondo, quella del basket Nba. Ma le strategie dell’organizzazione americana hanno permesso di limitare di molto i danni e ora rappresentano un modello per tutti gli sport professionistici. Anche per il calcio nel nostro Paese. I numeri dicono che le entrate dell’Nba sono scese del 10% a causa del coronavirus. Nella stagione 2019/20 i ricavi sono stati pari a 8,3 miliardi di dollari (7,1 miliardi di euro). Tra le perdite più rilevanti ovviamente, la riduzione di 800 milioni di dollari legata alla vendita dei biglietti e di 400 milioni di dollari in sponsorizzazioni e merchandising. Ma come si è potuta salvare la stagione? Grazie alla cosiddetta bolla, in cui per quasi 100 giorni circa 300 giocatori e più di 1500 persone tra staff, medici, giornalisti, addetti alle pulizie, arbitri, familiari, ospiti, si sono riuniti in un solo luogo, le strutture di Disneyworld in Florida, con zero casi di positività al Coronavirus registrati. I costi per l’operazione bolla sono stati di 180 milioni di dollari ma secondo Sports Business Daily, l’investimento ha evitato perdite pari a 1,5 miliardi di dollari. Grazie a questa imponente organizzazione infatti sono stati onorati i contratti televisivi e gli accordi con gli sponsor, sono state aggiunte entrate grazie ai 60.000 virtual-fan che hanno riempito i maxischermi a bordocampo e agli sponsor virtuali. Oltre agli sponsor fisici presenti sui campi da gioco. «Sapevamo che ciò avrebbe richiesto un enorme sacrificio da parte di tutti ma è andata meglio di quello che avevamo immaginato. I giocatori hanno affrontato questa situazione in un modo più vivace di quanto pensassimo», ha detto il Commissioner Nba Adam Silver.


Con l’allarme Pandemia che sembra non accennare a diminuire, sono in molti a ipotizzare una bolla anche per concludere il campionato di calcio di serie A anche se il periodo interessato andrebbe ben oltre i 100 giorni spesi in Nba.
Ma c’è un altro aspetto del modello Nba che incuriosisce il calcio italiano, alle prese con una perdita economica senza precedenti nonostante l’arrivo di denaro fresco (1,7 miliardi di euro) dalla creazione di una media company per la cessione dei diritti tv con il coinvolgimenti di fondi di investimento. Si tratta del salary cap, un tetto agli stipendi milionari dei calciatori. In Nba esiste da anni ed è stato fissato per i prossimi tre anni in 109 milioni di dollari per ogni società. Ma questo meccanismo, che garantisce di non spendere cifre fuori mercato, di contro non permetterebbe ai team di ingaggiare i giocatori migliori che, inevitabilmente, potrebbero preferire ricche offerte straniere. Sarebbero disposte le nostre squadre a questo sacrificio in nome della sostenibilità?   

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