• lunedì, 3 Ottobre 2022

«Hôtellerie in rosso: prevista una perdita di oltre 14 miliardi», dice BERNABÒ BOCCA, Presidente di Federalberghi

Nuova battuta d’arresto per il settore alberghiero. I divieti e le restrizioni imposte per il contenimento della pandemia mettono in seria difficoltà albergatori e operatori del turismo, che speravano di poter tirare un sospiro di sollievo dopo il difficile anno che sta per concludersi.
«I viaggi sono fermi, i flussi dall’estero sono praticamente inesistenti. Con le limitazioni per le festività natalizie pensiamo che anche il turismo interno subirà un poderoso colpo di freno», spiega Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi e di Sinahotels.
«Il Natale sulla neve, come immaginario vacanziero degli italiani, sembra destinato a tramontare e credo che tutti noi dovremo tenere duro ancora per un po’».

Sina Villamatilde


Come si possono quantificare le perdite subite dal settore?
«Per gli albergatori sono soprattutto danni psicologici ed emotivi, visto che molti di loro rischiano di dover rinunciare a un’attività – in molti casi portata avanti da generazioni – a causa di fattori estranei alla capacità della propria impresa. Il calo di fatturato del comparto ricettivo è stato del 52% nel periodo da gennaio a settembre 2020, ma purtroppo il crollo riguarda anche l’ultimo trimestre».
Di quanto è sceso il giro d’affari?
«Sono e resterò un ottimista, ma le previsioni sono a dir poco drammatiche. Secondo le valutazioni del Centro studi di Federalberghi, alla fine del 2020 il fatturato degli esercizi ricettivi italiani registrerà un calo complessivo del 57%, con una perdita di oltre 14 miliardi di euro».
Quanti lavoratori stagionali hanno perso il lavoro durante la stagione estiva e quanti rischiano di perderlo in quella invernale alle porte?
«Basti considerare che nel mese di ottobre alberghi e ristoranti hanno utilizzato 51 milioni di ore di cassa integrazione. Il che equivale a dire che 295mila lavoratori sono stati forzatamente sospesi dalla loro occupazione nel settore. Tutto ciò contro i 30,5 milioni di ore utilizzate invece in settembre».
Che cosa ne pensa delle politiche di welfare e della cassa integrazione, sono un valido aiuto o secondo lei dovrebbero esserne messi in campo altri?
«In un momento come questo meno male che ci sono, ma se dovessi dire che sono sufficienti non sarei sincero. Tra l’altro i tempi burocratici sono estenuanti e spesso l’albergatore si trova a dover anticipare la quota della cassa integrazione per consentire ai propri collaboratori di andare avanti. Sicuramente si potrebbe fare di più e in modo più mirato».

Sina Villa Medici


Quali richieste andrebbero fatte al Governo per aiutare in modo concreto il settore?
«La crisi è così grave e sono talmente tante le aziende che hanno bisogno di sostegno che, a nostro avviso, non ci sono più fondi, si è davvero raschiato il fondo del barile. Quello che chiediamo è che al posto di distribuire qualche migliaia di euro a fondo perduto, si facciano piuttosto prestiti a vent’anni all’1% con la garanzia pubblica. Siamo disponibili a “comprarci” il tempo perché avere una prospettiva a lungo termine è ciò che serve qui e ora per aiutare gli imprenditori a sopravvivere e a continuare a crescere».
Lei rappresenta una categoria, ma è anche imprenditore del settore: personalmente in che modo sta affrontando questo difficile periodo professionale?
«Con la mia famiglia abbiamo 12 hotel di lusso su tutto il territorio italiano. Purtroppo oggi il problema è la sopravvivenza perché l’hotellerie italiana è sotto assedio. Per molti alberghi vi è anche il rischio che possano diventare oggetto di interesse per le organizzazioni mafiose che speculano sulla crisi. Questo è un tema che va preso in seria considerazione, sia dal Governo sia dalle istituzioni in genere. Bisogna evitare che l’Italia vada in saldo, e questo vale per tutti i settori».
Volgendo lo sguardo al futuro quando pensa che il settore potrà ripartire e tornare ai fasti di un tempo?
«Dirlo sarebbe un azzardo. Questo inferno finirà, la ripartenza ci sarà e in quel momento dovremo trovarci pronti. Ma siamo assolutamente certi della ripresa e che sarà sicuramente straordinaria».

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