• sabato, 1 Ottobre 2022

MAFIA E GREEN ECONOMY: «Regole più semplici per evitare il rischio di infiltrazioni»

«Ci sono seri rischi di infiltrazione mafiosa nelle grandi opere e nella gestione dei fondi per la riconversione alla green economy». L’allarme arriva dalla Dia, la Direzione Investigativa Antimafia e obbliga a tenere altissima l’attenzione. «E purtroppo c’è da parte loro una grande attenzione soprattutto nell’ambito degli ecoreati con la costante ricerca di profitto attraverso scorciatoie illegali tra chi, per esempio, produce e smaltisce rifiuti», spiga il Generale di Brigata della Guardia di Finanza Nicola Altiero, vicedirettore tecnico operativo della Dia.
Un danno gravissimo sia dal punto di vista economico a livello di tassazione sia ambientale
«L’errore sarebbe guardare in questi settori a compartimenti stagni, in realtà la visione deve essere a 360 gradi e porta al primo ostacolo: la presenza di una normativa molto articolata dove il testo unico sull’ambiente del 2006 non è un punto di arrivo ma un punto di partenza, anche perché nell’ultimo periodo si sono susseguiti tutta una serie di provvedimenti legati soprattutto alla gestione della pandemia da Covid-19, che hanno complicato la situazione. Per esempio, c’è la legge numero 27 del 2020, il cosiddetto Decreto Cura Italia ma anche una miriade di leggi provinciali, di ordinanze regionali, una circolare dell’Ispra del marzo 2020 e una circolare del ministero dell’Ambiente del 30 marzo 2020 quindi si può immaginare quanto sia farraginosa la normativa».
Più complesse sono le normative, più è facile trovare il modo di aggirarle
«Prendiamo ad esempio l’articolo 113 bis che a causa dell’emergenza Covid-19 prevede la possibilità di depositare nel luogo di produzione dei rifiuti senza limitazioni temporali e senza richiedere alcuna autorizzazione, quindi senza le prescrizioni legate alla richiesta dell’autorizzazione alla comunicazione alla pubblica amministrazione, rifiuti fino a 60 metri cubi con un periodo di giacenza fino a 18 mesi purché questo avvenga senza commistioni tra le varie categorie dividendo i rifiuti per categorie omogenee. Anche per i rifiuti pericolosi è previsto fare altrettanto rispettando soltanto le norme tecniche che prevedono semplicemente il deposito attraverso degli imballaggi appositi. Addirittura, sono intervenute delle ordinanze disponendo in alcuni casi anche un incremento della capacità di stoccaggio degli impianti previa semplice semplicemente presentazione di una “scia”, quindi una segnalazione di inizio attività ma senza alcun onere di garanzia finanziaria aggiuntiva e neanche un adeguamento dell’iscrizione nell’albo dei gestori ambientali».


E così c’è il rischio di un Far West che pone a rischio molti settori della green economy
«Sono fenomeni che noi stiamo attenzionando da un po’ di anni e possiamo registrare che le organizzazioni si stanno adeguando e offrono la possibilità per i produttori di rifiuti di accoglierli in maniera fraudolenta anche con un meccanismo particolare detto triangolazione di cui abbiamo conoscenza specie per quanto riguarda le frodi fiscali. Attraverso società costituite ad hoc con cadenza temporale inferiore a un anno di fatto si impedisce di monitorare il tradizionale ciclo dei rifiuti perché si ha a che fare con soggetti che spariscono per essere poi sostituiti da nuovi».
Quali soluzioni state adottando per evitare il dilagare di questi reati in un momento in cui circoleranno sempre più risorse in ambito green?
«La possibilità di riciclare denaro di provenienza illecita attraverso il ciclo di rifiuti rappresenta una sorta di autostrada anche tramite la creazione di società estere che hanno sede in paesi offshore. È la nuova frontiera. L’arma vincente è innanzitutto lo scambio informativo tra forze di Polizia della Direzione Investigative, ma soprattutto attraverso le autorità giudiziarie con una serie di attività investigative di contrasto che vanno dall’aggressione criminale a quella patrimoniale per depauperare le risorse finanziarie di cui il sodalizio può disporre. Poi c’è una particolare attenzione investigativa, per esempio, sulle spedizioni di rifiuti all’estero, fondamentale considerando la posizione strategica dell’Italia».
Oltre al consueto fronte investigativo i cui dettagli, naturalmente, non possono essere svelati… Ma l’urgenza principale quale può essere?
«Sarebbe importante che la normativa non avesse solo una matrice emergenziale ma fosse messa, per così dire, a regime, perché altrimenti rischia di non tenere conto di quella che è l’evoluzione dei fenomeni e lo sforzo che fanno gli analisti della Direzione Investigativa Antimafia. Non a caso la nostra relazione semestrale depositata al Parlamento vuole fornire anche un contributo dal punto di vista dell’analisi per meglio indirizzare il legislatore nelle proprie scelte future».

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