• venerdì, 1 Luglio 2022

Artigianale, in lattina e bevuta a casa: ecco come cambia la birra

birra

Cosa c’è di meglio di una birra fresca? Una birra fresca artigianale, bevuta a casa (meglio se consegnata a temperatura e in pochi minuti dall’ordine) e confezionata in una lattina ecosostenibile, colorata e dal design accattivante e unico.

A dirlo sono i numeri. Artigianalità, consumo domestico, ritorno della lattina in chiave moderna e sostenibilità ambientale sono infatti gli ingredienti della rivoluzione che sta attraversando il mondo della birra. Una rivoluzione che fa segnare, in Italia, un +18,4% di crescita del consumo casalingo e una produzione artigianale record che supera i 550 milioni di litri prodotti, di cui un terzo dai microbirrifici artigianali (fonte: Coldiretti 2021) – trend ormai in crescita da qualche anno – ma che porta anche un nuovo boom: quello del gran ritorno delle lattine.

A confermare la tendenza arrivano anche i numeri di Bibo, la prima app dedicata interamente al mondo del beverage, che con oltre 230 etichette disponibili in consegna ultraveloce e oltre 4 mila lattine già consegnate tra Roma e Milano, fa della birra una delle sue categorie di punta: «Consegnamo circa 2 mila birre ogni mese, e l’85% di queste sono in lattina. I motivi sono tanti: sono più ecologiche del vetro e proteggono meglio il prodotto dall’aria e dalla luce, ma è soprattutto il design delle lattine che attira. Molte sono edizioni limitate, e in app vediamo anche tanti appassionati che iniziano a collezionarle – spiegano Niccolò De Vincenti, Antonio Festa e Alberto Lina, founder di Bibo – La prima a valorizzare la lattina dal punto di vista commerciale è stata Brewdog, ma questo boom si deve soprattutto ai birrifici artigianali: l’85% delle birre acquistate su Bibo è artigianali. Numeri che noi reputiamo premianti, visto che con Bibo abbiamo scelto di privilegiare uno stock ampio composto da prodotti di qualità che spesso restano fuori dai circuiti commerciali, rendendoli accessibili, grazie all’app e a una logistica di ultimo miglio, in pochi minuti».

Il beer design, dunque, è molto più che un trend passeggero. Se da un lato c’è un valore commerciale tanto che, secondo una ricerca Nielsen, il packaging e le etichette influenzano la decisione d’acquisto nel 66% dei casi, dall’altro molti birrifici stanno facendo del design delle loro lattine uno strumento di comunicazione che, a volte, ha anche un valore “politico” o artistico. Ecco alcuni casi:

  • Mia – Lager Hell – Birrificio EDIT (Piemonte)

Mia è una delle birre core di questo birrificio piemontese nato nel 2017 a Torino con un concetto di drinkability, uno stile produttivo che mescola qualità e facilità di bevuta per raggiungere un pubblico più trasversale possibile. L’etichetta di MIA, che si ispira al personaggio di Mia Wallace interpretato da Uma Thurman in Pulp Fiction è l’emblema di una birra divertente e piacevole.

  • La Verguenza – IPA – Birrificio Menaresta (Lombardia)

L’etichetta de La Verguenza, una IPA West Coast del Birrificio Menaresta, ha una storia che, tramandata di lattina in lattina, è già sconfinata nella leggenda: si narra infatti che nel dicembre 2008 l’homebrewer Marco Valeriani (oggi al birrificio Menaresta) presenti una sua birra a un concorso per homebrewer a Lurago Marinone. Quella birra arriva ventiduesima su ventitré partecipanti, ma risulta invece molto apprezzata dalla giuria “popolare” parallela al concorso, che la premia come seconda. La Verguenza è una versione rivisitata (o forse no?) di quella birra, con un’etichetta che per anni ha raffigurato una caricatura di Marco Valeriani “asino” alla lavagna a studiare.

  • Coward – Stout – Buxton Brewery (UK)

Una birra nata “per celebrare tutte le cose nuove, di mente aperta e progressiste: una birra al burro d’arachidi e biscotti, ma senza biscotti, burro e arachidi”. La descrizione di questa birra è emblematica della sua anima anticonformista e coraggiosa, riassunta anche dalla sua etichetta: un pugno chiuso che schiaccia una svastica in tre dimensioni.

  • Puck Futin – Birrifici Prancing Pony Brewery, Barossa Valley Brewing, Route 9 Distillery e Pravda – Australia e Ucraina

È andata sold-out prima ancora di essere prodotta, ma è impossibile non menzionare questa birra – e questa etichetta. La “Puck Futin” – un’esuberante American Red Ale con aromi erbacei di agrumi e aromi di luppoli Columbus e Cascade – nasce dalla collaborazione di tre birrifici australiani con il birrificio ucraino Pradva, dopo l’attività social di quest’ultimo, che aveva invitato la popolazione alla produzione di Molotov con le sue bottiglie di birra e alla resistenza nei confronti di chi non rispetta la libertà. Già nel 2015 il birrificio Pravda aveva usato le sue etichette per prendere posizione sulle politiche di Putin stesso. Tutti i proventi delle vendite di questa birra sono andati a sostegno dei rifugiati ucraini.

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