• martedì, 4 Ottobre 2022

Calcio e Borsa: «Delisting? Un azzardo. Ma anche investire oggi…»

«Andarsi a quotare ora sarebbe un azzardo ma altrettanto potrebbe esserlo scegliere di andare in delisting», frena la professoressa Daniela Caterino, Ordinario di Diritto commerciale all’Università Moro di Bari titolare di un corso specifico sul tema.
«La scelta di quotarsi va al di là delle difficoltà e del fatto che si bruci capitalizzazione quando le cose vanno male, come è successo in quest’anno. Lo status di essere quotato corrisponde a caratteristiche qualitative elevate, soprattutto all’estero. Ma è vero che dal punto di vista del business non è che modifichi il ciclo produttivo e l’organizzazione del club. Però va a incidere sul livello di trasparenza e sui controlli esterni, quindi è una scelta che influisce in primo luogo sull’immagine e può forse avere delle ricadute in termini di buona organizzazione dei flussi informativi».
Su chi peserebbe?
«Il delisting avrebbe un impatto anche e soprattutto sul pubblico dei piccoli azionisti fidelizzati che sono in grandissima misura tifosi e anche per questo non è una scelta che si può fare a cuor leggero e la riprova è proprio quella che malgrado ci sia stata una perdita di capitalizzazione notevolissima allo stato nessuno dei club quotati in Italia ha di fatto avviato la procedura di delisting»
Che fare quindi?
«Certo io non vorrei essere nei loro panni: qualunque scelta comporta delle ricadute pesanti anche perché il fatto che ci siano state perdite consistenti è ormai un dato storico che non verrebbe sanato dal delisting. Ci andrei comunque molto molto cauta, dato che sono titoli che esprimono emotività e chi valuta le mosse della società dovrebbe a sua volta vestire i panni dello psicologo nel senso che dovrebbe valutare anche l’impatto eminentemente motivo che questo tipo di decisioni possono generare. Ecco, strategicamente sarebbe stato forse opportuno non quotarsi proprio ma arrivati a questo punto io terrei duro anche perché le prospettive non sono di peggioramento ulteriore».


A chi ispirarsi?
«Il modello vincente arriva dall’Inghilterra ed è l’Arsenal. Ha una grande diversificazione del business e in particolare una holding immobiliare che è riuscita a far funzionare bene i conti del gruppo anche perché si tratta di un’attività più solidità e molto meno condizionata dalla pandemia nell’ultimo anno. Inoltre, ha uno stadio di proprietà moderno e funzionale che è una base imprescindibile, un asset fondamentale perché anche la quotazione funzioni».
Meglio evitare di investire quindi?
«Premesso che non sono una consulente e mi guardo bene dal dare consigli… Teniamo presente che più in basso di così è difficile che possano scendere quindi in questo momento e con questo valori tutto sommato direi sì. Ecco, per fare un esempio, magari 10 euro li investirei, 100 probabilmente già no…».

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