• domenica, 2 Ottobre 2022

Educazione finanziaria: «In Italia il 42,8% risparmia, ma solo il 27,8% pianifica», dice Germana Martano, Direttore generale Anasf

Dall’alfabetizzazione finanziaria dipendono stabilità economica e benessere collettivi. E non si tratta solo di apprendere conoscenze necessarie a gestire i propri risparmi. «Certo, le competenze statisticamente migliorano il rendimento degli investimenti di chi le possiede: chi è finanziariamente educato risulta più attento, conosce i propri limiti e diversifica le risorse», dice Germana Martano, direttore generale Anasf, l’associazione nazionale dei consulenti finanziari. «Ma si tratta di nozioni utili a tutti». In Italia, come attestano i diversi progetti dell’associazione, da poco più di un decennio l’attenzione in proposito è tesa a colmare la distanza che ci separa da altri Paesi, europei e non.
«In questi ultimi mesi così difficili per l’economia reale l’approccio dei risparmiatori è molto cauto. Sono diminuiti i consumi e al contempo si sono accumulate risorse sui conti correnti. A ottobre 2020 le giacenze hanno superato i 1.700 miliardi (dati Abi): in Italia risparmia il 42,8% dei cittadini ma, secondo i dati OECD-INFE, solo il 27,8% pianifica nel lungo periodo. È importante che di fronte all’incertezza si compiano scelte di investimento ancora più consapevoli, in linea con i propri obiettivi e con l’aiuto del consulente».


A che punto siamo in Italia in fatto di educazione finanziaria?
«C’è ancora molto da fare, considerato lo scarso livello di alfabetizzazione in questo senso degli italiani. Tuttavia il tema ha trovato spazio negli ultimi anni sia nell’agenda della politica sia in quella del mondo finanziario».
Quali sono gli obiettivi?
«Dopo una sorta di chiamata alle armi di 15 anni fa da parte della Banca d’Italia, Anasf ha avviato un importante progetto per le scuole, che oggi ha raggiunto risultati ingenti. Siamo convinti che una maggiore cultura e consapevolezza negli investitori di domani possa contribuire anche alla stabilità del sistema generale. La Carta dei diritti dei risparmiatori, da noi realizzata nel 2005, anticipava alcuni principi di un corretto comportamento finanziario tuttora centrali nella relazione tra il consulente e i risparmiatori».
All’estero la situazione è diversa?
«Dove tra i ragazzi delle scuole si registrano risultati migliori in matematica, si osservano esiti affini anche in ambito finanziario. In Paesi come la Gran Bretagna o gli Usa incide inoltre la vicinanza con mercati sviluppati: dove si parla di fondi pensione fin dal primo ingresso nel mondo del lavoro è solitamente riscontrata una cultura finanziaria mediamente più alta. Storicamente c’è un gap culturale e colmarlo richiede tempo».
Come sensibilizzare le nuove generazioni e gli adulti?
«Molte delle nostre attività si rivolgono alle scuole superiori, mentre altre – come Pianifica la mente – puntano a target e a esigenze di risparmiatori adulti. La via più efficace oggi è entrare nelle scuole, dove la nostra esperienza ci dimostra che i giovani sono particolarmente ricettivi se sollecitati nel modo giusto, partendo ad esempio dal concetto di ciclo di vita e dalle loro piccole esigenze di consumo e risparmio. Dal 2009 a oggi i progetti di Anasf hanno coinvolto oltre 35mila studenti e i risultati sono assolutamente soddisfacenti».


Che cosa farebbe/cambierebbe subito, o comunque come prima cosa, per ridurre il gap tra Italia e altri paesi?
«In Italia, nel 2017, è stato istituito un Comitato per pianificare e coordinare le attività di educazione finanziaria nel Paese, sia direttamente sia in collaborazione con organizzazioni pubbliche e private, ma nel nostro Paese non è una materia obbligatoria e non fa parte del programma scolastico. Tuttavia, le scuole possono partecipare a diverse iniziative. Con il progetto economic@mente Anasf sta riscontrando grande seguito ma un progetto da solo, o in asincrono con altri, non basta. La strada giusta è quella della collaborazione tra enti pubblici e privati e la costanza delle iniziative».
Con il Recovery fund arriveranno fondi, c’è qualcosa che potrebbe essere veicolato per aumentare l’alfabetizzazione e ridurre la fragilità finanziaria?
«Il piano italiano per accedere ai fondi previsti dal Recovery Fund prevede tra le linee guida anche il settore “Istruzione, formazione, ricerca e cultura”. Data la bassa alfabetizzazione finanziaria del Paese potrà dunque essere l’occasione per approfondire anche questo tema. Tra i principali obiettivi quantitativi indicati dal Governo ci sono il raddoppio del tasso di crescita dell’economia italiana portandolo dalla media del +0,8% a un livello in linea con la media europea dell’1,6% e l’aumento degli investimenti fino al 3%. Va da sè che per raggiungere questi obiettivi è necessario puntare anche sull’istruzione: in Italia i laureati sono il 27,6% contro la media europea del 40%. Digitalizzazione dell’istruzione, lotta all’abbandono scolastico, politiche mirate ad aumentare i laureati non confliggono di certo con un incremento anche dell’alfabetizzazione finanziaria dei ragazzi».

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