• lunedì, 15 Agosto 2022

Economie di guerra: come usciranno dal conflitto Ucraina e Italia?

DiArianna Francesca Brasca

21 Aprile 2022

Sprofonda nel conflitto l’economia ucraina, che secondo le stime dell’Economist Intelligence Unit (EIU) – passibili di cambiamento in peggio in base alla durata delle ostilità – potrebbe riprendersi non prima di 15 anni, per tornare ai livelli prebellici intorno al 2037. 

E dalle colonne del quotidiano tedesco Bild la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen avverte: «Dobbiamo prepararci al fatto che, nel peggiore dei casi, la guerra potrebbe durare mesi, addirittura anni». 

Secondo gli analisti, l’economia ucraina registrerà una recessione del 46,5%, per numero di vittime, distruzione di infrastrutture e spese per la ricostruzione. Kiev stima che la Russia abbia inflitto più di 600 miliardi di dollari di danni al Paese con aggressivi bombardamenti contro le principali città.

Uno scenario critico globale. L’economia italiana è tra le più colpite da questo shock per l’aumento dei prezzi energetici, agricoli e dei metalli, di cui Russia, Ucraina e Bielorussia sono i principali esportatori. Secondo Confindustria, le imprese hanno finora in gran parte assorbito nei propri margini questo aumento dei costi, invece di scaricarli sulle fasi successive della produzione. Questo spiega perché l’inflazione in Italia sia più bassa (ma in salita) rispetto ad altri Paesi, salvaguardando per ora la competitività delle imprese nostrane. Ma questa strategia non è sostenibile sul lungo periodo. Diverse aziende stanno riducendo o fermando la produzione, o prevedono di farlo nei prossimi mesi. Famiglie e imprese saranno così indotte a rivedere cautamente le proprie decisioni di consumo e di investimento. L’indice di incertezza della politica economica per l’Italia è salito del 21,1% nel primo trimestre dell’anno rispetto al quarto trimestre del 2021; una percentuale che – vista la contingenza – è destinata ad aumentare ulteriormente. 

In questo quadro, anche gli effetti positivi derivanti dall’implementazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) sono a rischio, perché alcuni degli investimenti previsti potrebbero essere di difficile realizzazione ai prezzi attuali. Inoltre, la scarsità dei materiali potrebbe rendere difficoltoso realizzare alcuni investimenti nei tempi previsti. È quindi probabile che alcuni progetti debbano essere rivisti alla luce del contesto attuale, affinché il Piano possa essere effettivamente implementato.

In una recente audizione sul Def, il Documento di economia e finanza, l’Ufficio Parlamentare di Bilancio ha lanciato l’allarme: una volta che tornerà la pace, non mancheranno incognite e sfide per l’economia italiana. «Quando le ostilità militari saranno concluse – sottolinea l’UPB – si aprirà comunque una fase di tensioni nei rapporti commerciali e nei mercati delle materie prime, con inevitabili ripercussioni per un’economia fortemente dipendente dall’estero come quella italiana».

Se il conflitto perdurasse per tutto il secondo trimestre e il processo di normalizzazione si concentrasse nella seconda metà dell’anno in corso, gli effetti economici stagflattivi (ovvero presenza in contemporanea di ondate inflazionistiche e stagnazione) sarebbero importanti.

«Adoperando il modello macroeconometrico internazionale di Oxford Economics, l’Upb ha simulato quali sarebbero gli effetti del protrarsi del conflitto di un trimestre; i canali di trasmissione considerati sono la fiducia di consumatori e imprese, i tassi di interesse, i prezzi delle materie prime e la crisi dell’economia russa. Sulla base dell’esercizio svolto la maggiore durata del conflitto comporterebbe, rispetto alla revisione di crescita già scontata, un’ulteriore riduzione del Pil di quest’anno, ma con trascinamenti anche sul prossimo», ha spiegato Lilia Cavallari, presidente dell’Upb. «L’economia italiana sarebbe tra le più colpite da questo shock e il Pil subirebbe una contrazione addizionale di circa un punto e mezzo percentuale nel biennio complessivo. Contemporaneamente si assisterebbe a più marcati incrementi dei prezzi al consumo, per circa 2,5 punti percentuali cumulati nel 2022-23 nel caso dell’Italia», conclude Cavallari.

Arianna Francesca Brasca

LinkedIn: @AriannaFrancescaBrasca

Foto: nikola-johnny-mirkovic su Unsplash

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