• venerdì, 27 Maggio 2022

Sanzioni sul lusso in Russia: a rischio i posti di lavoro

È di circa 1,2 miliardi di euro il valore dei beni di lusso che l’Italia vende ai clienti russi ogni anno, coinvolgendo ben più di 11mila aziende. E anche se la moda è stata esclusa dalle sanzioni imposte dall’Unione Europea a Mosca, il settore è stato colpito ugualmente dalla crisi internazionale provocata dalla guerra. Fattori come i pagamenti più complessi a causa del blocco del circuito Swift applicato ad alcune banche russe, la minore capacità di spesa degli oligarchi finiti nel mirino dell’Occidente, il blocco dei voli aerei, senza dubbio ridurranno l’afflusso di denaro nelle boutique del Made in Italy. Ma la situazione appare meno drammatica del previsto perché l’esposizione delle imprese italiane non è elevatissima.

Molto più complicato sarà per le aziende russe fare affari con l’Europa e l’Italia vista la svalutazione del rublo. «L’unica soluzione è passare da un Made in Italy a un Thought in Italy», dice Francesco Attolini, imprenditore italiano nel settore del lusso, della moda, dell’arte e della cultura residente a San Pietroburgo da 13 anni.

«Intendo dire che per quanto riguarda i settori del lusso, comunque penalizzati a causa delle sanzioni, l’unica strategia, se penso al mercato italiano, è trasferire la manodopera specializzata (in una fase di start up) e i materiali in Russia e produrre sul posto la collezione finale».  

Quali sono stati gli effetti sul mercato interno di Mosca? 

«Fermo restando che la ritirata di alcuni grandi brand (non tutti) è temporanea, non ho visto nessuno strapparsi i capelli perché improvvisamente non potevano più mangiare un hamburger da McDonald’s, oppure comprarsi una felpa da H&M, una camicia da Zara o un armadio dall’IKEA. Il problema semmai sono i posti di lavori che potrebbero andare persi se questa situazione si protraesse nel tempo. Basti pensare che IKEA, appunto, ha garantito per ora tre mesi di stipendio ai dipendenti della filiale di San Pietroburgo. Oltretutto, nessun Paese al mondo ha imposto divieti stringenti: un’impresa che lascia la Russia lo fa per motivi strettamente politici o morali, non legali. E, infatti, non lo hanno fatto le imprese cinesi che hanno deciso per la maggior parte di rimanere, anche per approfittare della dipartita delle imprese occidentali. Oppure si pensi al ritiro di Apple ma alla mancata uscita di Huawei. E inoltre, molti brand vendono le collezioni in Russia attraverso distributori o concessionari. E quindi non hanno la possibilità, anche dal punto di vista contrattuale, di chiudere gli spazi di vendita in stagione, avendo già consegnato negli scorsi mesi la collezione primavera/estate». 

Come si è riqualificato lo scacchiere del mercato successivamente all’isolamento della Russia? 

«La Russia troverà nella Cina e nell’India due nuovi partner per il futuro. Questo sinceramente da una parte potrebbe essere un bene perché la Cina potrebbe investire sul territorio ingenti quantità di denaro, dall’altra un peccato perché Russia e San Pietroburgo potevano essere ormai considerate metropoli di livello Europeo».
Nel 2014 la crisi provocata dal primo pacchetto di sanzioni legate alla Crimea, poi la pandemia e ora nuove sanzioni innescate per il fronte ucraino. Come si lavora in questo costante ciclo di crisi? «Sicuramente non è la migliore co
ndizione per fare impresa, perché ogni evento menzionato ha innescato una crisi del rublo e una paura iniziale dei mercati a fare grandi passi. Detto questo, però, in Russia ci si abitua a qualsiasi cosa e come è successo dopo le prime sanzioni del 2014 s’inizia a produrre internamente formaggi pregiati come il Parmigiano. La situazione è comunque in continua mutazione e dobbiamo essere bravi a sfruttare le possibili crisi temporanee per aprirci a nuovi mercati».

La stretta sul sistema bancario e sulle transazioni internazionali non è poi così rigida…

«Per ora le banche sotto sanzione, con lo Swift temporaneamente bloccato, sono Vtb, Bank Otkritie, Novikombank, Promsvyazbank, Rossiya Bank, Sovcombank, Vneseheconombank (VEB.RF). Non ci sono GazpromBank e Sberbank». 
C’è però, un problema carte di credito
«Tocchiamo un tasto dolente. Le Visa e le Master Card emesse in Italia non funzionano più. Un disservizio che comporta disagi enormi». 

Quanto è difficile essere imprenditori a Mosca oggi? 

«Chi, da italiano, fa impresa in Russia deve essere meglio tutelato, perché noi tutti rappresentiamo le eccellenze italiane all’estero. Ci saremmo aspettati un tavolo di crisi proposto dal governo per studiare le possibili ripercussioni delle sanzioni su tutte le aree di business italiane in Russia. Invece non si è fatto nulla». 

Cosa offre il mercato russo nel settore del lusso e della moda? 

«Tantissimo in termini di opportunità e non solo nei settori legati alla moda, all’arte e alla cultura. Per due motivi principali. Il primo è in generale una minore tassazione rispetto alla media italiana. Poi la grandissima passione per tutto ciò che è Made in Italy».                ©

LinkedIn: @AriannaFrancescaBrasca

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