• lunedì, 15 Agosto 2022

Crescono i risparmi: ma dove mettono i soldi gli italiani?

risparmiatori italiani

Risparmiatori italiani agli ultimi posti fra i Paesi Ocse in termini di competenze finanziarie. Per la precisione il Belpaese è 25esimo sui 26 del gruppo degli stati più avanzati al mondo. «La società digitale del prossimo futuro si dovrà basare su tre concetti: impatto, sostenibilità e consapevolezza»,  dice Giovanna Boggio Robutti, Direttore Generale FEduF, la Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio, nata su iniziativa dell’Associazione Bancaria Italiana.

«Una  nuova economia, sarà possibile solo se alla transizione tecnologica si accompagnerà un profondo cambiamento culturale, che non può prescindere dalle nozioni base di economia e da un corretto approccio all’educazione finanziaria».

Capire la finanza ormai è fondamentale?

«Sì, perché Il risparmio ne è direttamente influenzato tanto che oggi purtroppo, al posto di essere correttamente impiegato, viene accumulato in modo passivo. Nell’ultimo anno le riserve degli italiani sono aumentate di quasi 100 miliardi (+4,83%), dai 1.913 miliardi di agosto 2020 ai 2.005 miliardi di agosto 2021 con un saldo attivo di oltre 68 miliardi (+6%) per le famiglie e quasi 42 miliardi in più nelle casse delle aziende (+12%). La consapevolezza economica, quindi, diventa indispensabile sia sotto il profilo strettamente personale del cittadino, sia sotto quello nazionale, perché permette all’intero Paese di prosperare e rinnovarsi. I risparmiatori dotati di un’adeguata alfabetizzazione finanziaria registrano, infatti, rendimenti annuali superiori di circa lo 0,5%. Il motivo? Riescono a evitare prodotti complessi e costosi e sono in grado di individuare un corretto grado di rischio del portafoglio di risparmio. Inoltre, secondo la Banca d’Italia, le persone in grado di controllare le proprie possibilità di spesa mostrano una maggiore propensione alla progettualità economica e si cautelano contro l’incertezza lavorativa e sanitaria futura».

Che valore sociale e politico hanno risparmi e investimenti?

«Il recente Rapporto della Consob (2021) sulle scelte di investimento delle famiglie italiane, rileva come nel periodo della pandemia sia cresciuto l’interesse degli italiani verso i mercati azionari, il trading online e le cripto-valute e come, fra chi utilizza la rete per scelte economico-finanziarie, circa il 28% usi servizi finanziari online più di quanto facesse prima della pandemia. Alla luce dell’attuale contesto economico, oltre il 36% degli intervistati non sa come impiegare le proprie disponibilità. Anche la partecipazione ai mercati finanziari continua a crescere ma i “nuovi investitori” presentano più di frequente un livello di alfabetizzazione finanziaria e di competenze digitali inferiori rispetto a quelle degli investitori di più lunga data. Due cose che nel caso italiano sono curiosamente divergenti: a un alto livello di ricchezza finanziaria, è infatti associata una carente conoscenza finanziaria. Non sorprende quindi tanto la circostanza che in Italia ci sia un livello molto elevato di risparmio che rimane nei depositi. Siamo, al contempo, diventati discreti investitori nel mondo esotico delle monete virtuali, a cominciare da Bitcoin e della finanza decentralizzata. Un settore che ha avuto un notevolissimo sviluppo: ormai vi agiscono decine di milioni di utenti finali a livello globale, per un mercato che ormai ha toccato i 100 miliardi».

Cosa si intende per educazione finanziaria e quali sono gli obiettivi?

«Secondo la definizione dell’OCSE, l’educazione finanziaria «è un processo attraverso il quale i consumatori, i risparmiatori e gli investitori migliorano le loro capacità di comprensione dei prodotti finanziari e dei concetti che ne sono alla base e attraverso istruzioni, informazioni e consigli, sviluppano attitudini e conoscenze per comprendere i rischi e le opportunità. Ma non solo. Perché imparano anche a fare scelte informate e a capire dove ricevere supporto per realizzare tali scelte. E, infine, vengono a conoscenza per le azioni da intraprendere per migliorare il proprio stato e il livello di protezione».

Cosa significa guadagnare “cittadinanza economica” oggi?

«La carenza di conoscenze economiche e finanziarie di base rappresenta sempre di più un problema per l’esercizio consapevole dei propri diritti di cittadino, soprattutto per i soggetti appartenenti ad alcune fasce della società (immigrati, giovani e giovanissimi, fasce economicamente e/o socialmente deboli della popolazione popolazione). Grazie all’educazione finanziaria si cerca quindi di favorire l’integrazione socioeconomica dei cittadini: pensiamo solamente alle nuove forme di pagamento alternative al contante. La cultura finanziaria di base è, infatti, un elemento cruciale della cittadinanza attiva, essendo la finanza stessa un servizio basilare per il cittadino, per il consumatore: chi non vi accede, resta fuori. La finanza, infatti, può diventare un moltiplicatore di esclusione, laddove venga intesa come il sinonimo di un mero ricavo di profitto dal risparmio. Diffondere l’educazione finanziaria presso la popolazione, tuttavia, non è impresa facile perché gli argomenti che le sono propri vengono percepiti come complessi e inarrivabili dalla maggior parte delle persone».

Quali strumenti sarebbero utili per “comunicare l’economia”?

«Relazionarsi con le persone su un terreno comune di scambio che abbini il giusto linguaggio e il giusto canale di comunicazione: solo così si può generare un rapporto di fiducia. Si deve invertire il paradigma: non offrire criteri di scelta, ma, attraverso un’educazione alla scelta, far emergere il criterio. La fiducia tra le parti ci conduce verso la comprensione dei fenomeni e degli accadimenti, specie qualora questi risultino complicati. A questo punto, dalla comprensione dei fenomeni si passa all’agire nella quotidianità».                            

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