• lunedì, 3 Ottobre 2022

In Campania sinergia tra quattro associazioni di categoria a sostegno delle imprese. Molte chiudono altre non hanno i requisiti per accedere ai ristori: è lotta comune

Annunciano battaglia le tante piccole e medie imprese costrette a chiudere a causa del Covid in Campania. Casartigiani, CLAAI, Confartigianato ed Unimpresa hanno deciso di portare avanti insieme le istanze dei tanti imprenditori disorientati e con le spalle al muro.

Diverse le proposte che le quattro Associazioni di categoria intendono portare al tavolo della trattativa istituzionale: le misure adottate a sostegno delle imprese sembrano senza una prospettiva di rilancio e prive di un approccio economico di più ampio respiro.

«C’è bisogno di un ristoro vero che potrebbe essere l’annullamento, per l’anno 2020 e 2021, delle imposte locali IMU – TARI – TASI – TOSAP – spiega Demetrio Cuzzola, Presidente Unimpresa Salerno – in subordine si potrebbe andare incontro agli imprenditori con la riduzione delle aliquote del 50% e la sospensione di tutti i versamenti dovuti, fino al 31 dicembre 2021».

Altro punto spinoso della crisi economica causata dalla pandemia Covid-19 è l’impossibilità per tantissime micro imprese di accedere agli aiuti previsti dai vari DPCM che si sono succeduti.

In particolare si fa riferimento a tutte quelle attività che, seppure rientranti nelle categorie economiche previste dagli allegati riferiti ai Codici ATECO, non hanno i requisiti richiesti in quanto esercizi avviati dopo il mese di aprile 2019, periodo di riferimento previsto dal Governo.

«Non solo – aggiunge Cuzzola – sebbene siano già stati apportati dei correttivi nell’ultimo DL “Ristori”, molte di queste attività continuano ad essere escluse in quanto l’apertura della relativa  partita IVA è datata negli ultimi mesi del 2018 anche se l’attività è iniziata nel corso del 2019».

Questo è il caso di tutte quelle imprese nate nelle regioni del Mezzogiorno che hanno aderito a sostegni statali come “Resto al Sud” che, nel dettaglio, prevedono la costituzione di società o di ditte individuali all’atto dell’approvazione senza finanziamenti che saranno erogati successivamente mediante la presentazione di stato di avanzamento delle attività previste dai progetti approvati.

Un esempio è dato da un’attività che ha presentato il progetto nel secondo semestre 2018 e che, post verifica, ha ottenuto l’approvazione nel mese di ottobre dello stesso anno, potendo costituire la società, con iscrizione alla Camera di Commercio e apertura partita iva nel mese successivo, ottenendo la delibera di finanziamento nel mese di marzo 2019.

«Tra inizio lavori ed acquisto attrezzature – conclude Cuzzola – l’attività con incasso di corrispettivi o fatture di questa PMI è iniziata non prima del mese di ottobre 2019, il che vuol dire che è sistematicamente esclusa da ogni beneficio nonostante abbia dovuto interrompere la sua attività  a causa della pandemia. Non sopravviverà. Per questo si chiede ancora una volta di operare per una revisione del DL Ristori inserendo in tempi rapidissimi la possibilità di accesso ai benefici a tutte le aziende rientranti in questi casi».

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