Pavone: «Gender gap: c’è più parità nelle nuove generazioni»

Donne e digitale: le nuove generazioni annullano il gender gap. Ne è convinta Layla Pavone, Consigliere Delegato e Chief Innovation Marketing and Communication Officer di Digital Magics. «Io lavoro molto con i giovani in ambito startup e università. E posso assicurare che in questo settore l’atteggiamento è diverso. C’è molta più parità e gli uomini considerano le colleghe allo stesso livello. È una cosa molto bella e significa che forse questo cambio di cultura in realtà è già in atto».
Anche perché, se guardiamo i dati, la fotografia è molto deludente
«E allarmante. Pensiamo che l’Italia si posiziona al 25esimo tra i Paesi UE nel report “Women in Digital (WiD) Scoreboard 2020” realizzato dalla Comissione Europea, con solo il 14,8% di donne fra gli specialisti ICT, Information & Communication Technology, rispetto alla media europea del 17,7%. In pratica, sono il 20-30% circa della forza lavoro nel settore e il 7,4% dei Ceo delle aziende Fortune Global 500. Non solo: il divario di genere è presente anche fra i laureati STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics), dove il 12,5% sono donne e il 18,4% uomini. E, infine, in quanto al possesso di competenze digitali, il 38% delle donne ha quelle di base contro il 45% degli uomini e il 19% le ha avanzate contro il 25% degli uomini. Davanti a questi numeri capiamo che c’è molto ancora da fare».


A dicembre scorso l’Istat ha calcolato 101mila lavoratori in meno, di cui 99mila sono donne…
«Dall’inizio della pandemia stanno pagando il prezzo più alto: sono quelle maggiormente impiegate nel settore dei servizi, spesso con contratti precari o “in nero” e quindi meno tutelati, e sono anche quelle su cui ricade di più il lavoro di cura, per cui nel momento in cui le scuole hanno chiuso nei migliori dei casi hanno dovuto unire smart working e cura dei figli e, nei peggiori, rinunciare al proprio lavoro. Il confinamento fra le mura domestiche ha portato anche a un aumento drastico dei casi di violenza di genere. Il Covid-19 rischia di far arretrare i diritti e le conquiste delle donne ed è compito di tutti evitare che ciò accada». 
Quali sono le previsioni di crescita nel digitale e soprattutto quanto potranno partecipare le donne?
«Secondo le proiezioni di Anitec-Assinform, il mercato digitale italiano nel suo insieme, quindi comprensivo di informatica, telecomunicazioni, contenuti digitali ed elettronica di consumo, dovrebbe crescere nel periodo 2018-2021 a un tasso medio annuo composto del 2,8%. Una percentuale notevole se consideriamo le difficoltà che attendono il mondo del lavoro nel periodo post Covid-19. Ed è chiaro che dobbiamo fare di tutto perché anche le donne siano protagoniste di questa crescita». 


Insieme all’Almed, la scuola dell’università Cattolica, ha creato il primo master in comunicazione digitale. Lei sostiene che in questo mestiere le donne siano bravissime. Perché?
«Possiedono soft e hard skill fondamentali. La comunicazione è una prerogativa femminile, è nel nostro DNA, così come la capacità di fare team. Inoltre penso che le donne abbiano una particolare attitudine nella gestione degli imprevisti perché riescono naturalmente a vedere le cose in un contesto più ampio e a considerare tutte le variabili di un progetto, sono più resilienti, tutte competenze essenziali nel mondo del lavoro 4.0. Il master è realizzato per dare tutto ciò che serve per poterle formare e inserire nell’ambito delle agenzie di comunicazione, con un percorso formativo adeguato alle esigenze specifiche richieste». 
Mia Miss In Action, il programma di accelerazione dedicato alle start up al femminile, supporta la crescita del numero di imprese digitali fondate da donne o che abbiano un tema per lo più femminile. Diamo qualche dato?
«In Italia, su circa 12.000 startup registrate alle apposite sezioni delle Camere di commercio italiane, quelle fondate da donne sono solo il 13,4%. Quando, qualche anno fa, ho rilevato questo numero mi sono venuti i brividi, pensando anche al fatto che nelle aziende tradizionali la percentuale sale a circa il 30%. Interrogandomi su cosa potevo fare per contribuire a colmare questo gap è nato il programma di accelerazione sviluppato da Digital Magics insieme a BNP Paribas, fatto per donne e guidato, pensato da donne, con tante donne che mettono a disposizione la loro expertise». 


Lei è diventata chief innovation marketing and communication officer di Digital Magics, il più importante incubatore italiano di startup. Quanto è complicato per le donne arrivare a posizioni di vertice?
«Viviamo in una società in cui le donne, anche quando arrivano al vertice, hanno spesso un doppio ruolo: essere amministratore delegato della propria casa e famiglia e della propria azienda. Il fattore tempo è fondamentale per un top manager ed è chiaro che occorre cominciare a pianificare un’infrastruttura che sostenga la famiglia affinché le donne possano ambire a raggiungere certi livelli. Altrimenti ci sarà sempre il rischio di essere costrette a rinunciare alla carriera per poter avere una famiglia». 
Che consiglio dare?
«Non abbassare mai la testa, mai accontentarsi, chiedere e pretendere, sia che si tratti di un avanzamento di carriera, o di un aumento di stipendio, che di un orario più flessibile per poter meglio conciliare lavoro e vita familiare. Se non lo chiediamo noi, la situazione non cambierà».