• sabato, 2 Luglio 2022

Quale sarà il futuro della moneta tra Swift e crypto

Le valute digitali minacciano il monopolio di Swift e dollaro. Con la creazione di reti alternative di pagamento e nuove divise da impiegare per trasferire e conservare capitali, i sistemi tradizionali potrebbero andare in pensione. 

Sul futuro del denaro si giocano tre partite decisive. La prima, quella del controllo dei prezzi, colti da un’impennata da capogiro, con i banchieri centrali alle prese con il problema di dover ridurre l’inflazione e salvaguardare insieme il valore dei risparmi, senza peggiorare il rallentamento economico già in atto. 

In secondo luogo, la sfida tecnologica per i provider di servizi, che mirano a rendere le transazioni sempre più agevoli e accaparrarsi il controllo degli strumenti di pagamento. 

Non da ultimo, la competizione geopolitica: dalla valuta utilizzata per lo scambio di merci, materie prime e prodotti finanziari deriva una notevole capacità di influenzare i mercati, come dimostra il dibattito sulle sanzioni occidentali contro il Cremlino. È questo il contesto in cui sta avvenendo la seconda grande rivoluzione dei pagamenti, importante tanto quanto quella che dal baratto ha portato all’introduzione della moneta. 

Mentre alcuni Paesi vogliono eliminare il contante, altri intendono scardinare alla radice il sistema finanziario e monetario come lo conosciamo, a favore del nuovo paradigma decentralizzato offerto dalla blockchain. Questa innovazione vuole fare a meno di banche, notai e istituzioni finanziarie. 

La rivoluzione crypto delle transazioni

Quella russa non è la prima arena in cui Swift gioca un ruolo chiave. L’Iran era già stato estromesso dai giochi nel 2012. Questa di Mosca è forse l’ultima missione ingaggiata dal sistema per mettere alle strette finanziariamente un Paese grazie alle sanzioni. Proprio a causa delle crypto.

Il trend corrente vuole che si faccia a meno dello Stato. Si tratta di Bitcoin, che evita anche che una legge ne imponga il corso legale in un territorio circoscritto. Il sistema di pagamento elettronico si basa su una prova crittografica invece che sulla fiducia degli utenti; attraverso blockchain i pagamenti sono irreversibili e tutte le transazioni effettuate sono pubbliche. 

Per ora le criptovalute sono delle asset class speculative in cui investire per ricavare un profitto. È ancora difficile considerarle riserve di valore a tutti gli effetti, vista la smisurata volatilità a cui è sottoposto il sistema.

Proprio in questo scenario, dal momento che la Federazione Russa ha perso l’accesso al mercato dei capitali occidentali, le crypto si rivelano una valida alternativa per Mosca, per aggirare le restrizioni e continuare ad acquistare prodotti e merci dall’estero. Secondo quanto riportato da Christine Lagarde, Presidente della Banca centrale europea, i volumi delle conversioni di rubli in cripto sono ai massimi da mesi. Ecco perché la Commissione ha esteso le sanzioni anche su Bitcoin&co, e i più grandi siti di exchange come Coinbase hanno bloccato le proprie attività in Russia. Allo stesso tempo, va sottolineato che Bitcoin ed Ethereum sono adoperati, sull’altro lato dello schieramento, quale efficace strumento per finanziare gli aiuti all’Ucraina, consentendo dall’inizio delle ostilità l’afflusso di ben 100 milioni di dollari. Il 2022 ci riserverà grosse novità in materia di regolamentazione delle criptovalute. 

Le banche centrali rispondono con le monete digitali

L’attesa è quindi tutta sulla novità antagonista, in arrivo dalle banche, colpo di coda nel tentativo di ristabilire autorevolezza istituzionale agli occhi degli investitori: le cosiddette CBCD, Central bank digital currency, valute digitali che intendono sostituire – per ora solo affiancare – il contante fisico, ponendo il potere degli istituti centrali in competizione diretta con blockchain.

Secondo un report del Financial Stability Board, se inizialmente le banche centrali erano titubanti nell’abbandonare stampa e pressa per accogliere le ultime venute digitali, dopo Libra e dopo il boom di Bitcoin, la rotta si è invertita e oggi sono 91 le banche centrali che studiano l’introduzione di moneta digitale.

Basandosi sulla tecnologia Dlt (Distributed ledger technology), di cui fanno parte anche i sistemi blockchain veri e propri, le valute digitali per loro natura creano nuovi sistemi di pagamento molto sicuri ed efficienti. Questa caratteristica consente la sostituzione del monopolio di cui gode Swift, permettendo la creazione di una moltitudine di sistemi di pagamento internazionali concorrenti fra loro, a beneficio della maggiore scelta disponibile per gli utenti finali.

Tutto questo si inserisce nel quadro di una maggior domanda d’indipendenza strategica e monetaria. L’epidemia di Covid-19 e la guerra in Ucraina hanno contribuito a porre l’autonomia europea come priorità nelle agende politiche. 

Dal momento che le valute crypto consentono una più sciolta creazione di reti di pagamenti globali, sarà difficile per l’Occidente continuare a imporre un sistema unico mondiale che detenga lo stesso potere decisionale di Swift. Se avranno possibilità di scelta, molti Paesi, che prima avevano accettato di adottare questo sistema di pagamento, vorranno aggirare il rischio di trovarsi un giorno isolati dall’ecosistema dei pagamenti globali sotto ricatto.

Usa e Ue sono esposti a due rischi da porre sotto controllo: la perdita della moneta come arma geopolitica a causa del superamento tecnologico di Swift e l’indebolimento della posizione di valute di riserva di cui beneficiano il dollaro americano e, in forma minore, l’euro.

Arianna Francesca Brasca

LinkedIn: @AriannaFrancescaBrasca

Photo credit: Thought Catalog su Unsplash

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