• mercoledì, 28 Settembre 2022

La Primavera araba ha funzionato davvero? A 10 anni, democrazia ed economia ancora a rischio

Giù la fiducia nella democrazia. Le popolazioni arabe temono per la stabilità economica per l’area Medio Oriente-Nord Africa (MENA).

A poco più di un decennio dalle proteste delle Primavere Arabe, ovvero le contestazioni contro i regimi totalitari durate dal 2010 al 2012 in tutto il Nord Africa, un sondaggio di BBC mette in luce una realtà ancora complicata.

«Si diffonde la percezione che la democrazia non sia una forma perfetta di governo e non possa risolvere tutti i problemi della complessa geografia sociale di questi Paesi», spiega Michael Robbins, direttore di Arab Barometer, rete di ricerca con sede all’Università di Princeton che ha condotto lo studio. «Quello che vediamo in tutta la Regione è che le persone soffrono la fame e sono frustrate dagli ordinamenti che le governano». 

Secondo l’EIU Democracy Index, Medio Oriente e Nord Africa riportano i valori più bassi di tutte le Regioni coperte dall’indice: Israele è classificato come una “democrazia imperfetta“, Tunisia e Marocco come “regimi ibridi” e il resto della Regione è classificata come “autoritaria“.

A far riflettere sembra quasi che esista una volontà di ritorno al passato: più della metà degli intervistati accetta l’idea che la politica e, di conseguenza, l’economia del proprio Paese sia gestita da un “uomo forte”, in grado di portare a termine obiettivi strategici e garantire una leadership stabile nel complesso scacchiere internazionale. 

In Tunisia – uno dei più timidi stendardi democratici nell’area – 9 su 10 tra gli intervistati affermano di sostenere la decisione del Presidente Kaïs Saïed di licenziare il Governo e sospendere l’attività del Parlamento, circostanza che i suoi oppositori hanno denunciato come un colpo di stato ma che secondo i più è necessaria per risanare un sistema politico ed economico corrotto. 

La Tunisia è l’unico Paese che è riuscito a cedere il passo a un governo democratico duraturo dopo le rivolte della Primavera araba del 2011. Tuttavia, anche Tunisi sembra scivolare di nuovo nella deriva di un governo autoritario e di un’economia centralizzata. Secondo l’indice di democrazia EIU per il 2021, il Paese è sceso di 21 posizioni nelle classifiche ed è stato ridefinito come “regime ibrido”, non più come “democrazia imperfetta”, con l’economia del Paese che è nel frattempo sprofondata in un fortissimo stallo di crisi.

«Penso che uno dei fattori chiave per leggere l’esito dei sondaggi non sia tanto lo sforzo per sostenere una cultura politica autoritaria, quanto più la convinzione che la democrazia abbia fallito economicamente in Tunisia», afferma Amaney Jamal, co-fondatrice di Arab Barometer e preside della Princeton School of Public and International Affairs.

La situazione economica degli otto Paesi campionati è la sfida più urgente, sconvolta dalla corruzione interna prima e dalla diffusione del Covid-19 poi.

L’invasione russa dell’Ucraina ha ulteriormente esacerbato l’insicurezza alimentare in tutta la Regione – in particolare in Egitto, Libia e Tunisia – che dipendono fortemente dalle esportazioni di grano russo e ucraino. 

Le prospettive economiche si confermano cupe in tutta l’area. Il Libano è il Paese più colpito tra quelli sottoposti a sondaggio, con la Banca Mondiale che ne ha descritto la crisi economica come una delle più gravi al mondo dalla metà del 19° secolo. I cittadini della Regione potrebbero abbandonare la prospettiva democratica e cercare sistemi politici alternativi, guardando magari al modello cinese che – pagando il caro prezzo dell’autoritarismo del partito unico installatosi a Pechino – ha portato, almeno agli occhi degli osservatori mediorientali, un gran numero di cittadini fuori dalla soglia di povertà negli ultimi 40 anni. Quel tipo di sviluppo economico rapido e aggressivo è ciò che molte persone cercano nei MENA. In tempi di crisi l’autarchia consola più dello Stato di diritto.©

Arianna Francesca Brasca

Credits: ©zennie via Canva.com

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