• mercoledì, 28 Settembre 2022

L’india corre veloce: perché investire è conveniente

Tra i Paesi Emergenti, l’India è una delle economie che cresce di più al mondo, trainata dalle riforme economiche e da una vastissima base di consumo. Nonostante il rapporto UNCTAD 2021, la Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo, abbia corretto al ribasso la stima nel 2022, a causa della guerra in Ucraina, Delhi crescerà comunque del 4,6% nel 2022. E con un PIL nominale di 2,8 trilioni di dollari è la sesta economia globale. Addirittura, la grande democrazia diventerà un’economia da 5 trilioni di dollari entro il 2025, con un PIL che si avvia a crescere dell’8,0-8,5% nel biennio 2022-23.

«Il gigante dell’Indo-Pacifico ha trasformato la crisi della contrazione del 7% del GDP (Prodotto interno lordo) nel 2020 in opportunità, attraendo investimenti diretti esteri (FDI) per 83,6 bilioni dollari da più di 100 Paesi, in 50 settori diversi», dice l’Ambasciatrice dell’India in Italia, Neena Malhotra

L’India si classifica al 63esimo posto tra 190 paesi nel rapporto World Bank’s Ease of Doing Business. I motivi che spingono il Paese a una simile redditività sono l’abrogazione di oltre 1.000 regolamenti negli ultimi 5 anni per ridurre l’onere di conformità per gli investitori; dazi doganali esentati o differiti a seconda di diversi regimi regionali, per esempio nelle zone economiche speciali; incentivi per aumentare la produzione, creare occupazione e incoraggiare le esportazioni; approvazioni rapide da parte del governo, inclusa l’offerta di autorizzazioni online con meccanismi di tracciamento verificati. Inoltre, gli investitori stranieri possono contare su salari bassi della forza lavoro locale altamente qualificata e su politiche liberali di investimento diretto estero.  

«Il Paese sta finanziando uno dei più grossi programmi di riforma infrastrutturale al mondo, con 11 corridoi industriali che includono aviazione, ferrovie, autostrade e settore power con un budget di 1,4 trilioni di euro previsto per il quinquennio 2020-2025».

L’Europa terzo partner commerciale dell’India

In termini di investimenti stranieri, l’Ue è il terzo partner commerciale per Delhi, con un valore di 103,4 bilioni di euro per i primi 10 mesi dell’anno finanziario 2021-2022. Nello specifico, l’Italia è tra i primi 5 partner commerciali europei dell’India, con l’economia di Modi che si attesta al 19esimo posto come Paese di origine dell’1,2% dell’import del Belpaese.

I principali settori che attirano afflussi di FDI (investimenti diretti esteri) dall’Italia sono l’industria automobilistica/trasporti, la lavorazione degli alimenti, l’industria metallurgica, il tessile e l’elettronico. Le aziende italiane in India sono più di 600, con un impiego stimato di circa 24.000 persone. Di converso, le aziende indiane presenti in Italia operano in settori quali l’informatica, l’elettronica, il farmaceutico, l’automotive, il tessile e l’ingegneria. Tra l’India e l’Italia è attivo dunque un partenariato economico solido e di ampio respiro.

Secondo l’Ambasciatore per l’Italia a Delhi, Vincenzo De Luca, «vista l’evoluzione dello scacchiere geopolitico internazionale, l’India è un pilastro fondamentale della strategia dei Paesi europei nell’Indo-Pacifico: l’obiettivo è garantire la diversificazione della catena del valore globale. Transizione energetica, manifattura, tech e industria creativa sono i pilastri del commercio bilaterale tra Roma e Delhi».  

Uno dei settori preferiti dagli investitori stranieri e nostrani – sulla scia della crisi delle forniture globali di energia per la guerra di Mosca a Kiev – è proprio quello delle rinnovabili. Secondo il rapporto 2020 sulla trasparenza climatica, l’India è l’unica nazione del G20 sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi climatici previsti dall’accordo di Parigi, con investimenti da 196,98 miliardi di dollari. La capacità di rinnovabili installata in India è aumentata del 286% negli ultimi 7 anni. Per il 2022 si prevede un boom del settore con investimenti da 15 miliardi di dollari dagli USA e 75 miliardi di dollari dagli Emirati Arabi Uniti.

L’India si avvia a diventare un polo manifatturiero globale

Per Delhi non allineata tra Est e Ovest è dunque venuto il momento di scegliere. La crisi ucraina spinge il Paese a rivedere il suo storico equilibrismo tra le potenze d’Occidente e le sue controparti asiatiche. Sia l’India che l’Italia hanno infatti subito un duro colpo per l’interventismo di Mosca, ma in questa era di post-pandemia i due Paesi si stanno allenando a reagire prontamente alle crisi.

Russia e Ucraina rappresentano il 10% del commercio mondiale di acciaio. A oggi l’Italia ha investito nel settore siderurgico indiano e la guerra può rivelarsi vantaggiosa per rafforzare i rapporti tra i due Paesi. Mosca e Kiev sono inoltre fonti chiave nella catena di approvvigionamento dell’industria automobilistica, in particolare per la produzione di semiconduttori. Questo è un  altro comparto privilegiato per i rapporti tra Delhi e Roma.

Fino a oggi Modi ha preservato un’aura d’imparzialità e un margine d’azione più ampio possibile nei rapporti di forza tra Pechino, Mosca, Washington e Bruxelles.  L’obiettivo, per il secondo Paese più popoloso al mondo – complice la rapida ascesa e minaccia della Repubblica Popolare Cinese nei giochi diplomatici in campo in Ucraina – resta alimentare sviluppo e modernizzazione in casa propria, con l’ambizione di diventare un polo manifatturiero globale e ridurre le dipendenze scomode nei comparti strategici.©

Arianna Francesca Brasca

LinkedIn: @AriannaFrancescaBrasca

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