• lunedì, 3 Ottobre 2022

841 mila persone senza lavoro, per lo più donne e sotto i 50 anni con contratti a tempo determinato, ma il 2021 accende loro una speranza. «Il calo del 3% sulle assunzioni non è negativo» rassicura Domenico Parisi Presidente di Anpal

Allarme per i contratti a tempo determinato. Rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, nel secondo trimestre del 2020, 841 mila persone hanno perso il lavoro: 371 mila sono uomini e 470 mila donne. Di questi 416 mila hanno tra i 15 ed i 34 anni, 424 mila tra i 35 ed i 49, circa 1000 sono over 50. «Ad essere colpiti sono stati soprattutto i giovani – commenta Domenico Parisi Presidente di Anpal – perché muovono i primi passi nel mondo del lavoro, una fase caratterizzata da contratti prevalentemente a termine e da tanti cambiamenti».

La previsione del report mensile di Anpal e Unioncamere sulla situazione attuale del mercato del lavoro dà però loro una speranza…

«Sì, in conseguenza della natura transizionale del mercato del lavoro e della necessità di nuove competenze da parte delle imprese, un terzo delle assunzioni si concentra proprio sui giovani».

Dall’analisi ne viene fuori anche che è difficile reperire under 29 specialisti in marketing e scienze informatiche.

«Dalle università italiane i ragazzi escono formati anche in modo eccellente ma spesso mancano di quella specializzazione che solo uno stretto rapporto con le imprese può dare».

La pandemia quanto ha influito sulle assunzioni?

«L’ incertezza del momento ha fortemente condizionato i piani di sviluppo delle imprese, ma il calo del 3% non è un dato particolarmente negativo».

Il mercato del lavoro va incontro ai lavoratori?

«Ci troviamo di fronte al paradosso che ci sono più posti disponibili che persone con le competenze adeguate. In Italia il 65% delle professioni più richieste, in larga parte non disponibili, sono quelle con diploma o qualifiche tecnico-professionali: il gap è del 20%».

Come risolvere il problema?

«Una cosa molto simile si è manifestata anche negli Stati Uniti ed è stata affrontata con interventi di formazione realizzati in partenariato tra strutture pubbliche e imprese. Ed è quello che Anpal intende fare con la creazione delle Industry Academy».  

Tra i titoli di studio che offrono maggiori sbocchi lavorativi, il diploma “vince” sulla laurea.

«Complessivamente il sistema produttivo italiano richiede personale per tre quarti qualificato. Le previsioni di assunzione riguardano nel 16% laureati, nel 34% figure con diploma e nel 24% con qualifica. In questo contesto grande è il successo degli ITS: in Italia i giovani che partecipano a questi corsi sono cica 15 mila, pochi rispetto a Germania e Francia, con un tasso di collocamento superiore all’85%».

Tra le 10 professioni più richieste artigiani e meccanici sono agli ultimi posti. Perché?

«In passato per svolgere queste mansioni era sufficiente l’istruzione dell’obbligo oggi non è più così. Con il processo di digitalizzazione e lo sviluppo tecnologico numerose attività tradizionalmente operaie si sono evolute e necessitano di livelli di qualificazione ed istruzione più elevati. Le imprese ne hanno bisogno proprio per rilanciare la tradizione manufatturiera del nostro paese, ma sono difficilissimi da trovare, occorre formarli».

In cima alla classifica invece addetti nelle attività di ristorazione, nei servizi di pulizia…

«Queste figure professionali, sottoposte ad un fortissimo turn over, seguono l’andamento stagionale del mercato».

Ci sono buone notizie per i precari ventennali di Anpal?

«Sì, c’è un piano di stabilizzazione che stiamo realizzando e a breve verrà concluso».

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