• domenica, 2 Ottobre 2022

Calcio francese a rischio bancarotta: previste perdite per 800 milioni

Trema la Francia del calcio. Dopo la chiusura anticipata della scorsa stagione per il Covid-19, è saltato il contratto sui diritti televisivi con Mediapro, che valeva quasi 900 milioni di euro a stagione. Ma, ovviamente, non è tutto qui. La DNCG, l’organizzazione responsabile del monitoraggio dei conti delle società di calcio professionistiche in Francia, ha stimato perdite pari a 800 milioni di euro per i club della Ligue 1, la massima serie francese, alla fine della stagione in corso. «Senza una drastica riduzione degli stipendi non c’è possibilità di sostenere l’attuale modello», ha spiegato Jean-Marc Mickeler, numero uno dell’organizzazione. Gli stipendi dei calciatori sono infatti la principale voce di spesa per i club francesi di Ligue 1 e Ligue 2 e riguardano più del 50% dei costi. Al fine di trovare una soluzione, i vertici della Lega calcio francese, con alcuni presidenti di club insieme al sindacato dei giocatori francesi, hanno iniziato a discutere un sostanziale taglio nei salari nell’ordine del 30%. «Questo permetterebbe di tornare a una forma di equilibrio economico», ha detto Mickeler. Inevitabile adesso che il problema si sposti su un altro tavolo. Se il sindacato dei calciatori apre alla possibilità facendo sapere che faciliterà le cose pur specificando che ogni contratto andrà eventualmente modificato in maniera individuale, che cosa aspettarsi da parte dei big del campionato? Neymar, la stella brasiliana del Paris Saint-Germain, ha un ingaggio lordo di circa 36 milioni di euro a stagione. Il suo compagno Mbappé viaggia intorno ai 18 milioni. Saranno disposti a decurtare i loro faraonici compensi senza battere ciglio in nome della sostenibilità del movimento? Difficile, ma possibile. E ancora più possibile che la prossima estate si apra un domino di calciomercato con le squadre europee pronte a rivolgere il mirino sul campionato francese e a saccheggiare i pezzi più pregiati sfruttando il momento difficile. Il calciomercato, come la crisi, non guarda in faccia nessuno.

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