Cosa ci si aspettava dal meeting di oggi? A marzo, la BCE aveva preannunciato che gli acquisti del PEPP sarebbero aumentati in maniera significativa nel seguente trimestre, una misura volta a tenere i tassi sotto controllo. Dal meeting di marzo, i tassi delle curve europee sono effettivamente rimasti sotto controllo, anche a fronte di un aumento molto contenuto degli acquisti netti del PEPP (da un ritmo di ca 15 a 17bn a settimana). Molto probabilmente il trend in discesa dei tassi a lungo termine americani ha aiutato la BCE, dice Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA SGR.

Nel meeting di oggi, la BCE ha lasciato i tassi invariati come era scontato attendersi. Come sempre in queste circostanze, il tono e i commenti della BCE sono di particolare interesse. Il mercato oggi era interessato a tre temi: se la BCE giudica l’aumento degli acquisti PEPP sufficiente o intende accelerare; se e quando intende successivamente ridurre gli acquisti nel PEPP (tapering) e a che condizioni; come la BCE vede i rischi riguardo allo scenario macroeconomico in Europa.

Che risposte ha dato la Lagarde oggi? Nel corso della conferenza stampa, la Lagarde ha ripetuto che è prematuro parlare di riduzione degli acquisti netti del PEPP e che questi ultimi continueranno a superare i livelli di inizio anno (gennaio e febbraio), specialmente se valutati su base mensile (il mercato tende a focalizzarsi sui dati settimanali, più volatili). Ciò indica acquisti nell’ordine di 80-90 miliardi al mese, rispetto ai 50-60 di gennaio-febbraio.

In risposta a una domanda sulla crescita, la Lagarde ha sostenuto che i rischi non sono cambiati rispetto a marzo e che la zona Euro tornerà ai livelli di attività pre-pandemici nella seconda metà del 2022. La Lagarde ha aggiunto però che questo non vuol dire che ci sarà una vera e propria normalizzazione, visto che il livello del PIL rimarrà sotto il potenziale (ci sarà un output gap).

Sarebbe bello, ma non si può. In risposta a una domanda sulla Fed, la Lagarde ha ammesso che sarebbe auspicabile una normalizzazione della politica monetaria in Europa che coincida con quella degli Stati Uniti, ma le condizioni macroeconomiche semplicemente non lo consentono. In altre parole, gli USA sono molto più avanti su cammino della crescita e inflazione rispetto all’eurozona. Nel complesso, il tono della conferenza stampa è apparso in linea con le attese, forse al margine dovish.

Le tensioni interne sembrano però destinate a crescere. In generale, sul tema della comunicazione la BCE può sembrare ambigua, ma dobbiamo ricordare che per la BCE l’ambiguità è una scelta obbligata. La Presidente Lagarde si trova a mediare tra le varie anime del Consiglio, che sono spesso in disaccordo tra di loro, come si evince chiaramente dalle dichiarazioni pubbliche.

Durante la pandemia, la BCE era riuscita a raggiungere un’unità di intenti che aveva sorpreso il mercato e offerto un assist importante alla politica fiscale. Uscendo dalla pandemia, queste tensioni inevitabilmente ritorneranno alla superficie. Da un lato, i falchi spingono per una riduzione del QE quanto prima e un ritorno alla normalità. Dall’altro, la maggioranza del Consiglio registra invece un’inflazione attesa ancora sotto il target e – con ogni probabilità – un livello del PIL dell’eurozona ancora sotto il potenziale. Pertanto, ogni discussione su tapering rimane prematura.

La Lagarde ha inoltre ripetuto che la BCE non è legata a rigidi targets (ad es. un formale Yield Curve Control), anche se, comunque la si voglia chiamare, è palese che la BCE intende per ora continuare sul sentiero di un controllo dei rendimenti (implicito o esplicito) tramite acquisti di titoli governativi. Sarà interessante vedere se a giugno, con i vaccini in aumento e (sperabilmente) un’economia in ripresa, questo messaggio potrà cambiare in linea con le nuove previsioni macro. Per adesso, questo sembra poco probabile.