• giovedì, 29 Settembre 2022

CALCIO SERIE A, Deloitte: «Previste perdite per 1,2 miliardi di euro»

Calcio, anno zero. Alle prese con problemi economici mai affrontati prima, i club sono alla ricerca di nuove soluzioni e di strumenti ad hoc per il rilancio. O semplicemente per sopravvivere. I numeri sono impietosi: secondo il report dello Sports Business Group di Deloitte, nella passata stagione i 20 top club europei hanno generato 8,2 miliardi di euro di ricavo, con una perdita di circa 1,1 miliardi rispetto all’anno precedente pari al 12%. Crollano i proventi da diritti televisivi (flessione di 937 milioni di euro, -23%), per il differimento delle entrate e gli sconti concessi ai broadcaster. Precipitano i ricavi generati dagli stadi con un meno 17% che ha portato a mancate entrate per 257 milioni di euro. Con la prospettiva che per tutta la stagione in corso i tifosi non siano ammessi negli impianti così che le entrate da matchday saranno vicine allo zero. «Le drastiche misure imposte dalla diffusione del Covid-19 si sono abbattute come uno tsunami anche sul calcio», dice Luigi Capitanio, partner monitor Deloitte

«Obbligatorio avere un rinnovato modello industriale per adeguare il proprio prodotto alle nuove esigenze dei consumatori e alle tecnologie oggi disponibili», rilancia il senior partner monitor Luigi Onorato.

Il calcio è alle prese con una crisi pesantissima…
«È del tutto evidente che stadi chiusi, con il conseguente azzeramento dei ricavi da ticketing, che da soli contribuivano al 10% dei ricavi complessivi, attività commerciali aperte a singhiozzo, con la relativa contrazione degli introiti commerciali che da soli contribuivano al 20% del totale, e salari e stipendi che continuano ad assorbire il 60% dei ricavi, hanno messo in ginocchio un settore industriale già in difficoltà prima della pandemia. Il motivo era a causa di un modello di business non più sostenibile per livelli di costo certi e ricavi sempre più incerti e dipendenti dai risultati sportivi La situazione è vera per il contesto italiano ma anche per tutti i campionati di calcio mondiale, come dimostrato dalla flessione dei ricavi dei Top 20 club mondiali», spiega Capitanio.
«Le nostre analisi sugli impatti del Covid-19 ci dicono che, per la Serie A, la perdita potenziale di ricavi operativi (match-day e commercial) tra la stagione passata e quella in corso non sarà inferiore a 600 milioni di euro. Ma non è tutto. Infatti, se a questo si sommano anche gli effetti indiretti della pandemia come minori ricavi da plusvalenze su trading dei calciatori, eventuali scontistiche ai broadcaster e aumento dei costi per rispettare le norme previste per il contenimento della diffusione del virus, la perdita potenziale complessiva tra la stagione 19/20 e quella 20/21 sarà molto probabilmente di oltre 1,2 miliardi di euro».


Una situazione che richiede soluzioni importanti e rapide per uscire dalla crisi. Quali sono quelle possibili?
«Dal nostro punto di vista, vediamo tre linee d’intervento per consentire all’industria del calcio di tornare a essere competitiva, trasformando in effetti positivi le complessità derivanti dal Covid-19 e affrontare con rinnovato ottimismo gli anni avvenire. Il primo driver di ripresa riguarda il sistema calcio italiano, bisogna adeguare il proprio prodotto di punta, le partite di campionato, alle nuove esigenze dei consumatori e alle tecnologie oggi disponibili attraverso la creazione della media company di Serie A. La seconda call-to-action è invece per le società di calcio che devono investire su nuove managerialità così da capitalizzare appieno tutte le fonti di ricavo e non solo quelle prettamente “tecniche”, ad esempio il player trading. Da un lato puntando sull’evoluzione delle competenze manageriali delle risorse già in organico, dall’altro acquisendo nuove competenze direttamente dal mercato, sia per ruoli “industriali” come il Chief Marketing Officer, che per nuovi ruoli legati all’innovazione e alle peculiarità del settore tipo lo sport data scientist», racconta Luigi Onorato, che continua «C’è la terza leva d’azione che riguarda il Sistema Paese, quindi vediamo due livelli d’intervento: deburocratizzazione del processo previsto per il rinnovamento degli stadi e utilizzo efficiente delle risorse disponibili nell’ambito di un piano organico a supporto del ruolo economico e sociale del calcio».
Che non è soltanto un gioco. Come dimostra la grande attenzione di fondi di private equity, verso la Lega calcio, con la creazione di una media company che porterà risorse immediate per circa 1,7 miliardi di euro, ma anche per il controllo dei club
«Il futuro dell’industria calcistica non può prescindere da un modello industriale per il disegno di una offerta entertainment che tenga in considerazione le nuove esigenze e aspettative degli utenti e le potenzialità rese dalla tecnologia oggi disponibile. In questo contesto riteniamo che vada letto il valore aggiunto derivante dall’ingresso dei fondi di private equity nel nostro campionato come chiave del percorso di cambiamento del settore calcio, sia per l’apporto delle risorse finanziarie necessarie ma anche e, soprattutto, per la messa a disposizione di nuove managerialità».
«Ritengo che non ci sia un unico benchmark di riferimento», aggiunge Luigi Capitanio. «Ma piuttosto che esistano più modelli virtuosi per le diverse componenti del modello di business del calcio. Il campionato spagnolo rappresenta sicuramente fonte d’ispirazione per la valorizzazione dei giovani talenti, essendo tra i primi ad aver previsto l’obbligo di un numero minimo di calciatori delle giovanili tra i tesserati in prima squadra. Il modello tedesco invece rappresenta il punto di riferimento per il rinnovamento delle infrastrutture. Basti pensare che in Germania sono sufficienti meno di due anni per costruire un nuovo stadio. Infine la Premier League si posiziona come riferimento per trasformare il match-day in grande evento di intrattenimento, che ha consentito alle squadre inglesi di arrivare a generare il doppio dei ricavi da broadcasting, sponsorship e commercial rispetto ai campionati europei».
C’è la necessità di intervenire con forza e rapidamente sul sistema, quindi…
«Se è vero che ogni realtà si caratterizza come fonte d’ispirazione, sono convinto che la cosa che più deve far riflettere il contesto italiano è quello che accomuna tutti: il fatto che in queste nazioni il calcio è inserito all’interno di una più ampia politica industriale nazionale in cui lo sport è centrale per lo sviluppo economico e sociale del Paese».

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