«Se non ripartiamo, in bilico più di 100mila posti di lavoro», Tiziano Pesce, Vice Presidente Uisp

Un milione e 300mila soci, 16.500 associazioni e società sportive affiliate, 119 comitati territoriali e 19 regionali sparsi in tutta Italia. Sono questi i numeri dell’Uisp, l’Unione italiana sport per tutti. «I bilanci sono ormai al collasso», dice Tiziano Pesce, vicepresidente nazionale. «Il mondo dello sport di base è senza dubbio quello che sta pagando più di tutti le conseguenze della tremenda pandemia. Si tratta dell’associazionismo di promozione sociale, vero capitale dello sport italiano, quello di prossimità, vicino alle famiglie, ai cittadini di ogni età, ai quartieri delle città, alle aree interne, una vera rete di protezione sociale delle nostre comunità».
Per tutti ha colpito durissimo, per voi forse anche di più
«Il nostro volume economico si può stimare per ogni stagione in oltre 1 miliardo di euro e punta quasi a raddoppiare con tutto l’indotto: in tutto contiamo oltre 100 mila occupati».


In questa situazione vi sentite poco considerati rispetto allo sport professionistico?
«La promozione sportiva rappresenta oltre 7 milioni di associati, il doppio del numero dei tesserati delle federazioni sportive, e riceve meno del 5% delle risorse pubbliche complessive. Insieme alle nostre associazioni e società sportive dilettantistiche affiliate costituiamo una delle trame più forti su cui poggia la coesione sociale dell’intero Paese. Crediamo che si debba arrivare a un capovolgimento del paradigma, investendo le giuste risorse che sino a oggi sono destinate ad alimentare il vertice e non il contrario. Lo sport professionistico, almeno in alcune discipline, è ormai diventato altro, spettacolo e interessi ben distanti dall’associazionismo sportivo di base…».
Che cosa chiedete?
«Che il legislatore si assuma davvero l’impegno di superare la disparità di trattamento, colmando il vuoto sul riordino della governace dello sport, che si è purtroppo registrato con la non approvazione del primo dei sei decreti passati all’esame preliminare del Consiglio dei Ministri».
Avete avuto conforto dai decreti ristori: può bastare?
«Il Governo, bisogna riconoscerlo, con il ministro per lo Sport Vincenzo Spadafora in testa, ha mostrato attenzione – sin dai primi giorni di stop forzato a marzo – allo sport di base, alle associazioni e società sportive dilettantistiche, ai collaboratori sportivi, sino a quel momento “lavoratori fantasma”. Il settore però, con le ulteriori restrizioni e blocchi, è davvero in grande sofferenza e le misure di sostegno a fondo perduto previste non sono più sufficienti. Non sempre e non tutte le Regioni, poi, stanno facendo la loro parte in maniera efficace».


Quali sono le altre richieste necessarie per fronteggiare l’emergenza?
«A questo punto occorrono sostegni che siano realmente commisurati ai bilanci delle associazioni e società sportive, ma anche dei livelli territoriali organizzati degli Enti di promozione sportiva, sino a oggi minimamente supportati. E poi accanto al Governo centrale anche le Regioni facciano la loro parte e svolgano un ruolo di coordinamento per le azioni da mettere in campo da parte degli Enti locali, insieme al sistema dell’ANCI. Penso, ad esempio, al tema delle concessioni degli impianti sportivi pubblici e dei tributi locali».
Se l’Uisp non si riprende, quali sono i rischi?
«Quello più alto è di perdere una parte cospicua di quel grande capitale sociale rappresentato dalle realtà sportive del territorio, perché i sodalizi di base faranno fatica a ripartire, a riaprire le proprie sedi, gli impianti sportivi su cui tanti investimenti sono stati fatti. Si registrerà una forte crisi occupazionale mentre anche i legami sociali e coesivi delle nostre comunità saranno ancora più deboli, più insicuri. L’attività motoria è generatrice di benessere fisico, psichico e sociale. Sarà necessario ricostruire il Paese dopo questa bruttissima pandemia e lo si potrà fare al meglio proprio se si potrà contare sullo sport di comunità, coesivo, inclusivo, educativo che garantisce salute».
Vi siete organizzati con misure di sicurezza e più volte avete detto che lo sport è sicuro.
«L’auspicio, ovviamente, è che con il nuovo anno arrivino le conferme di quanto in queste settimane anticipato dalla comunità medico-scientifica internazionale riguardo l’efficacia dei vaccini e l’avvio della loro somministrazione. Così come il 2021 possa portare una ripartenza delle attività e degli impianti sportivi. Con la rigida e scrupolosa osservanza dei protocolli anticovid emanati dai singoli organismi sportivi nazionali, avevamo già dimostrato fra settembre e ottobre che i luoghi in cui praticare sport di base sono in assoluto fra i più sicuri».
Qual è la sfida più importante per il nuovo anno?
«Sicuramente proseguire nel nostro dovere di rappresentanza facendo pressione su Governo, forze parlamentari e reti sociali affinché arrivino i giusti ristori ma anche un vero e proprio piano nazionale pluriennale di sostegno allo sport sociale per ripartire. Questo si potrà fare andando a prendere risorse dalla voce relativa agli investimenti per le politiche di prevenzione della salute e allocandole nella promozione dell’attività motoria, intervenendo anche nel rapporto tra scuola ed extra scuola. E inserendo nel documento sulla Next Generation EU progetti che riguardino lo sport nell’ambito dell’inclusione e della transizione ecologica».
Come fare, in questo momento, ad avvicinare ancora più persone allo sport di base?
«Per quanto ci riguarda, metteremo a disposizione tutte le nostre energie con disponibilità, spirito di collaborazione e creatività. Non dimentichiamo che l’Italia registra uno dei più alti tassi di sedentarietà d’Europa: per avvicinare più persone allo sport credo si debba partire proprio dallo slogan che come Uisp abbiamo scelto per accompagnare questa stagione sportiva: “Capovolgere il futuro”. Guardiamo a un orizzonte nuovo per la pratica motoria e sportiva, serve una riforma in grado di consolidare un cambio di passo di uno dei grandi fenomeni del nostro tempo e di riconoscere in concreto, anche legislativamente, il valore sociale dello sport».