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  • giovedì, 8 Dicembre 2022

COP27: è l’ora di investire nei green bond dei mercati emergenti?

COP27

L’ultima edizione della conferenza globale per combattere gli effetti del cambiamento climatico, , conclusasi da poco al Cairo, è stata caratterizzata dall’accordo sul “loss and damage” fund, ossia il fondo per il risarcimento ai paesi emergenti per i danni derivanti dal cambiamento climatico.

Mentre tale accordo è legato alle conseguenze del cambiamento climatico, l’altro grande tema che riguarda sempre i paesi in via di sviluppo è inerente al finanziamento della transizione energetica. Si stima che i paesi sviluppati e le istituzioni internazionali debbano aumentare i loro finanziamenti di 1 trilione di dollari all’anno per aiutarli a ridurre le emissioni, ben oltre i 100 miliardi promessi nel lontano 2009 e non ancora raggiunti.

Ci sono diversi modi in cui questo enorme investimento può essere finanziato: le donazioni dirette da parte dei paesi più sviluppati, i prestiti, gli investimenti privati e strumenti finanziari specifici come i .

Finanziare la transizione verso net-zero attraverso l’emissione di debito sta diventando estremamente costoso per i paesi emergenti, soprattutto in un contesto di inasprimento monetario, in cui i tassi di interesse e gli spread sono in aumento e le valute dei si stanno deprezzando rispetto al dollaro. Per quanto riguarda gli investimenti privati, gli attuali veicoli di investimento ESG non sembrano ancora sufficienti per attirare abbastanza fondi privati. Spesso gli investitori socialmente responsabili si basano infatti su rating ESG e su parametri sociali che sono la causa dell’esclusione di molti paesi emergenti dai portafogli.

In tale contesto, strumenti di finanza climatica e sociale più elaborati potrebbero venire in aiuto, come sottolineato anche dalla World Bank in un recente report. A dispetto dei molti limiti, strumenti di finanziamento specifici come i green bond (obbligazioni legate a progetti ambientali) e i sustainability-linked bonds (obbligazioni i cui oneri finanziari diminuiscono al raggiungimento di obiettivi di sostenibilità) restano una delle opzioni fondamentali per affrontare questo problema.

Dove investire?

Come gestori e investitori ESG siamo ben consapevoli che quando si tratta di debito governativo dei mercati emergenti è molto difficile applicare le tecniche più consolidate del panorama ESG: l’ambito delle attività (e delle controversie) di uno stato è molto più ampio rispetto a quello di aziende private, ci sono meno paesi che società investibili (quasi 200 contro circa 41.000 società quotate) e alcune metriche di sostenibilità potrebbero penalizzare maggiormente i paesi in via di sviluppo rispetto alle economie sviluppate.

I rating ESG dei paesi emergenti sono generalmente molto bassi e diverse metriche legate a controversie sociali e alle forme di governo spingono gli investitori ad allontanarsi da questa asset class.

Transizione verso net zero

Come finanziare la transizione climatica dei mercati emergenti è un dibattito in corso nel mondo degli investimenti ESG. Questo perché alcuni grandi paesi con forme di governo controverse e con pratiche discutibili in termini di diritti umani devono a loro volta diminuire le loro emissioni, ma non possono farlo senza le risorse adeguate.

La domanda che si pongono molti investitori è: bisogna sostenere finanziariamente questi paesi, o bisogna astenersi ostinatamente dall’investire fino a quando non saranno completamente conformi ai criteri ESG classici?

Ciò che è auspicabile è che venga trovato un equilibrio. Da una parte legare gli investimenti a parametri stringenti costituisce un incentivo molto importante per i paesi emergenti stessi. Dall’altra, come potrebbero le aziende o paesi emergenti raggiungere i propri obiettivi di sostenibilità se non hanno i soldi per farlo? Strumenti come green bond e sustainability-linked bond aiutano gli investitori a rispondere parzialmente a queste domande, ma ci sono ancora numerosi ostacoli da superare, come la limitatezza dell’offerta, l’assenza di framework condivisi e spesso anche la mancanza stessa di progetti da finanziare.

Come investitori, l’idea di guardare alle ambizioni dei mercati emergenti e non concentrarsi solo sulle loro attuali metriche sociali, ambientali e sui rischi di sostenibilità è sicuramente suggestiva. È un importante cambio di paradigma ma è una tendenza in crescita e non dovrebbe essere ignorata.

Ma c’è ancora molto da fare. Le strategie ESG in azioni e obbligazioni societarie sono oggi più avanzate e complete, mentre l’industria finanziaria sembra ancora in ritardo nella produzione di un framework condiviso che risponda al trade-off tra metriche correnti e necessità di finanziamenti. Ciò significa che nonostante i problemi e i limiti relativi a green bond o sustainability linked bonds, tali strumenti finanziari potrebbero catturare l’attenzione di numerosi investitori responsabili e non.

A cura di Michele Morra, Portfolio Manager di Moneyfarm

Photo by Carlos Gutierrez on Canva.com

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