domenica, 3 Marzo 2024

Materie prime: qual è il ruolo dei Paesi dell’Est

Le priorità per l’economia di Bruxelles non sono le stesse di Washington in termini di approvvigionamenti di materie prime. Mentre l’Europa cerca di levarsi dall’impasse della dipendenza dal Cremlino, la Casa Bianca pende verso Taiwan, palesando sostegno militare nel caso di un attacco di Pechino all’isola

Per l’economia a stelle e strisce il valore strategico di Taipei è chiaro e batte quello di Kiev, perché legato alla partita decisiva tra Usa e Cina. L’Europa invece dovrà decidere come coniugare la sua politica estera ed economica nei confronti dell’Est. Non solo Russia, quindi, ma anche Cina e Indo-Pacifico, tra i principali attori della nuova geoeconomia.

L’Europa stretta tra la dipendenza da Mosca e l’alleanza con Washington

La crisi geopolitica in corso tra Kiev e Mosca strozza i colli di bottiglia delle supply chains energetiche e alimentari europee, provocando uno shock sul lato dell’offerta di materie prime e beni essenziali. Mentre la dipendenza Ue dal gas russo è scesa in un anno dal 40 al 26%, proseguendo sulla strada di una diversificazione delle fonti di approvvigionamento, spiega la commissaria Ue all’Energia Kadri Simson, il rischio di un peggioramento del deficit alimentare globale è sempre più concreto. Il blocco del porto di Odessa e di altri porti del Mar Nero rende impossibile l’esportazione di quasi tutto il grano disponibile in Ucraina. Dalla Russia, invece, gravi difficoltà a causa delle sanzioni, visti gli impedimenti nei pagamenti per le limitazioni dei principali circuiti bancari. 

Secondo l’ultimo report della Commissione, l’Europa ha importato, da luglio 2021 a maggio 2022, 19 milioni di tonnellate di cereali, di cui il 21% dalla Russia e il 16% dall’Ucraina.

In Italia, secondo dati ISPI, la produzione di frumento copre appena il 38% del fabbisogno nazionale e Russia e Ucraina sono responsabili, insieme, del 30% dei volumi scambiati a livello mondiale di tale cereale. Lo stesso vale per l’orzo, con il 28% dell’export detenuto dai due Paesi. 

Gli Stati Uniti liberi dalle materie prime di Mosca

Gli Stati Uniti sono quarti partner commerciali di Mosca, con un interscambio di 28,8 miliardi. La Russia è quinto produttore al mondo di acciaio e il secondo per export di fertilizzanti. Quel che preoccupa l’industria alimentare di Washington è l’interruzione delle forniture di prodotti chimici necessari a produrre fertilizzanti, più che le derrate vere e proprie. Joe Biden non si è così fatto attendere nel proclamare il blocco di tutte le importazioni di energia dal Cremlino, dal momento che il petrolio russo rappresenta un semplice 3% del totale delle importazioni di oro nero, percentuale che raggiunge l’8% considerando tutti i suoi derivati. 

La NATO – quindi Usa e gran parte dell’Ue, tra gli altri – ha scelto di giocare la partita di Mosca puntando solamente sulle sanzioni e sull’invio di armi, evitando il pantano boots on the ground in stile Afghanistan. Le differenze con Taiwan sono nette, almeno da parte americana: Taipei è il nono partner commerciale degli Usa, mentre l’Ucraina è il sessantasettesimo. Il settore dei semiconduttori, di cui Formosa è indiscussa leader globale per fabbricazione e assemblaggio, ricopre un’importanza tecnologica e strategica cruciale nella contesa tra potenze.

Ecco perché gli Stati Uniti interverrebbero militarmente se la Cina attaccasse Taiwan. La dichiarazione di Biden arriva in procinto di un patto commerciale per la regione dell’Indo-Pacifico. Obiettivo del progetto – che comprende 12 Paesi, ma non Taiwan per non provocare direttamente Pechino – è consentire agli Usa di lavorare più a diretto contatto con le principali economie asiatiche.

Questo anche in vista del contenimento della Belt and Road Initiative (BRI), la nuova Via della seta, di Xi Jinping: non solo un piano di sviluppo infrastrutturale, ma la creazione di una piattaforma per le relazioni bilaterali che ruotano attorno a piani d’investimento nei Paesi emergenti. Sul piatto c’è decisamente la proposta di un sistema internazionale alternativo a quanto proposto dall’Occidente.

Arianna Francesca Brasca

LinkedIn: @AriannaFrancescaBrasca

Foto credits: Christian Lue su Unsplash