• giovedì, 2 Dicembre 2021

Alberto, Pres. Florovivaisti: «L’Italia è seconda per produzione in Europa, genera un valore di oltre 4 mld»

Non son tutte rose e fiori. Il settore florovivaistico, considerato una vera e propria miniera d’oro per le aziende italiane e in grado di generare 2,7 miliardi di euro, corrispondenti a quasi il 5% dell’intera produzione agricola, è messo in ginocchio dall’emergenza sanitaria. «Una stima del danno riferita al solo periodo di chiusura e includendo il settore della manutenzione del verde, è di circa 1,7 miliardi di euro», spiega Aldo Alberto, presidente dei Florovivaisti Italiani. «Comunque è difficile valutare precisamente i danni al settore del florovivaismo per tutto il 2020 perché sono strettamente legati alle tipologie produttive delle singole aziende, fra loro molto diversificate. Alcune sono state, infatti, gravemente colpite, mentre altre sono state in grado di recuperare nella tarda primavera dopo il lockdown».
Può farci qualche esempio per spiegarci meglio il problema?
«Chi produce fiori e fronde recise ha subito pesantemente lo stop delle festività, dei riti religiosi e civili e delle occasioni conviviali. Basti pensare che solo nel settore matrimoni ogni anno si celebrano 200mila cerimonie con una spesa media per il nostro settore di almeno duemila euro, che sono state azzerate dalla pandemia durante i mesi di marzo e aprile, ma che anche nei mesi successivi non sono riuscite a recuperare. Anche il comparto della produzione di piante per il canale Ho.Re.Ca – realizzando i materiali di base – orticole, frutticole, barbatelle per la vite – ha subito un contraccolpo importante. Nel periodo estivo è rimasta forte la riduzione della clientela di ristoranti, bar, hotel, catering, mense e le pesanti restrizioni tornate in vigore in autunno sono state il colpo finale, penalizzando anche la tradizionale offerta natalizia».


Quali aiuti sono stati dati dallo Stato al vostro settore e quali servirebbero per una rapida ripresa?
«Come per altri settori agricoli, non ci sono state misure specifiche di sostegno al settore, che ha ottenuto l’accesso alle agevolazioni contributive previste dal decreto rilancio per i soli dipendenti. Altre forme di supporto di tipo orizzontale, valide per tutti i settori economici colpiti, sono state il fondo perduto per il ristoro delle perdite previsto dal Dl Rilancio e il prestito cambiario ISMEA. La sospensione di rate e mutui è stata una misura importante, ma ha registrato ritardi nelle prime fasi dell’applicazione. Anche l’accesso al medio credito centrale per le garanzie statali ha subito alcuni ritardi rispetto alle necessità delle imprese. Alcune Regioni come Campania, Lazio, Toscana, Liguria e Piemonte hanno attivato forme di supporto al settore con risorse proprie».
Le vendite online sono state d’aiuto?
«Il mercato online ha dato certamente uno stimolo importante nell’ultimo anno per il settore, nonostante questo sia un canale ostico per i beni di consumo deperibili, su cui influiscono le diverse tipologie di trasporto. Mancano, al momento, piattaforme logistiche idonee, che consentirebbero un maggiore successo delle vendite green online».
Il mercato dei fiori veniva considerato una vera e propria miniera d’oro…
«I dati europei risalgono al 2018 e pongono l’Italia al secondo posto in Europa, con una produzione – come detto – calcolata sui 2,7 miliardi di euro. Si tratta di un risultato importante che, con il resto della filiera a monte e a valle, genera un valore economico importante, oltre 4 miliardi di euro. Se a questo si aggiunge che è il settore che impiega il maggior numero di addetti per superficie investita, si comprende anche perché si tratta di una realtà che può agevolmente fare da leva per l’economia italiana. Aggiungo, inoltre, che i 100.000 addetti delle aziende florovivaistiche sono anche tra i più specializzati di tutto il comparto agricolo».
Quali sono le previsioni che si sente di fare per il futuro del settore post emergenza?
«Dopo aver attraversato il periodo peggiore delle chiusure ed essere riusciti, con fatica, ad affermare l’importanza di alcuni principi generali per noi (ad esempio la deperibilità dei prodotti), si è ragionevolmente convinti di poter affrontare la primavera positivamente. Resta tuttavia possibile che i protagonisti del settore, nell’incertezza del periodo, sceglierà di investire mediamente meno rispetto agli anni passati».
Quando pensa che il settore potrà avviarsi verso una decisa ripresa?
«Molte imprese hanno contratto debiti pur di poter andare avanti e molte di queste avranno bisogno di anni per tornare ai livelli pre-crisi. Se parliamo di un trend generale di lungo periodo, riteniamo che l’evoluzione green sia già in atto e che sarà irreversibile. Toccherà alla politica e ai nostri amministratori saper cogliere le opportunità e stimolare una transizione di tutti i settori, con il florovivaismo in testa a far da guida».

Vendite giù fino al 95%, ma si spera in un riavvio in primavera
A farla da padroni nel settore sono i Paesi Bassi, che coprono da soli una produzione annuale pari a 10,3 miliardi di dollari, di cui 4 miliardi destinati all’esportazione, il 44% del totale mondiale. Lo scorso anno però la situazione purtroppo è stata ben diversa. Perché le vendite dei fiori sono crollate. Durante il lockdown, soltanto nel mese di aprile del 2020, sono stati mandati al macero 400 milioni di fiori, di cui 140 erano tulipani. Le vendite sono state dimezzate e le esportazioni di fiori dai Paesi Bassi sono diminuite del 26% verso gli altri Paesi europei e nello specifico del 61% verso l’Italia. Purtroppo non è toccata una sorte diversa al nostro Paese, che vede concentrate le aziende florovivaistiche per lo più in Toscana e in Liguria. L’ANVE, l’Associazione Nazionale Vivaisti Esportatori, ha stimato danni pari a un miliardo e mezzo di euro, con un invenduto dei prodotti pari al 95% solo nel mese di aprile 2020, un dato che mette a dura prova un settore che assicura un lavoro – tra diretto e indiretto – a più di 200 mila persone. Alle aziende non resta che attendere con fiducia l’arrivo della primavera, il periodo in cui viene realizzato il 70% del fatturato annuo, per tornare a lavorare a pieno ritmo riparando i danni inferti al settore dall’emergenza sanitaria. A sperare per dare una spinta al settore c’è anche chi lavora per portare in scena Euroflora 2021, l’esposizione di fiori e piante di tutto il mondo, pronta ad aprire i battenti dal 24 aprile al 9 maggio a Nervi, a Genova (a destra una passata edizione).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *