I megatrend cambiano le nostre abitudini e i modi di vivere. Si pensi all’e-commerce, oggi sempre più comune non solo per oggetti e abbigliamento ma anche per la spesa. Si tratta di evoluzioni di fondo destinate a proseguire anche dopo la fine della pandemia e da cui non si tornerà indietro. «Investire in queste trasformazioni significa puntare sull’economia del futuro che in molti casi fagociterà quella in cui siamo nati», spiega Massimiliano Malandra, autore insieme ad Andrea Forni del libro “Investire nei megatrend del futuro”. «Le ultime crisi hanno dimostrato le profonde interrelazioni tra le economie di tutto il mondo. Occorre quindi iniziare a cambiare il nostro classico approccio agli investimenti e puntare invece sui temi che sempre più prendono piede in tutto il mondo».

«Nel libro abbiamo individuato quattro mega trend: demografico, tecnologico, climatico e ambientale, geopolitico. Ciascuno di essi, al proprio interno, racchiude una serie di tendenze, tutte di lungo periodo che stanno già influendo sull’economia e più in generale sullo stile di vita e sul modo di pensare attuale. Di auto elettriche se ne parla sempre di più: pareva una moda da ricchi viziati quando Tesla ha debuttato sul mercato, ora la società statunitense è entrata nell’S&P500 e vale 621 miliardi di euro (752 miliardi di dollari): a fine 2020 la capitalizzazione complessiva delle società quotate in Borsa Italiana si attestava a 607 miliardi di euro. Ma auto elettrica significa anche altro: produzione di batterie elettriche, la loro continua evoluzione per aumentarne la potenza, la necessità del loro successivo smaltimento. Il lusso è un altro trend resiliente. Un brand famoso come Ferrari non perde valore nel tempo, è un simbolo e interessa una fascia di clientela che non soffre le crisi economiche. L’invecchiamento della popolazione reca con sé una miriade di trasformazioni, dalla minore necessità di scuole a quella di più cliniche per anziani, meno pediatri e più geriatri, una richiesta di abitazioni diverse da quelle cui siamo abituati, maggiore richiesta di cremazioni e non di spazi cimiteriali. Per non parlare della tecnologia delle comunicazioni, delle fonti di energia rinnovabile, delle fabbriche automatizzate, della difesa e delle guerre che saranno sempre più combattute a distanza con l’ausilio di più mezzi elettronici e meno umani. Insomma, una gran quantità di cambiamenti, molti dei quali li abbiamo sotto gli occhi e di cui ci accorgiamo pian piano, ma che moduleranno sempre più le nostre vite», continua Malandra.

Massimiliano Malandra

«Volendo contestualizzare la crescita delle energie rinnovabili e della Green Economy dobbiamo tornare al fattore demografico che sta mettendo in crisi la “capacità portante del Pianeta”. Sicuramente il futuro sarà più verde di oggi ma un’economia zero-carbon non potrà concretizzarsi prima del 2050-2060. L’industria pesante, che resta alla base dello sviluppo economico di qualsiasi nazione emergente (come lo era l’Italia negli anni del Dopoguerra o la Cina negli anni Novanta), richiede grandi quantità di energia che allo stato attuale delle tecnologie green può essere garantita solo da carbone, petrolio e gas. Alcuni Paesi detengono le materie prime che sono strategiche per la Green Economy tra le quali troviamo rame, cobalto, cadmio, e le cosiddette terre rare come ittrio e neodimio. La corsa a queste “nuove” materie sta sovvertendo equilibri geopolitici consolidati e sposta il focus dai Paesi Arabi produttori di idrocarburi alle nazioni africane e asiatiche produttrici di queste commodity», specifica Forni. «Il libro evidenzia il grado di complessità raggiunto dall’economia moderna. Una complessità che è anche il tallone d’Achille del mondo attuale come dimostrato dalla pandemia Covid-19 che ha messo in ginocchio in poche settimane un meccanismo economico e sociale apparentemente perfetto. Nei prossimi trent’anni, è logico attendersi un balzo tecnologico colossale che investirà i più svariati campi di applicazione. Che poi la tecnologia venga messa a disposizione per il bene dell’umanità o “rubi” lavoro umano è un discorso tutto da approfondire», conclude.