“C’è un grande prato verde, dove nascono speranze” cantava Gianni Morandi anni fa.

All’interno dei principali stadi della Serie A, un grande prato verde c’era già ma nelle prossime settimane, dopo Euro 2021, potrebbe nascerne uno tutto nuovo. Naturale, ibrido o completamente sintetico: la scelta è ampia, ma non si tratta di una semplice questione di look, quanto di budget, non solo il costo dell’investimento iniziale ma soprattutto gli oneri di manutenzione del manto erboso. 

Tutto dipende dall’utilizzo che se ne fa: l’erba naturale, come è noto, difficilmente può sopportare un’intensità di utilizzo superiore alle 500-600 ore l’anno senza deteriorarsi irrimediabilmente. Discorso diverso per la superficie mista o sintetica che arriva fino a oltre 1000 ore di gioco all’anno e che non teme particolari condizioni meteorologiche avverse a discapito dell’erba naturale.

Se invece parliamo di costi lo scenario cambia. L’onere di realizzazione di un manto erboso sintetico o misto oscilla tra i 400 mila e i 600 mila euro; quello in erba naturale va da un minimo di 150 mila a un massimo di 300 mila, a cui bisogna aggiungere 20 mila euro all’anno per le manutenzioni, periodiche e straordinarie, mentre è di circa la metà per i manti artificiali. 

Il campo “natural grass” dello stadio “Renato Dall’Ara” di Bologna

Fiore all’occhiello è il prato erboso completamente naturale dello Stadio “Renato Dall’Ara” di Bologna, una rarità nel palcoscenico della Serie A che sa di romanticismo ma che vanta una grande tradizione e competenza nella manutenzione di questo genere di superficie. Interamente rizollato poco prima degli Europei di calcio Under21 del 2019, di cui Bologna è stata protagonista ospitando 4 gare, gli interventi di manutenzione al Dall’Ara non si sono mai fermati, nemmeno col lockdown. Ma chi paga? I costi sono spesso a carico delle sole società che già devono fare i conti con perdite esorbitanti dovute alla pandemia e ad un crollo verticale delle entrate. Sono quindi, i club che sopperiscono alle mancanze dei Comuni, proprietari degli immobili nella maggior parte dei casi. Un discorso che si lega inevitabilmente alla necessità di gestire gli stadi e all’inadeguatezza degli stessi nei confronti degli impianti europei. Non solo un problema di manto ma di concept, che passa dalla riprogettazione ex-novo degli stadi. Oggi in Serie A solo quattro società sono proprietarie del loro stadio: Juventus, Atalanta, Sassuolo ed Udinese. Le altre, tra cui lo stesso Bologna, Milan, Inter, Roma e Fiorentina che hanno in cantiere una riqualificazione, devono aspettare e fare i conti con lungaggini burocratiche che nemmeno il cosiddetto Decreto Semplificazioni pare abbia potuto snellire. Sullo sfondo però, oltre all’ostacolo burocrazia, c’è soprattutto l’alterazione sostanziale delle previsioni urbanistiche vigenti sul territorio: le cosiddette “volumetrie extra-sportive” che nulla hanno a che fare con la bontà di rifare il look agli stadi, ma molto con il ritorno economico degli investitori. 

Le scelte del manto erboso dei 20 club di Serie A