L’impatto della crisi da Covid-19 sull’accesso al mercato dei capitali delle PMI italiane

La nuova pubblicazione diffusa oggi sul sito della Banca d’Italia evidenzia una serie di punti in merito all’impatto della crisi da Covid-19 sull’accesso al mercato dei capitali delle PMI italiane. «L’elevato numero di imprese che continuano ad essere idonee alla quotazione e le nuove ammissioni al mercato AIM Italia di fine 2020 – evidenziano Giuseppe Buscemi, Simone Narizzano, Francesco Savino e Gianluca Viggiano – fanno ipotizzare che la tendenza alla quotazione in borsa possa riprendere dopo che gli effetti della crisi da Covid-19 si saranno esauriti».

Il documento sottolinea come le PMI italiane abbiano fatto ricorso più al finanziamento bancario e meno alla raccolta di capitale di rischio. Ciò ha contribuito a un sottodimensionamento del mercato borsistico italiano rispetto alle altre economie avanzate. Il rapporto tra capitalizzazione di mercato e PIL in Italia a fine 2019 era al 36%, più del 100% in Francia e nel Regno Unito e più del 50% in Germania.

E’ anche evidente come sia aumentato negli ultimi anni il numero di ammissioni in borsa di PMI, anche grazie a misure legislative e di mercato che hanno ridotto gli oneri di quotazione, fra cui la creazione del mercato AIM Italia per imprese di minori dimensioni e ad alto potenziale di crescita. La prima ondata della pandemia e la conseguente crisi economica hanno interrotto tale tendenza. L’analisi di un vasto campione di PMI italiane, di cui 88 imprese ammesse ad AIM Italia tra il 2013 e il 2019, ha consentito di individuare il profilo tipico della PMI che decide di quotarsi in borsa. Il profilo è stato utilizzato per stimare il numero delle PMI quotabili: quasi 2.800 PMI non finanziarie con caratteristiche idonee alla quotazione prima della pandemia, prevalentemente di medie dimensioni e attive nella produzione di macchinari di impiego generale, nell’industria alimentare e nel commercio all’ingrosso (no veicoli). Con le simulazioni sui bilanci aziendali 2020 (che contengono gli effetti della prima ondata pandemica) e un’analoga stima per il 2021, il numero delle imprese quotabili rimarrebbe superiore a 2.000 anche a inizio 2021, nonostante gli effetti della crisi sanitaria riducano del 20-25% il numero di PMI idonee alla quotazione.