• martedì, 27 Settembre 2022

CALCIO Merighi, consulente finanziario: «Il consiglio? Investire in fondi azionari e piani di accumulo»

Pubblicità, immagine, denaro: chi punta sul pallone quasi sempre ha una buona resa. Ma chi è già in questo mondo e può vantare stipendi importanti come e quanto investe? Nella maggior parte dei casi poco e male. «I numeri parlano chiaro e sono impietosi. Sette giocatori su 10 a fine carriera sono in stato di povertà», spiega Andrea Merighi, consulente finanziario di Deutsche Bank specializzato nella gestione finanziaria dei calciatori professionisti. Una categoria di lavoratori particolare e senza dubbio con grandi privilegi. Ma ragazzi giovani, con redditi altissimi e poche conoscenze specifiche, senza una guida attenta possono rischiare tantissimo. Anche tutto. «Un ex giocatore che ha nel curriculum scudetti e coppe adesso fa il rider per una pizzeria. Se non si fa attenzione è facile finire in disgrazia».
E non tutti restano nell’ambiente
«Su 10 soltanto uno si ricolloca in modo profittevole nell’ambiente calcistico. Allenatori ce ne sono tantissimi e non sono solo ex calciatori; dirigenti anche, e tanti altri non hanno le capacità e le conoscenze per farlo».
Come fare, dunque, per non dilapidare patrimoni?
«A tutti indistintamente consiglio fortemente di fare piani di accumulo che interessino una percentuale del proprio reddito. Indicativamente si deve mettere da parte il 33% dei guadagni e vivere con il rimanente 67%. Vale per tutti, per i professionisti in particolare perché quello che viene accantonato diventa un salvadanaio che li salva quando si arriva a fine carriera. Va considerato che a 35 anni mediamente questa è finita».


Ovviamente cambia tutto in base all’età e a quando si inizia a investire
«Il percorso dei giovani è molto semplice. Si inizia a pianificare il loro futuro per tempo, accantonando parte del proprio reddito. Con i calciatori più “anziani” è molto più complicato. Spesso arrivano da me già con mille problemi e una serie di investimenti sbagliati a cui bisogna rimediare».
E spesso sono vittime di truffe…
«Intorno al calcio circola una platea di approfittatori che portano a fare operazioni folli. Ho visto giocatori segnalati come cattivi pagatori, protesti, pignoramenti. Investimenti sbagliati nel settore immobiliare che non sanno gestire. C’è chi li spinge a fare un mutuo e quando l’operazione immobiliare non va a buon fine si ritrovano da soli e in difficoltà. Ci sono stati anche alcuni denunciati per ricettazione, chi ha acquistato macchine che non sono mai state consegnate, proprietà comprate al triplo del proprio valore… In quel caso bisogna raccogliere i cocci, seguire le rogne e farli uscire dal pantano».
Quindi su che cosa investire?
«Decisamente nei fondi azionari. E, soprattutto per chi è giovane, anche con il massimo del rischio perché davanti hanno una carriera lunga. Più aumenta l’età, più deve diminuire il rischio per poter capitalizzare il guadagno».
E il mattone?
«L’investimento sul mattone oggi può avere un senso, certo nel 2008 era una follia e comunque esiste sempre il rischio di una possibile svalutazione, anche se al giusto prezzo può essere un buon affare. Accantonare è sempre vincente, soprattutto sul lungo periodo. Con un piano ben fatto ho la certezza che avranno i soldi per vivere bene».
E poi bisogna diversificare
«Assolutamente sì. La regola fondamentale per investire sui mercati è diversificare e ponderare il grado di rischio. E poi si può fare anche comprando immobili, opere d’arte, orologi o magari diamanti e oro. Fondamentale è avere sempre qualcuno che ti affianchi e che ti dia il reale valore di quello che vai a comprare».
Conta molto anche lo stile di vita: i calciatori hanno davvero le mani bucate come si dice?
«Sì, sono spendaccioni. Non è un luogo comune. Per questo è importante affiancarsi a un professionista perché devono essere obbligati a fare qualcosa. A meno che non abbiano in famiglia qualcuno con una formazione specifica. Ce ne sono alcuni bravi, ma sono una minoranza. La maggior parte vivono in un sistema che li porta a spendere tantissimo».

Ma di certo le banche sono più propense a dare credito a chi ha stipendi così alti…
«Dipende dai contratti e dall’età del giocatore. Ovviamente un ragazzo giovane e con tanti anni di carriera davanti non ha problemi. Per quelli a fine carriera le operazioni si basano sul tempo residuo contrattuale. Le faccio un esempio in cui una buona consulenza ha fatto la differenza. Un calciatore ha fatto un mutuo per l’acquisto di una casa. Aveva ancora tre anni di contratto e il mutuo è stato stipulato con una rata alta, ma solo per quattro anni. Nel momento in cui ha deciso di vendere questa casa si è trovato dei soldi importanti perché il mutuo lo aveva già terminato. Avesse avuto un mutuo ventennale sarebbe stato un problema…».
Non facciamo nomi ma… dica la verità: casi strani le sono capitati?
«Eccome. Una volta un ragazzo ha comprato un’auto sportiva di lusso in leasing e poi l’ha venduta, dimenticando che fosse in leasing. Così si è trovato con il debito dell’auto ed è stato accusato di truffa per aver venduto un bene non in suo possesso».
Tutto qui? Ci sarà anche di peggio…
«Vero. C’è chi ha noleggiato un aereo privato per andare a una cena romantica in Sardegna per poi tornare la mattina dopo per andare all’allenamento. Mi ha chiesto: “Ma ho speso troppo?”. Veda lei… Ora però lo stesso giocatore per qualsiasi spesa mi chiede se può o non può farla. Con il passare del tempo capiscono e danno valore alle cose. È chiaro che se nessuno gli spiega certe cose non le capiranno mai».
Ci saranno anche esempi virtuosi
«Certo, come quello che ha accantonato una somma tale da permettergli di realizzare il sogno di acquistare una cantina vinicola per poi creare un’etichetta propria. Ora sta vendendo i suoi prodotti sul mercato con buoni risultati. O un cliente che ha ricavato il 100% di guadagno dal proprio piano di accumulo».
La fiducia è fondamentale quindi
«Si instaura un rapporto importante. Mi viene chiesta qualsiasi cosa. Dall’assumere una tata per i figli al cambiare casa, fino a verificare se il prezzo di acquisto dell’arredamento sia o meno corretto».
Ma è vero che durante questa pandemia molti calciatori hanno rivisto priorità e ragionato diversamente sul futuro?
«Effettivamente qualcuno ha cominciato a pensare a che cosa fare un domani senza sport. In molti hanno iniziato a studiare, hanno fatto corsi online. Qualcosa è cambiato. Ma chi era abituato male ha continuato nelle sue cattive abitudini. So per certo che tanti hanno esagerato con acquisti su Internet per importi notevolissimi. La consapevolezza generale però è cambiata».
Una bella lezione per tutti?
«Dipende. I clienti che fanno soldi in maniera facile e rapida si comportano allo stesso modo. Anche gli imprenditori hanno comportamenti similari, ma per loro la vita professionale è molto più lunga. I calciatori hanno una carriera limitata e devono capire quali siano i passi giusti da compiere per essere soddisfatti anche finita l’attività agonistica. E non finire sul lastrico».

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