COVID-19 E DISAGIO PSICOLOGICO: «4,5 MILIONI DI PERSONE NON RIESCONO A CURARSI»

Più di 4 milioni di italiani con disagi mentali non possono curarsi. Serve aumentare gli investimenti di tre miliardi di euro. La Sip (Società italiana di psichiatria) bussa, ma il Governo non risponde. In Italia, nel 2019, si contavano 3,96 posti residenziali per 10 mila abitanti per assistenza psichica nelle strutture territoriali. Dati preoccupanti considerando che, a causa della pandemia, si stimano un milione di nuovi casi di disagio mentale. «Se è vero che in questo momento l’1,5% degli italiani (circa 900 mila) usufruisce dei servizi di salute mentale, c’è un altro 5% (quasi 4,5 milioni), che si calcola ne abbia bisogno ma non riesce ad accedere ai servizi di cura», dice Massimo Di Giannantonio, presidente della Sip. «Attualmente mancano 2 mila psichiatri, 1.500 psicologi, 5 mila infermieri, 1.500 terapisti della riabilitazione psichiatrica e altrettanti assistenti sociali. È indispensabile rilanciare il settore. Si deve agire, in primo luogo, sulle differenze regionali ancora oggi esistenti».

Massimo Di Giannantonio, presidente Sip

Quanto bisognerà investire per migliorare i Dsm?

«L’Italia da oltre 20 anni è inchiodata a un budget sanitario del 3,6% del Fsr, complessivamente poco più di 4 miliardi di euro. La spesa, compresi i servizi per le dipendenze, deve essere portata al 6% e finanziata con un aumento di 3 miliardi».

Nel Recovery Plan c’è un capitolo dedicato alla salute mentale?

«Sì. L’opportunità può essere colta per colmare quel divario di cui parlavamo prima, finanziando con 3 miliardi di euro la ripresa con un “Progetto obiettivo”, come quello realizzato tra il 1998 e il 2000, ma che possa durare per nove anni, dal 2021 al 2030».

C’è necessità di assumere psicologi nelle Asl, istituire presidi psicologici nei centri per l’impiego e punti di consulenza a livello provinciale per le piccole e medie imprese. Come mai non ci sono assunzioni?

«La Sip ha inviato una lettera aperta al Presidente Mario Draghi, chiedendo con forza l’introduzione nel Piano nazionale di ripresa e resilienza specifici capitoli di spesa per la salute mentale e la psichiatria, oggi totalmente disattesi e assenti. Ha richiamato, inoltre, il warning ufficiale dell’Oms che ha dichiarato l’esplosione dei disagi e disturbi psico-sociali come tra le peggiori e maggiori conseguenze generali della pandemia da Covid-19».

Quanto si sta investendo, negli ultimi anni, sulla formazione?

«Ancora non sufficientemente. La carenza di medici psichiatri è legata a una mancata e adeguata programmazione delle scuole di specializzazione. Queste, recentemente, hanno visto un aumento del numero di posti (da 14.000 del 2020 ai circa 17.600 che saranno assegnati nel concorso di quest’anno), che ha riguardato anche la psichiatria. Ancora, però, non si riescono a coprire i posti vacanti di specialisti».

In Parlamento si vuole predisporre un nuovo Piano nazionale per la salute mentale. Cosa prevede?

«La mozione parlamentare di Beatrice Lorenzin, approvata all’unanimità dalla Camera, è una prima risposta all’oggettiva necessità di avere atti legislativi specifici per superare le conseguenze psicopatologiche nazionali post-pandemiche».