• sabato, 2 Luglio 2022

Mercato del lavoro: la doppia morsa di pandemia e guerra

Ricostruire il capitale sociale alla base delle imprese puntando sulla sicurezza e sulla salute negli ambienti di lavoro. La Giornata del 28 aprile è l’occasione per fare il punto su un cambiamento radicale nel nostro modo di pensare il lavoro, dopo gli sconvolgimenti provocati da due anni di pandemia e due mesi di guerra.

Da un lato, l’adozione di nuove tecnologie e il focus sull’innovazione hanno portato a una maggiore richiesta di nuove competenze da parte delle imprese, per affrontare la sfida dei lavori da remoto. Dall’altro, gli effetti dell’emergenza sanitaria hanno indotto molti impiegati italiani a rivalutare la propria scala di valori, attribuendo un’importanza maggiore al benessere, all’equilibrio tra lavoro e vita privata e alla condivisione di istanze sociali con la propria azienda, dall’inclusione alla lotta al cambiamento climatico. 

L’obiettivo è ricostruire innanzitutto il capitale sociale alla base delle imprese. Le disuguaglianze prolungano l’impatto negativo delle crisi. Le piccole e medie aziende, che rappresentano il 99,9% del made in Italy, hanno sperimentato un maggior declino dell’occupazione, che colpisce sopratutto giovani e donne. Prima dell’inizio della pandemia la proporzione di occupati a tempo determinato sul totale del collocamento era in aumento in maniera progressiva, anche se non in modo uniforme nei diversi settori economici. In tempi di crisi, il contratto a tempo determinato funge da ammortizzatore. Nel lungo periodo, però, può avere un impatto negativo sulla produttività delle imprese, legato alla mancanza di stabilità lavorativa, alla formazione e all’innovazione. I licenziamenti e la diminuzione delle ore lavorate hanno comportato una contrazione dei redditi. La spesa energetica, alle stelle dal 24 febbraio scorso, fa salire vertiginosamente i costi di produzione e i conseguenti listini dei prezzi. Il rischio è che il mondo del lavoro non sia pronto a reagire a una simile escalation del costo della vita. 

La prevenzione richiede dunque un’agenda politica incentrata sulla persona. L’emergenza di Kiev parla anche di questo. Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha pubblicato sul Portale Integrazione migranti le direttive per l’accesso al mercato del lavoro dei profughi di guerra ucraini.

È possibile svolgere attività lavorativa sin dalla presentazione della domanda di protezione temporanea, anche se ancora non è stato rilasciato il relativo permesso di soggiorno. In tal modo i rifugiati ucraini acquisiscono seduta stante e per un anno il diritto al lavoro, in forma subordinata, stagionale e autonoma.

«Spero che quando questo immane disastro sarà terminato, e non so dire quando, la lezione che l’Europa ha imparato sotto la pressione dell’Ucraina verrà applicata in futuro anche in altre crisi, grandi e piccole», ha spiegato Filippo Grandi, alto commissario Onu per i rifugiati. «Questo è il modello da seguire».

In materia di sicurezza sul posto di lavoro, nel primo bimestre del 2022, le denunce di infortunio presentate all’Inail sono state 121.944 (+47,6% rispetto alle 82.634 del primo bimestre 2021 e +26,4% in confronto alle 96.549 del periodo gennaio-febbraio 2020). 

Di queste, 114 hanno avuto esito mortale, un aumento del 9,6%, 10 in più rispetto alle 104 registrate nei primi due mesi del 2021. Solo nel mese di gennaio sono state 46 le persone decedute sul luogo di lavoro, cinque in più rispetto a quelle di gennaio 2021 (+12,2%).

Tra le regioni più esposte, Lombardia (28 decessi), Piemonte (19), Veneto (18), Campania (14), Lazio (11), Trentino Alto Adige (11), Emilia Romagna (10), Calabria (9), Sicilia e Toscana (8), Puglia (7), Marche (5) Sardegna (5), Friuli Venezia Giulia (3), Umbria (3), Liguria e Abruzzo (2). 

La sicurezza costituisce un fattore di successo per le imprese in termini di competitività e produttività, e per i lavoratori si traduce in tutela della salute e in benessere organizzativo: «Nel nostro Paese manca ancora una reale cultura della cura», sottolinea Bettoni, presidente dell’Inail, commentando gli open data del primo bimestre 2022 «che va costruita iniziando dai banchi di scuola, conservandola poi nel tempo con adeguati interventi di informazione e formazione continua per tutti gli attori del ciclo produttivo. Una valida politica di prevenzione e l’interiorizzazione della cultura della sicurezza non penalizzano l’impresa sul mercato, anzi, possono costituire elemento determinante di affermazione e competitività».

Estendere e assicurare la protezione a tutti i dipendenti significa garantire i diritti fondamentali sul lavoro, assicurare la salute e la sicurezza e attuare un’agenda trasformativa per l’uguaglianza di genere. La pandemia ha rivelato infatti la vulnerabilità di molti gruppi di lavoratori – essenziali, informali, autonomi, precari, migranti, quelli delle piattaforme e quelli poco qualificati – che sono spesso altamente esposti agli impatti delle crisi del mercato.

Colmare le lacune in modo da assicurare un accesso universale ai valori cardine dell’identità europea deve rimanere una priorità essenziale. Identificare un finanziamento equo e sostenibile per tali sistemi in tempi di limitato margine di bilancio richiede a maggior ragione un’azione multilaterale per integrare la le risorse mobilitate all’interno dei Paesi.

Il dialogo sociale ha svolto un ruolo chiave nella risposta all’emergenza sanitaria. In questa nuova impasse e nell’ottica di una futura ripresa, rimarrà cruciale per trovare soluzioni che siano vantaggiose, tanto per le imprese quanto per i cittadini, e che abbiano ripercussioni macroeconomiche e impatti positivi.

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Arianna Francesca Brasca

LinkedIn: @AriannaFrancescaBrasca

Foto Nate Johnston su Unsplash

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