• martedì, 4 Ottobre 2022

PNRR: 6 miliardi in meno alla transizione 4.0. Villa, Deloitte: «Sono spariti anche i soldi destinati al Patent Box»

Meno soldi alle imprese nella nuova bozza del PNRR. L’ultima versione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza applica un taglio considerevole al progetto transizione 4.0: gli incentivi riservati alle imprese per investimenti in beni materiali e immateriali, ricerca e sviluppo, innovazione, design, green e formazione scendono da 24,8 a 18,9 miliardi. La differenza sarà finanziata con il bilancio dello Stato, in che modo? «Se aumentando deficit o tasse non è ancora chiaro», dice Ranieri Villa, Gobal Investment and Innovation Incentives Leader di Deloitte Italia.

C’è qualche altra sottrazione nel nuovo PNRR?

«I 5,8 miliardi destinati al Patent Box (tassazione agevolata dei redditi derivanti da brevetti, know-how, software) sono spariti. Sono aumentati, invece i fondi per il turismo che passano da 3 a 8 miliardi: pochi in entrambi i casi, considerando le perdite subite da un settore trainante per il Paese. La Francia ha predisposto un piano da 15 miliardi per questo settore».

Come aumentare la competitività del nostro Paese?

«Impiegando questi fondi in investimenti giusti altrimenti sarà solo un aiuto immediato che servirà a ben poco. Questi soldi saranno erogati in tranche e, dopo la prima, le successive saranno distribuite a condizione che i target intermedi siano raggiunti in modo soddisfacente. L’execution sarà fondamentale ma non dobbiamo dimenticarci che l’Italia ha sempre avuto dei risultati piuttosto deludenti nell’utilizzo dei fondi UE. I progetti sono troppi e la frammentazione rischia solo di ridurre l’impatto sulla crescita. Manca un disegno organico e coerente che si concentri sulla competitività delle imprese e che consenta di ottenere una crescita che renda il debito sostenibile. Inoltre le best practice internazionali ci hanno insegnato che se si vogliono ottenere degli impatti sulla crescita del PIL non è sufficiente concedere sussidi pubblici ma bisogna aumentare la competitività delle imprese stimolando la ricerca e lo sviluppo, gli investimenti privati ma di qualità (4.0 e sostenibili) per generare nuova ricchezza».

La fetta più grande del Recovery fund, il 28%, sarà destinata all’Italia. A disposizione 196 miliardi. In tutto sarebbero 209, di cui 82 a fondo perduto e 127 da restituire in dieci anni…

«Quei 127 sono un debito che si aggiunge a quello che già abbiamo, ulteriormente incrementato dalle varie manovre del Governo. Sono soldi che restituiremo non solo noi ma i nostri figli, quindi sarebbe bene spenderli in investimenti che diano un ritorno: infrastrutture, ricerca, sviluppo, innovazione. Gran parte dei decreti del 2020 hanno destinato risorse a compensare gli extra costi delle imprese causati dalla pandemia e a sostenere le famiglie, ma non si è trattato di manovre volte a far ripartire la crescita e a evitare a medio lungo termine l’aumento della disoccupazione e un crollo dei consumi».

Quali sono i dubbi sull’efficacia degli aiuti che saranno introdotti?

«Gli incentivi funzionano quando sono automatici, semplici, stabili nel tempo. Devono essere comunicati con largo anticipo perché le imprese hanno bisogno di pianificare i propri investimenti a medio lungo termine. Faccio questa premessa per dire che il Recovery Fund poteva essere la buona occasione per rendere permanente, per esempio, il Credito Ricerca e Sviluppo, un settore nel quale investiamo già poco, siamo al di sotto della media europea. Meritava un orizzonte allungato che ci consentirebbe di stimolare la crescita del Pil e invece con la Legge di Bilancio 2021 è stato esteso solo di due anni. Una scelta in controtendenza rispetto al resto del mondo. In questo modo si andrà ad incentivare solo chi la ricerca la faceva già prima e l’avrebbe fatta comunque. Non è uno stimolo alla crescita».

Come favorire il reshoring?

«Gli incentivi per gli investimenti 4.0 sono sicuramente uno stimolo al reshoring e anche il Patent box è stato uno strumento che ha funzionato per non delocalizzare all’estero gli intangibili e avrebbe avuto anche l’obiettivo di farli rientrare. Ma per reshoring effettivo servirebbe un incentivo ad hoc che dubito possa essere finanziato con le risorse UE visti i rigidi criteri di eliggibilità dei progetti».

Cosa ne pensa del Fondo per il sostegno e il rafforzamento del capitale delle start up e PMI innovative?

«Le start-up hanno dimostrato di essere un ottimo strumento per stimolare l’innovazione e per creare nuove imprese ed in Italia sono stati introdotti una serie di incentivi e di semplificazioni che rendono il nostro Paese un luogo interessante per la costituzione di una start-up ma questi strumenti andrebbero potenziati sicuramente aumentando la percentuale di deduzione per gli aumenti di capitale effettuati dai soggetti IRES»

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