Il mercato della Vela tiene la rotta. Ettorre (Fiv): «Nessuno è più green di noi»

Quasi 150mila tesserati, 735 circoli velici affiliati, suddivisi in 15 zone periferiche, 500 scuole con circa 2000 istruttori federali e 50.000 allievi, oltre ai 50mila bambini coinvolti nel progetto scuola. Sono questi i numeri della Vela in Italia, un settore che muove enormi interessi economici diretti, ma anche indiretti tra occupazione e indotto, senza considerare l’attività turistica che i grandi eventi attraggono. Come per tutto lo sport in Italia, la pandemia ha colpito duro anche qui, ma sulle coste nazionali il buon vento non si è fermato del tutto. «Sicuramente le perdite ci sono state e importanti, ma abbiamo valorizzato l’enorme vantaggio di fare attività all’aria aperta con protocolli molto rigidi, che ci hanno permesso si soffrire meno di altri», spiega Francesco Ettorre, presidente della Federazione Italiana Vela. «E poi tutti parlano di svolta green. Più green di noi non c’è nessuno!». 

Anche questo vi ha permesso di reggere nonostante le difficoltà del periodo…

«Sfruttando il fatto che la nostra attività si svolge all’aria aperta, abbiamo pensato che fosse giusto dare alle famiglie e ai loro figli la possibilità di fare sport. Da subito abbiamo cercato di sostenere le società con un contributo da più di un milione e mezzo di euro, che la Federazione ha messo sul piatto, e il risultato ci ha dato una grande soddisfazione: tutte le nostre società sono riuscite a riaffiliarsi alla Federazione. In un anno così drammatico non aver perso nessuna di loro per noi è stato un successo enorme». 

Nonostante le difficoltà non siano mancate

«Siamo stati prontissimi ad applicare protocolli molto rigidi per poter dare la possibilità ai club di rimanere sempre aperti, se non nel lockdown generalizzato. Abbiamo introdotto regole ad hoc con penalizzazioni molto pesanti in caso non si utilizzino mascherina e distanziamento, per esempio, e questo ci ha aiutato tantissimo. Non a caso nel nostro ambito il contagio è stato nullo, il che conferma che abbiamo lavorato molto bene».

Resta il rammarico dei grandi eventi

«L’annullamento delle manifestazioni ha comunque avuto una grande ricaduta. Nel 2020 in Italia avremmo avuto, per esempio, la Coppa del mondo di classi olimpiche, che sarebbe stata qualificante per Europa e Asia per i Giuochi Olimpici di Tokyo, senza dimenticare l’act di Coppa America previsto a Cagliari e i tanti campionati europei e mondiali di classi olimpiche che avevamo in agenda. È stato veramente pesante, ma credo che l’attività di base con la scuola di vela abbia comunque permesso alle società di rimanere a galla».

Fondamentale per preservare un giro d’affari importantissimo

«Basti pensare che, per quanto riguarda la vela in Italia, esistono più di 5500 eventi in un anno, mediamente con una durata che va dalle 2 alle 5 giornate, oltre ai campionati che richiedono almeno una settimana. Ci sono tantissimi circoli che svolgono attività di base, fino ad arrivare alle classi olimpiche che muovono degli interessi importanti, sia dal punto di vista ludico, sia da quello sportivo e anche turistico. Contrariamente a quanto generalmente si pensi, noi riusciamo a organizzare eventi importanti che, per così dire, “destagionalizzano” la stagione. La maggior parte dei nostri grandi appuntamenti non sono infatti nel mese di luglio o di agosto ma in tutti gli altri mesi dell’anno, quindi consentono di creare un movimento turistico in periodi dove le presenze non sono molto numerose. Riusciamo a valorizzare anche quei momenti in cui storicamente si registra un calo».

E tutto questo rappresenta un ulteriore aspetto positivo per l’occupazione, che già vanta numeri importanti…

«Assolutamente, dalla base fino alle eccellenze della nautica, che coinvolgono le nostre maestranze anche nella costruzione delle imbarcazioni, che sono sicuramente leader nel mondo. Partendo da tutti gli istruttori e i tecnici, che sono più di 2mila… Ma proprio per questo adesso bisogna ripartire con i grandi eventi e le manifestazioni che fungono da richiamo fortissimo».

L’agenda è fitta, quindi…

«Adesso abbiamo tantissimi appuntamenti importanti e il top sarebbero Olimpiadi estive, che per noi sono sempre state un fiore all’occhiello. Poi tante altre regate, come il Campionato Europeo ORC che si svolgerà a Napoli e Capri dal 15 al 20 maggio, ma voglio sottolineare l’attività di selezione ai vari campionati italiani, che poi avranno il loro culmine nel mese di settembre».

Nella credenza popolare, si tratta di uno sport per ricchi. È così?

«Questo è il primo scoglio da superare. Non è uno sport d’élite, troppe volte veniamo confusi con i mega yacht, che rappresentano un fiore all’occhiello nazionale, ma sono altra cosa. Per quanto ci riguarda il 70, 80% delle nostre attività si svolgono con i giovani e soprattutto con imbarcazioni di piccola metratura, nelle categorie olimpiche la barca più lunga è poco più di 6 metri… Come Federazione ci teniamo molto a far sì che questo sport possa essere praticato dal maggior numero di persone possibile».

Allora sfatiamo un mito. Quanto costa fare vela?

«Mediamente le nostre società svolgono corsi di vela tra i 150 e i 180 euro settimanali che, considerando l’utilizzo di un’imbarcazione, credo sia un costo assolutamente alla portata. Poi naturalmente, come per tutti gli sport che hanno un mezzo, la parte agonistica diventa più impegnativa anche economicamente, ma ci teniamo molto a sottolineare che la parte d’ingresso alla disciplina non costa più di tanti altri sport».

Economia, socialità, benessere: lo sport può essere veicolo di rilancio per il Paese dopo un anno così difficile?

«Lo credo fortemente. Nel nostro ambito si è creata una situazione particolare perché in molti Paesi, come la Francia, la chiusura è stata totale e, quindi, tantissimi atleti sono venuti da noi ad allenarsi. In Italia si trovano location stupende, tutti ci dicono che abbiamo un Paese incredibile da Nord a Sud, credo che questo sia un privilegio e che dovremmo sfruttarlo al meglio. La vela può dare tanto all’economia del Paese e contribuire al rilancio in maniera attiva e importante».