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Perché aumenta l’insicurezza alimentare globale?

DiRedazione

25 Novembre 2022 , ,
globale

In molte parti del mondo, il 2022 si è caratterizzato per un drastico aumento dei prezzi dei generi alimentari.  Ciò è stato causato dall’effetto combinato del cambiamento climatico, dei problemi lungo le filiere produttive legati alla pandemia da Covid-19, delle interruzioni del commercio e dei rincari dell’energia riconducibili alla guerra in Ucraina. Anche se i prezzi sono scesi rispetto ai massimi registrati all’inizio di quest’anno, la situazione alimentare globale potrebbe rimanere tesa fino al 2023, o oltre, a causa della diminuzione delle scorte di cereali, delle riserve di materie prime scarse o in via di esaurimento, degli alti prezzi dei fertilizzanti, dell’energia e dell’impatto del conflitto in Ucraina sulla produzione agricola.

Tutto questo rischia quindi di far proseguire la tendenza all’aumento dell’insicurezza alimentare globale registrata a partire dal 2019 (Figura 1). Inoltre, questa situazione accresce il rischio di disordini sociali e politici, in particolare nei paesi che dipendono maggiormente dalle importazioni di generi alimentari e fertilizzanti, accentuando al contempo le disuguaglianze nei paesi sviluppati. 

La confluenza di eventi che hanno colpito il sistema alimentare tra il 2020 e il 2022 è stata notevole, ma potrebbe non essere una rarità in futuro. Gli impatti fisici del cambiamento climatico e la volatilità dei prezzi dell’energia, sommati alla transizione energetica, all’aumento dello stress idrico e alla perdita di biodiversità, non faranno che esacerbare ulteriormente le pressioni sul sistema alimentare nei prossimi anni e decenni. Come abbiamo potuto vedere durante il 2022, simili pressioni e shock rischiamo di sfociare nel protezionismo e nell’interruzione degli scambi commerciali, compromettendo di conseguenza la sicurezza alimentare.

A nostro avviso, la maggiore consapevolezza di queste pressioni accelererà il passaggio a un sistema alimentare più resiliente e sostenibile. I recenti sviluppi legislativi hanno cominciato a mettere in evidenza questo aspetto, tracciando dei nessi tra i problemi di sicurezza alimentare e la sostenibilità. Ad esempio, l’Inflation Reduction Act (IRA) degli Stati Uniti, approvato ad agosto, prevede finanziamenti per una “agricoltura intelligente dal punto di vista climatico”, mentre il recente summit della Casa Bianca sulle biotecnologie ha evidenziato il ruolo di innovazioni come la biologia sintetica nel raggiungimento degli obiettivi di sicurezza alimentare e ambientali.

La transizione verso un sistema alimentare più sostenibile sarà ampia e sfaccettata. Per mettere a fuoco le implicazioni di questo cambiamento per gli investimenti, abbiamo sviluppato un quadro di riferimento incentrato su cinque temi trasversali che guideranno e plasmeranno la transizione: aumentare la resilienza allo stress climatico e idrico; trovare nuovi modi per migliorare la produttività; decarbonizzare la produzione alimentare; produrre più proteine in modo più efficiente; migliorare l’accesso, la convenienza e i risultati sanitari.

In ultima istanza, ognuno di questi cinque temi dovrà essere perseguito in maniera simultanea e complementare, perché possano rafforzarsi a vicenda. Come evidenziato nella Figura 2, ogni tema richiederà l’adozione di misure politiche e il potenziamento delle tecnologie correlate, creando rischi e opportunità per il settore alimentare.

In prospettiva, intendiamo utilizzare questo quadro di riferimento per esplorare i sottotemi, le tecnologie di supporto e le implicazioni sia per le aziende agroalimentari tradizionali che per i potenziali innovatori.

Prendendo come esempio il tema “trovare nuovi modi per migliorare la produttività”, una delle principali aree di interesse è quella degli sprechi alimentari. Si stima che un terzo degli alimenti vada perso o sprecato lungo la catena del valore, per cui la riduzione degli sprechi è chiaramente una delle leve più poderose da azionare per migliorare la produttività del sistema alimentare. Inoltre, la riduzione degli sprechi alimentari potrebbe mitigare circa l’8-10% delle emissioni globali di gas serra e alleggerire le pressioni ambientali grazie alla riduzione dell’acqua, del suolo e degli input agricoli necessari per produrre il cibo attualmente sprecato. Non da ultimo, il miglioramento dell’efficienza e della disponibilità di cibo genera anche benefici sociali.

Lo spreco alimentare è un problema noto ma, a causa della sua complessità, del prezzo storicamente basso degli alimenti e del disallineamento degli incentivi, non è stato considerato una significativa priorità. Oggi, tuttavia, crediamo che l’inflazione globale dei prezzi degli alimenti e la maggiore consapevolezza intorno all’insicurezza alimentare indurranno un cambio di passo, con l’introduzione di maggiori incentivi per spingere consumatori, imprese e governi a ridurre gli sprechi alimentari. 

In questo processo, le aziende dovranno sempre più tenere conto degli sprechi alimentari all’interno delle loro attività e delle loro filiere produttive e prendere misure per ridurli. Questi sforzi devono diventare parte integrante del percorso delle imprese per raggiungere gli obiettivi di azzeramento delle emissioni nette e di tutela della biodiversità.

La riduzione degli sprechi alimentari comporta una serie di sfide, ma anche molte opportunità (Figura 3). In ogni fase della catena del valore alimentare, la riduzione degli sprechi può creare mercati per nuove tecnologie, prodotti e modelli di business, aiutare le imprese a coinvolgere i clienti, innescare innovazioni nelle filiere produttive e ridurre i costi.

La ricerca continua e la collaborazione tra i nostri team d’investimento fondamentale e responsabile ci aiuteranno a individuare le implicazioni che scaturiranno con l’evolversi di questo tema e ci permetteranno di consigliare alle nostre società in portafoglio come ridurre i costi e cogliere le opportunità derivanti dalle strategie contro lo spreco alimentare.

A cura di Olivia Watson, Analista senior investimenti tematici, Investimento responsabile di Columbia Threadneedle Investments

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